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Dal primo gennaio 1997 tutta la scuola secondaria di secondo grado passa sotto la competenza delle province lasciando ai comuni di occuparsi della scuola dell'obbligo. A proposito di questo grosso cambiamento chiediamo all'Assessore Luigi Picena di indicare come e cosa cambierà nella provincia di Genova con l'allargamento dell'impegno provinciale esteso a tutta l'istruzione superiore.
"Sì, - ci risponde - questo passaggio permette una chiarezza maggiore sulle competenze e una collaborazione più praticabile. La collaborazione dell'Ente locale è comunque consolidata sul territorio grazie ad iniziative che hanno coinvolto tutta la scuola genovese come il salone Entriamo nella scuola superiore. Proposte per lo studente. tenutosi nei giorni 14/15/16 dicembre 1996."
"Questa manifestazione - conferma l'assessore alle Politiche giovanili Roberta Pinotti - è andata al di là degli obiettivi di informazione e orientamento nella scelta della prosecuzione del proprio percorso formativo dopo la scuola dell'obbligo proprio per il lavoro di allestimento degli stand richiesto alle singole scuole. Ciò ha permesso agli studenti di rendersi protagonisti e di aprirsi a un confronto sul territorio."
¨ Ma l'intervento di tipo sporadico...
"No. La scelta politica della Provincia di Genova ha privilegiato gli interventi culturali secondo schemi che vedessero come parte attiva lo studente: si sono così avute varie iniziative quali Adotta un monumento che ha dato risultati assai qualificati, e poi incontri con scrittori, attività teatrale, interventi sul territorio urbano come Coloriamo la città, e ora di tutte le iniziative potranno usufruire tutti gli studenti della scuola superiore e non solo licei scientifici e istituti tecnici."
¨ Un'opportunità in più quindi per coloro che hanno scelto l'Istruzione professionale, ma che non scioglie il nodo di una scuola che vuol formare all'entrata nel mondo del lavoro.
"Per recuperare tutte le risorse disponibili -interviene Picena- occorre che la scuola ottenga una chiara autonomia. Questo è un punto fondamentale. La scuola come struttura propositiva deve potersi avvalere di uno staff organizzativo. La responsabilità del capo di istituto è necessaria, ma senza differenziazioni di funzioni non si può dare un solido assetto organizzativo ad una struttura di tipo complesso. Occorre quindi individuare quelle figure a tempo pieno che, con dignità pari a quella del docente, possano operare per dare concretezza alla progettualità educativa di ogni istituzione scolastica."
¨ Certo sarebbe bello, ma intanto ci troviamo ancora davanti al nodo della bipolarità dei percorsi tra la Formazione professionale (Regione e Provincia) e l'Istruzione professionale (Stato).
"Credo che ormai l'Istruzione professionale si ponga compiti più generali, sia di socializzazione che di preparazione culturale. Se guardiamo all'impianto della scuola tedesca ci rendiamo conto come manchi la possibilità di passaggi e un'ottica di formazione continua secondo le direttive della cultura e dell'addestramento specifico."
¨ Sicuramente, di fronte all'incertezza del futuro disegnarsi di una scuola che eleva gli anni dell'obbligo, non si possono compiere analisi strutturali di convergenza ed integrazione, ma quali prospettive si possono intravedere?
"Da un lato, se la preparazione professionale diventa un diritto/dovere, essa acquista giuridicamente una posizione uguale a quella dell'Istruzione professionale con la possibile configurazione di ingressi, uscite, rientri legati alla propria realtà territoriale."
¨ Questo come percorso che permetterà qualificazioni e riqualificazioni dentro un mercato del lavoro più flessibile ed aperto, ma per domani?
"Le scuole - risponde convinto Picena- debbono rendersi propositive, presentare le proprie progettazioni e indicare i loro bisogni. L'Ente locale possiede buone competenze in materia progettuale e di relazioni con il mondo del lavoro. C'è non solo un'accurata conoscenza del territorio, ma anche una struttura organizzativa in grado di preparare percorsi che giungono fino alla ricerca del posto di lavoro. D'altra parte le scuole possiedono spazi attrezzati ed utilizzabili in modo convergente. Lavorare insieme significa un migliore sfruttamento delle diverse risorse, sia di attrezzature che di competenze, che porti ad un innalzamento della cultura scientifica e tecnologica di base proprio per avviare una vera Formazione professionale che è in realtà solo formazione continua."
Ci sarà tempo, durante il prossimo appuntamento presso il padiglione B -lato mare - della Fiera del Mare di Genova dal 3 al 7 dicembre, di discutere ancora di questi temi con genitori ed insegnanti.
Una legge per il lavoro
La regione Liguria si occupa in modo specifico dell'avvio al lavoro e della formazione anche orientativa precisando il proprio intervento all'interno del quadro di riferimento legislativo esistente. Citiamo a questo proposito il DL 3 Giugno 1996, n°301, e successive modifiche su "Disposizioni in materia di collocamento, di previdenza e di lavoro agricolo, nonché misure di promozione all'occupazione (Gazzetta Ufficiale n°123 Serie Generale). In particolare l'art.6 è dedicato a "Tirocinii formativi e di orientamento" per chi abbia già assolto l'obbligo scolastico e prevede che le iniziative siano attuate e progettate, tra gli altri, anche da istituzioni scolastiche statali e non statali che rilascino titoli di studio con valore legale (ex art. 6, comma 2, lettera c).
Inoltre citiamo la Legge regionale 14/8/1995 n°41 "Disposizioni in materia di promozione occupazionale" (Bollettino Ufficiale della Regione Liguria n°14 del 30/8/1995, parte I).
Il Titolo II, Capo I si occupa degli "Interventi di sostegno all'inserimento lavorativo per la formazione, l'orientamento e la socializzazione al lavoro" e prevede, tra l'altro, che "ad ogni soggetto ospitato presso i luoghi di lavoro...viene concesso un contributo fino a un massimo di 500 mila lire per ogni mese intero di esperienza sui luoghi di lavoro effettivamente realizzata" (ex art.11 punto 39) più gli aiuti e gli sgravi ai datori di lavoro.
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