Articolo precedente |
Articolo seguente |
|---|
Recentemente, durante un ciclo di incontri con insegnanti di Scuole Superiori, raccontavo un frammento di discussione di gruppo fra studenti di una II di Biennio Superiore, e ancora una volta un'insegnante mi ha detto: "per noi non è facile, non siamo in grado di sostenere un confronto con loro, nessuno ci ha insegnato ..." Ho pensato ancora una volta: "da un problema formativo ad un altro, ... un vuoto che non si riempie mai." E' vero, la formazione psicologica non è data, ma è un "optional" per l'insegnante nel nostro sistema formativo.
In molti anni di consulenza come psicologa nella scuola superiore, con i ragazzi, nelle classi, abbiamo parlato di loro, degli adulti, e quando il tema correva al rapporto con gli insegnanti gli esempi più autentici e lampanti rimandavano a precise aspettative: credibilità, rispetto e attenzione per i loro problemi di crescita, questo sembrano cercare i ragazzi nella persona del docente, coerenza tra ciò che si è e ciò che si fa. Già in ricerche di Flaming e Musgrave di alcuni anni fa (vedi l'articolo di G. Moretti "Problemi emozionali degli insegnanti", nella rivista Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., n° 1, 1981) le inchieste rivolte ad alunni ed insegnanti rilevavano le sostanziali differenze nelle caratteristiche che gli allievi vorrebbero trovare in ogni docente rispetto a quelle ritenute fondamentali dai docenti per la propria professionalità. Gli allievi nell'ordine si aspettano: imparzialità, pazienza, calma, equilibrio, autocritica, tolleranza, fiducia nel prossimo, competenza culturale. I docenti di vario grado pensano alla propria professionalità in termini di: cultura, senso dell'ordine, intelligenza; energia ed iniziativa per gli uomini, intuito e sensibilità per le donne. Gli allievi vorrebbero invece incontrare prima di tutto il docente come persona e poi come didatta.
Nessuno di noi ricorda il metodo adottato da un nostro insegnante per farci apprendere un contenuto, ma ci è più facile ricordare il suo carattere, il suo modo di fare. Gli autori dell'articolo citato sottolineano che gli allievi desidererebbero una situazione scolastica concepita come "guida" in cui "l'insegnante riconosce agli allievi uno stato umano eguale al proprio, sebbene li giudichi assai inferiori per capacità".
Potremmo dire allora che i docenti cercano competenze e tecniche per consolidare la propria professionalità, mentre i ragazzi, per riconoscere gli insegnanti come tali, per poter apprendere, chiedono loro prima di tutto di "essere persone". Credo che gran parte degli insegnanti prima o poi colgano queste richieste e su queste s'interroghino. Forse sono gli stessi insegnanti risorse da potenziare dentro la relazione educativa?
Mi piace pensare a ciascuno di noi come ad un "territorio sconosciuto" con la sua "mappa" di risorse grazie alla quale ognuno si muove dentro se stesso e nel mondo con gli altri, ma inevitabilmente l'uno costringe alla ricerca, a conoscerci di più per farci meglio riconoscere dagli altri, l'altro ci pone di fronte al riconoscimento dei nostri limiti. Accostarsi ai ragazzi con queste risorse, pur nell'asimmetria del ruolo docente-allievo, faciliterebbe quella pariteticità umana che gli studenti tengono in gran conto. Solo grazie a questo atteggiamento infatti gli studenti riconoscono gli insegnanti davvero come adulti e autorevoli.
* Psicologa
Articolo precedente |
Articolo seguente |
|---|