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Si prenda un gruppo di cuochi specializzati in un certo settore o in settori affini e lo si faccia amalgamare, in modo che si senta la presenza di ogni singolo elemento senza che alcuno prevarichi sugli altri. Stiamo parlando dei docenti di materie affini, cioè di un organo collegiale che non c'è, e ciò che stiamo descrivendo deve essere svolto proprio da docenti di materie affini e non dal consiglio di classe, a meno che si faccia dell'interdisciplinarità.
Si definisca poi una parte del pranzo, si tratta proprio del modulo, che abbia una forte coerenza interna, sia dal punto di vista dei contenuti che da quello degli argomenti e delle esperienze da fare, tenuto conto, ovviamente, delle capacità intellettuali masticatorie e del modo di aumentare l'appetito intellettuale dei ragazzi. Come è noto, prerequisiti, la creazione delle motivazioni e gli obiettivi vanno valutati con particolare attenzione.
Si definisca ora la lunghezza del pasto, tenendo conto delle precedenti variabili. È difficile dare una lunghezza temporale canonica per un modulo, al massimo però può essere ipotizzata una durata di tre mesi.
Nella preparazione della ricetta si deve valutare con una certa precisione se e cosa i commensali abbiano già mangiato, in modo da evitare cibi noiosi o indigesti, e come il pasto si possa collegare ad una corretta dieta formata da altri pasti che certamente saranno composti da altri tipi di cibi. Anzi è bene definire le portate e le ricette dei pasti successivi, in modo da garantire una corretta alimentazione. Si tratta anche di pensare al modulo come elemento di una programmazione che ne prevede diversi, da trattare sequenzialmente o parallelamente, o, ancora, in modo integrato.
La definizione di questo aspetto risulta particolarmente difficile, ma altrettanto particolarmente è essenziale per la valutazione in itinere del lavoro svolto.
Una indicazione può essere quella di proporre in più ricette successive uno stesso ingrediente, in modo da affinare il gusto. Non va sottovalutata l'azione di rinforzo, mediante la quale è possibile anche il recupero.
Tocca poi suddividere l'alimentazione annua in modo che ogni cuoco si prenda in carico un pasto e ne definisca con cura le portate, chiarendone le ricette, in modo da evidenziare pubblicamente eventuali contraddizioni, al fine di risolverle. Le ricette sono le Unità Didattiche, e anche per queste vanno definiti obiettivi, contenuti, attività, materiali, verifiche (non stiamo ad indicare di che tipo), rinforzi ecc.
Particolarmente difficile risulta questo compito, in quanto ogni portata deve essere cotta al punto giusto, non troppo abbondante e non troppo misera, assolutamente digeribile e di bell'aspetto. L'eventuale rifiuto a terminare il piatto indica inequivocabilmente, a meno che chi mangia non abbia fame o abbia in grande odio un ingrediente, che il piatto era mal cucinato. A proposito, perché è così difficile cambiare ristorante? non è opportuno avere crediti formativi? Non sembra che la flessibilità del sistema scolastico che si era ipotizzata con l'iniziale proposta del Progetto '92 esista nei fatti: provate a spostare uno studente che lo desideri dal secondo anno IPSIA per elettrotecnici al secondo disegnatori meccanici, o, peggio ancora, alla scuola per segretari d'azienda.
Nella cucina e nella stessa sala ristorante sia sempre presente il menù. La documentazione resa pubblica su cui tutti abbiano preliminarmente concordato costituisce un elemento di garanzia e chiarisce l'offerta didattica e aumenta la partecipazione complessiva.
E infine altri consigli.
Mantenere sempre sulla tavola l'indispensabile coperto della buona comunicazione. La conoscenza dei contenuti per un docente è, come è ovvio, necessaria ma non sufficiente. È obbligatoria anche una corretta comunicazione. Tra il primo e il secondo ci sta bene un sorbetto al limone. Gli studenti hanno i loro tempi: è necessario che essi stessi possano ammirare il lavoro che hanno fatto e possano prendere forza rispetto a ciò che li attende.
Alla fine del pasto il dolce, sotto forma di messaggio di stima al cliente, una richiesta di conforto (tutto bene, signore?) e un amaro. Su questo concetto, crediamo, i lettori di Pragma concorderanno. L'amaro infatti è offerto proprio ai cuochi, nella forma di basso stipendio e di poca considerazione da parte dell'opinione pubblica, per la quale insegnare è solo portare a tavola le pietanze.
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