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Abbiamo intervistato l'assessore alla Formazione della provincia di Milano, dott.ssa Maria Chiara Bisogni, sulle prospettive del Progetto Intesa, la cui gestione è passata dalle Regioni alle Province, suscitando speranze di una maggiore e più produttiva collaborazione tra i diversi agenti della formazione professionale.
¨ Il trasferimento delle competenze sulla formazione professionale dalla Regione alla Provincia solleva molte aspettative negli operatori della scuola secondaria. Anche negli istituti professionali i problemi della terza area aspettano precise e positive risposte. I problemi di surroga delle inadempienze regionali, verificatesi con il passaggio a pieno regime del progetto intesa, sono troppo grandi per essere affrontati autonomamente dai singoli istituti. Quali prospettive al riguardo lei crede di individuare?
Bisogna indubbiamente andare a un superamento della sperimentazione fin qui effettuata, eventualmente con una sanatoria per quanto riguarda i corsi surrogatori, e impostare una nuova fase di collaborazione tra il sistema della Formazione professionale e quello educativo, tenendo conto che in Lombardia esiste una struttura di Formazione professionale pubblica e convenzionata consistente.
Naturalmente costruire un solido rapporto tra i due sistemi implica la realizzazione di accordi bilaterali, e la Provincia di Milano pensa di perseguire questo obiettivo con un accordo di programma fra Provincia e Provveditorato agli Studi. A questo proposito stiamo elaborando un testo che pensiamo di sottoporre al più presto al Provveditorato. In una prima fase dovremmo costituire gruppi di lavoro che esaminino potenzialità esistenti e metodo operativo.
I Centri e gli Enti di Formazione professionale della nostra provincia sono disponibili all'innovazione, necessitano tuttavia di input da parte del mondo del lavoro e del sistema delle imprese, oltre che di un raccordo al sistema scolastico. Occorrono inoltre certezze circa i finanziamenti, e pensiamo che il finanziamento più consistente debba essere ricavato da una nuova capacità di utilizzo del FSE. Come è noto l'Obiettivo 3 contempla specificamente il finanziamento di esperienze di integrazione fra scuola e Formazione professionale. Proprio in questi giorni avremo un incontro fra assessori provinciali e regione Lombardia dedicato a questi problemi.
Sul territorio bisogna dare vita a tavoli triangolari (istituzioni, forze economiche e sociali, sistema di Formazione professionale e scolastico) finalizzati a una migliore programmazione dell'esperienza. Bisogna disporre poi di un sistema di monitoraggio delle professioni richieste per poter progettare profili ben calibrati alle esigenze del mercato del lavoro, anche perché noi chiediamo ai giovani diplomati di affinare la cultura acquisita nel percorso scolastico con professionalità molto specifiche.
¨ In una riunione al CISEM diverse persone disponibili a dare indicazioni su queste tematiche hanno fatto rilevare che può essere opportuno formare una commissione che si occupi dei profili specifici di settori molto particolari, come quelli dei servizi e dell'industria. Non crede che sia opportuno entrare nello specifico per quanto concerne la costruzione dei profili professionali?
Certamente, ed è un lavoro che va incrociato comprendendo sia il livello territoriale sia quello settoriale, cogliendo i punti forti della struttura economica del territorio. Il CISEM si occuperà di questa problematica. Come dicevo, pensiamo di realizzare al più presto un accordo di programma con il Provveditorato fornendo in questo modo un nostro contributo alle altre Province e Regioni perché si affermi un modello di intesa.
Penso sia necessaria la disponibilità dei Presidi a comprendere il ruolo della Provincia in tema di Formazione Professionale. Nello stesso tempo è necessario anche che Enti e Centri di formazione si modifichino dal punto di vista organizzativo, funzionino in modo più flessibile, trasformandosi in Centri di Servizi capaci di affrontare questo nuovo capitolo della Formazione professionale.
L'obiettivo che ci proponiamo come Provincia è quello di costruire un sistema, uscendo dagli interventi episodici, mediante punti di riferimento territoriale (centri di lavoro) in cui si possa intervenire, sistematicamente appunto, sul complesso intreccio di domanda, offerta di lavoro, orientamento, formazione professionale.
¨ Per quanto concerne il finanziamento dei corsi surrogatori, oggi gli istituti professionali hanno una modesta entrata, con modalità di spesa molto rigide, e sappiamo che le aziende non offrono esperti a cifre non remunerative: La Provincia non prevede di intervenire sul sistema dei finanziamenti, in modo da superare queste difficoltà?
Questa situazione di stallo va superata. I finanziamenti provenienti dal Ministero potrebbero essere meglio canalizzati sui Provveditorati, in modo che il finanziamento ministeriale e quello regionale siano disponibili all'utilizzazione preliminarmente alla costruzione dei progetti.
¨ Potrebbe essere interessante il fatto che le scuole non abbiano più da preoccuparsi di questo aspetto amministrativo e organizzativo.
Questa è ad oggi una fase sperimentale. Occorrono anche finanziamenti per le coperture assicurative degli stages. Allo stato attuale è importante che tutti si abbia la consapevolezza che occorre rapidamente passare dalla fase sperimentale alla fase consolidata.
¨ Un altro problema è quello della certificazione dei corsi surrogatori. E' possibile immaginare la creazione di una commissione provinciale che, mettendo di fronte docenti della scuola e esperti della Provincia, si incarichi di definire le modalità di esame e l'effettuazione dello stesso, magari con esperti della Provincia stessa?
Per gli studenti che hanno frequentato corsi surrogatori si può prevedere una prova di ingresso, a cura del sistema professionale, che rilasci crediti formativi per la frequenza del terzo ciclo, successivo al diploma di maturità, del Progetto Intesa.
¨ Le varie scuole sentono già da ora l'esigenza di partecipare con la Provincia ai lavori preliminari per la soluzione di questi problemi, in modo da evidenziare le difficoltà di tipo amministrativo, finanziario e burocratico, e da collaborare al loro superamento.
Il punto di partenza per noi è proprio questo e la nostra esigenza collima con quanto già ora le scuole fanno rilevare.
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