A ciascuno il suo: con le Regioni, ma nello Stato
di Paolo Aziani
«Il sistema di istruzione professionale dellItalia è in ritardo ed è andato peggiorando, anche se a seguito della mancata riforma della scuola superiore. Bisogna passare da una concezione della formazione professionale come addestramento al lavoro allidea di un progetto formativo al servizio della persona dei lavoratori.»
La citazione è tratta dal programma elettorale della coalizione dellUlivo; è rilevante perché ad esso dovrebbe ispirarsi loperato del governo; anche la coalizione avversaria, del resto, attribuiva grande valore al problema della scuola e del suo raccordo con il mondo della produzione.
Tutto, quindi, avrebbe lasciato pensare che lanno nuovo avrebbe visto, semmai, un ulteriore potenziamento dellIstruzione professionale.
Purtroppo non è così: troppi e troppo insistiti segnali sembrano profilare pericoli nuovi e ritorni di questioni che sembravano superate.
Infatti un tam tam sotterraneo percorre in questi giorni le scuole: si teme che nella ridefinizione della secondaria superiore il settore dellIstruzione professionale venga scorporato dallinsieme delle altre scuole statali e affidato, in modi tutti da definire, alle Regioni.
Tra tante ipotesi annunciate, riforme abbozzate ed altre mancate, il mondo della scuola è assuefatto ai boatos di ogni genere. Ma in questo caso la conferma più autorevole ci viene anche dai timori che in modo elegante e velato esprime il direttore Martinez nel lusinghiero saluto che ha voluto inviare ai nostri lettori e che siamo lieti di pubblicare in questo numero.
Eppure non dovrebbe esserci spazio per una ridiscussione generale della collocazione del settore, anzi.
LIstruzione professionale è stata lunica oggetto di una riforma seria, ponderata, certo migliorabile, ma le cui linee sono consolidate e funzionali. Tutta la discussione sullinnalzamento dellobbligo è centrata proprio sulla finalità di garantire a tutti non due anni in più, comunque e ovunque spesi, ma quella più elevata formazione culturale generale che è indispensabile anche per esercitare qualunque mestiere.
Le Regioni, per questo, non sono attrezzate: non lo sono per strutture, storia, organizzazione.
Certo potrebbero attrezzarsi, ma non si capisce perché dovrebbero farlo.
«Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem», diceva il buon Occam. La stesssa logica ineccepibile vale anche oggi: esclusa la creazione di un ulteriore doppione, non si capisce per quale motivo lintero settore statale dovrebbe essere scorporato dal sistema generale e passare sotto le Regioni.
Altra cosa, ovviamente, la discussione sul decentramento complessivo dello Stato, che tuttavia non è ora loggetto del contendere.
Per lIstruzione professionale si tratta semmai di approfondire le esperienze in corso di raccordo, sia con gli altri settori dellistruzione statale sia con le Regioni, per migliorare i progetti di formazione di secondo livello già in atto.
Chi si iscrive ai nostri istituti, non sempre ha prospettive chiare sul proprio futuro, e il compito della scuola è proprio quello di offrirgli il massimo delle opportunità, non di chiuderlo precocemente in vicoli ciechi.
PRAGMA è nata anche per fornire a tutti i docenti uno strumento per assolvere sempre meglio a questo compito civile. È quanto intendiamo continuare a fare, con voce sempre più forte.
Anche per questo, giunti al terzo anno di vita, da ottobre siamo presenti anche su Internet, con un nodo in cui i nostri lettori, oltre a trovare la rivista, possono intervenire, presentare opinioni e proposte per essere sempre di più protagonisti di ogni discussione che li riguardi.