L'elettrotecnica come trampolino
Nella stesura dei moduli di alcune materie tecniche è importante tener presente
la possibilità di inserire obiettivi trasversali.
di Dino Pellizzaro
L'elettrotecnica è una materia strana, molto strana, tanto che quando si chiama un elettricista per un guasto, questi, dopo aver risolto l'arcano, presenta un conto che non è soggetto a critiche a causa dell'incapacità a comprendere ciò che è stato fatto. Probabilmente per i lettori di Pragma la questione sta in questi termini. E altrettanto probabilmente il fascino di questa professione è tra le cause (se ve ne sono) dell'iscrizione di studenti ai corsi dell'Istituto professionale per acquisire la qualifica di operatore elettrico o elettronico.
Il programma della materia professionale relativa al biennio è ben codificato, ma, come al solito, lascia un notevole margine di interpretazione. Ne risulta allora che l'ingegnere elettronico tende ad approfondire di più temi elettronici, ed altrettanto fa l'ingegnere elettrotecnico. Tenterei di dimostrare, attraverso l'analisi di un modulo prettamente legato alla disciplina elettrica, che gli obiettivi possono essere anche ben altri.
Incominciamo col dire che, per i lettori di Pragma, faremo alcune semplificazioni. Una rete elettrica non è altro che (per analogia) una rete stradale a sensi unici, per cui la somma algebrica delle auto che entrano ed escono in un incrocio (nodo) vale zero.
Inoltre la corrente che circola in un ferro da stiro dipende dalla tensione che ad esso viene applicata e dalla difficoltà che la corrente stessa ha nel passare attraverso il ferro da stiro. Tale difficoltà è indicata con il termine resistenza.
Una nota legge (legge di Ohm) precisa che la tensione applicata ad un ferro da stiro o a qualunque altro dispositivo elettrico eguaglia il prodotto tra resistenza dello stesso e corrente circolante. Un modulo può essere costruito proprio su ciò.
Pensiamolo composto da 5 unità didattiche:
¤ la resistenza;
¤ i generatori;
¤ la legge di Ohm;
¤ le reti elettriche (lo studio delle leggi che le governano, si ricordi l'analogia con la rete stradale);
¤ i principi risolutivi delle reti.
Descrivere gli obiettivi, se non si vuole fare molta fatica, è semplice: basta mettere un "conoscere" ed esplodere ognuna delle unità didattiche nelle sue parti.
Facciamo un esempio: conoscere il concetto di resistenza... eccetera eccetera.
Per quanto riguarda i tempi, questi possono essere pianificati in una settantina di ore, considerando anche l'esigenza di approfondire delle tematiche in laboratorio, o, meglio ancora, di farle spuntare dal laboratorio.
Per le verifiche, evidentemente indicare che sono di tipo formativo e sommativo significa scoprire l'acqua calda. È più opportuno, in sede di stesura del modulo definire già in che cosa consisteranno. Evitiamo al lettore per cui l'elettrotecnica è una materia strana, molto strana l'esame puntuale delle verifiche.
Ogni unità didattica deve essere poi definita secondo:
¤ obiettivi specifici;
¤ l'articolazione degli argomenti;
¤ metodologie;
¤ tempi;
¤ materiali ed attrezzature, con particolare riferimento all'uso dei laboratori per consentire una pianificazione di istituto;
¤ verifiche (sommative o formative, colloqui o test, attività di laboratorio o relazioni);
¤ recupero e approfondimento.
La differenza tra un tecnico e un docente sta proprio qui: il tecnico sa la materia, l'insegnante sa come farla apprendere e riesce a costruire a priori il cammino che lo studente deve compiere.
In realtà, crediamo, il docente deve fare qualcosa di più.
Facciamo un esempio. All'interno del modulo sommariamente descritto, nell'unità didattica detta "la legge di Ohm", attraverso l'uso del laboratorio si deve insegnare a smitizzare la scienza, a prendere consapevolezza del proprio essere in grado di usare gli strumenti, di indagare in modo galileiano sui fenomeni, di estrapolare leggi, di intravedere relazioni con ciò che si sta facendo e con il resto del mondo (che è più grande, molto più grande). Insomma, la legge di Ohm contiene e può esprimere il concetto di proporzionalità diretta e inversa, e il concetto di causa ed effetto. Attraverso la strumentazione (il lettore ci perdoni) molto semplice, un banale ampermetro e un altrettanto banale voltmetro, e attraverso la costruzione di tabelle, il concetto di causa ed effetto e quello di proporzionalità escono in maniera forte, pronti per essere usati in ogni momento della vita, e non soltanto di quella professionale.
Lo studente può anche imparare rigore scientifico e capacità di lavoro di gruppo proprio attraverso la sperimentazione di laboratorio.
Ancora qualche cosa sulla stesura del modulo.
Gli ingegneri, cui nessuno ha insegnato ad insegnare, hanno tutto da guadagnare nella definizione e nella puntuale stesura del modulo; probabilmente anzi si tratta di operazioni che qualunque azienda chiederebbe ad un team di tecnici all'atto della programmazione relativa ai tempi e metodi per la fabbricazione di un nuovo prodotto. Un documento scritto e pubblicizzato renderebbe più semplice e condiviso (anche dagli studenti) il piano annuale e garantirebbe anche un'autoanalisi sul lavoro svolto e da svolgere.
Partiti da elettrotecnica siamo giunti ad alcuni obiettivi di tipo trasversale che sono propri di qualunque materia: la cosa non è assolutamente sconvolgente. Chi si vuole leggere il documento che istituiva il Progetto '92 vi troverà che l'elemento della flessibilità è forse il più importante. Del resto non è un bene che un nostro studente che diventerà elettricista presenti queste doti quando verrà a casa nostra a ripararci un guasto? E non è importante forse che gli studenti acquisiscano questi obiettivi che sono validi per ogni professione? In tempi come questi nessuno ci assicura che uno studente, iscritto all'Ipsia per diventare elettricista per il fascino della parola o della professione, non debba fare in futuro tutt'altro.