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Sono al secondo anno di sperimentazione i nuovi esami di maturità professionale. "Nuovi" tra virgolette, perché del vecchio conservavano ancora parecchio. Il fatidico tema, ad esempio, e le quattro materie scelte per l'orale. Tuttavia, nuovi.
Accanto alle solite "capacità logico-critiche, preparazione culturale e maturità", gli esami di Progetto '92 tendono infatti ad accertare nei canditati il possesso di prerogative come la flessibilità e l'attitudine a operare in équipe, a condividere un progetto e ad assumere responsabilità personali. Sono le caratteristiche del "profilo professionale" perseguito nel biennio attraverso le attività dell'area di approfondimento, sviluppate in seguito negli stage e nei rapporti scuola-mondo del lavoro; infine, esercitate nella tesina.
E' proprio la tesina a rappresentare il nuovo, insieme alle prove strutturate. Essa infatti costituisce il prodotto finale dell'attività didattica e verrà consegnata, insieme alle consuete documentazioni (programmazione annuale, relazione finale ecc.) ad ogni commissario; in più, ci saranno a disposizione le prove strutturate di fine anno e i criteri per la valutazione.
La valutazione della tesina non riguarderà solo la ricchezza e la precisione dei contenuti, ma anche il progetto e la sua relizzazione, la metologia e le tecniche impiegate. Questo significa che il consiglio di classe avrà tenuto conto, nell'assegnare un punteggio al lavoro di ricerca, delle competenze relative al "saper fare" e che questo punteggio andrà a costituire, accanto alle altre voci, una sorta di presentazione del candidato. Detto così sembra poco, ma è molto se si pensa che in sede di esame i commissari potranno svolgere gran parte della propria interrogazione a partire dalla tesina stessa.
Ma lo faranno davvero?
Il dubbio è legittimo se, come afferma l'ispettrice Anna Maria Gilberti che ha seguito alcune delle commissioni che hanno lavorato in Lombardia, le realtà non sono state omogenee. A detta dell'ispettrice, ad esempio, "ci sono state più resistenze al nuovo da parte di commissari che, indipendentemente dal luogo di provenienza, appartenevano alla vecchia istruzione professionale; più interessati, invece, e addirittura entusiasti, si sono dimostrati i docenti appartenenti all'istruzione tecnica o classica. C'è stato comunque un grande impegno, anche attorno alle prove strutturate e alle griglie di valutazione" aggiunge; e sorride ricordando il malinteso per cui un'intera commissione, invece che estrarre dal fascicolo le prove strutturate predisposte dal consiglio di classe, come era stato richiesto, le ha prodotte in proprio in un'intera giornata di lavoro, a dimostrazione di quanto insolita sia questa pratica.
Produrre prove strutturate certo non è facile, e non lo è nemmeno predisporre le griglie per la valutazione; inoltre si deve ancora creare uno standard omogeneo. E poi: prove disciplinari o pluridisciplinari? O non piuttosto trasversali?
Secondo la dottoressa Gilberti, la scelta della prova disciplinare non è la migliore, ma è sicuramente la più facile, e fino ad ora è stata previlegiata.
Dello stesso parere è la dottoressa Iris Tarter, preside dell'IPSSCT "P. Frisi", protagonista, in qualità di presidente di commissione, dei primi due round di esami di Progetto '92 in Lombardia.
"I miei commissari si sono sforzati di inserirsi nell'ottica di una didattica nuova osserva e devo dire che sono rimasta davvero soddisfatta dei risultati. Dopo qualche esitazione, le tesine sono state prese in considerazione; sono state lette attentamente e da questa lettura sono scaturite domande, problematiche, spunti per l'orale. Il colloquio dei candidati di conseguenza si è svolto per gran parte sulle ricerche, che peraltro erano state fatte in gruppo e quindi erano solo quattro o cinque per ogni classe, anche se suddivise in parti distinte per ogni alunno, in base al lavoro svolto individualmente. D'altra parte polemizza garbatamente se vogliamo saggiare la maturità dei ragazzi, dobbiamo interrogarli su quello che sanno, non su quello che non sanno".
"Ma ci sarà un tempo a disposizione per l'esame delle tesine?"
"Sì, sono previsti due giorni in più dopo la correzione degli scritti."
Sugli argomenti da scegliere per il lavoro di studio e ricerca, o per il progetto da inventare e da mettere in cantiere, si sono arrovellati i consigli di classe delle quinte di quest'anno. Quali materie coinvolgere? Quale docente scegliere come tutor? E il membro interno? Deve necessariamente essere il docente della materia più importante dell'area di indirizzo? C'è anche qualche insegnante che teme che la scelta delle discipline finisca per svantaggiare alcuni alunni e avvantaggiarne altri. Se infatti "uscissero" delle materie diverse da quelle privilegiate nel lavoro di ricerca, sia singolo, sia in gruppo?
Secondo la preside Tarter, quest'ultimo è un falso problema: il presidente della commissione ha infatti la facoltà di nominare un esperto in quelle materie che, fortemente rappresentate nella tesina, non fossero state assegnate per l'orale. Sul tutor per la tesina e sul membro interno interviene di nuovo l'ispettrice Gilberti.
"Il compito del tutor è quello di seguire i processi di apprendimento e di aiutare i ragazzi nell'attività di documentazione. In genere, i più esperti in questo settore sono proprio gli insegnanti di italiano e di storia, che appartengono all'area comune. In quanto poi al membro interno, il suo è prevalentemente un compito di mediazione".
Sull'argomento della tesina vi sono ancora pochi suggerimenti. Tuttavia, qualche indicazione arriva ancora dalla preside Tarter.
"L'area dei compiti effettivi professionali - osserva - offre un campo di indagine molto vasto, anche per le tesine. Certo, bisognerebbe incominciare a pensarci già in quarta. E potrebbe rivelarsi utile anche il supporto dei corsi regionali o surrogatori."
Tutto liscio, dunque?
"Non proprio, c'è anche qualche esperienza non del tutto felice", afferma la dottoressa Virginia Vitale, preside dell'IPSSCT "L. Einaudi" di Lodi.
"Come presidente di commissione ho incontrato una certa difficoltà, ma non a causa dei commissari. Il problema è derivato dal cattivo funzionamento dei consigli di classe che hanno preparato i candidati. Dal loro lavoro, infatti, non traspariva un aggiornamento serio, una sperimentazione motivata e supportata da conoscenze solide".
A una didattica vecchia, dunque, non può corrispondere un esame nuovo. Neanche un esame come questo, che è nuovo anche se conserva qualcosa di antico.
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