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Preside Bongiorno, come è approdata al Professionale? Per libera scelta o in modo un po' casuale?
Il mio approdo al Professionale è avvenuto in modo casuale, non è stata invece casuale la scelta di lavorare nella scuola. Infatti nel 1977 mi trovavo in aspettativa essendo borsista all'università di Palermo, Istituto di Fisica. Una serie di circostanze, in parte familiari e in parte dettate dalle condizioni di lavoro presso l'Università, mi indussero a scegliere la scuola.
E' molto diverso essere Preside in un Istituto professionale rispetto a dirigere un Liceo, un Istituto tecnico...?
La differenza sostanziale tra dirigere un liceo e dirigere un professionale è legata a tre ragioni fondamentali:
a) gli allievi del professionale non hanno generalmente nessuna motivazione particolare verso la scuola, e ciò implica che chi lavora nel professionale deve porsi in un atteggiamento di continua ricerca sia sul versante della didattica (intesa come scelta di metodi e strumenti adeguati) sia su quello complessivo dell'organizzazione del servizio scolastico;
b) gli strumenti che si hanno a disposizione per dirigere un professionale sono ben più incisivi di quelli che si posseggono in un liceo, basti ricordare l'autonomia gestionale che, tradotta in termini operativi, significa un'ampia possibilità di progettare, prendere decisioni, intraprendere rapporti, stipulare contratti;
c) l'innovazione che, magistralmente introdotta ed attuata anche in sostituzione del potere politico latitante, ha consentito nei professionali una rivalutazione dal di dentro con la conseguente possibilità (per chi vi ha lavorato) di fare esperienze professionali interessanti e stimolanti: non credo che vi sia nessuno che, avendo operato al di fuori dei professionali, possa vantare uno spettro così ampio di opportunità culturali che hanno coinvolto presidi, docenti e alunni.
Nei licei, purtroppo, non è avvenuto nulla di tutto ciò.
L'Istituto "Medi" è famoso per la qualità e la quantità dei progetti che vi si attuano. Ce ne parlerebbe un po'?
Nell'istituto da me diretto l'innovazione è entrata nel 1987, con la decisione di entrare nella sperimentazione Progetto '92.
All'inizio il progetto di cambiare tutto il modo di fare scuola si è sviluppato con qualche perplessità legata alla sostanziale mancanza di adeguati strumenti didattici: si pensava che il nuovo quadro curricolare non avrebbe consentito agli allievi di raggiungere gli obiettivi propri dell'Istruzione professionale. Via via è risultato chiaro che la nuova strategia educativa imponeva una profonda revisione del modo di insegnare.
Ho seguito con grande attenzione i cambiamenti che la sperimentazione ha comportato nel mio istituto e mi sono resa subito conto che, senza un disegno organico che tenesse conto dei bisogni degli insegnanti, non sarebbe stato possibile vincere le resistenze di quei docenti che erano molto legati alla tradizione.
Poco a poco tutti i gruppi docenti sono stati coinvolti in iniziative di aggiornamento che, partendo dalle discipline, hanno condotto i docenti stessi ad utilizzare in classe strumenti operativi e al tempo stesso formativi del tutto simili gli uni agli altri, e a programmare il proprio lavoro per obiettivi e non per contenuti.
Le molte occasioni di scambi professionali tra docenti promosse dalle iniziative di aggiornamento, la possibilità di partecipare a programmi europei, quali PETRA e LINGUA, hanno contribuito non poco a vincere le resistenze dei docenti più restii verso le novità.
Tra i tanti, cito i progetti più significativi e interessanti rivolti direttamente agli studenti:
Invito alla lettura
Sulla base dell'idea molto semplice di mettere a disposizione degli alunni un certo budget presso due grosse librerie cittadine, siamo riusciti a condurre almeno duecento ragazzi del nostro Istituto in libreria a scegliere dei libri che, dopo la lettura, sono stati e saranno censiti dai ragazzi stessi. Ciò darà vita alle schede della biblioteca alunni costituita da libri scelti non dagli adulti.
Pari opportunità
Sono state coinvolte alcune classi dell'Istituto in cui c'erano alunne (sono 7 su 1100 maschi) con le finalità di: sviluppare la coscienza di sè e dell'altro nel reciproco rispetto delle differenze (culturali, sessuali, ecc.); fornire informazioni e offrire momenti di riflessione sulle tematiche relative all'universo femminile; organizzare momenti di dibattito e di confronto. Il progetto è stato sviluppato da alcune docenti con la collaborazione di rappresentanti di associazioni femminili.
Corso di grafica
Un'esperta dell'Accademia delle Belle Arti ha insegnato ad alcuni ragazzi ad 'istoriare' caschi, magliette, a produrre cartelloni, a fare sagome.
Corso di videooperatore
Un docente esperto dell'Istituto ha insegnato agli studenti a fare riprese di vario genere; al termine del corso i ragazzi hanno prodotto un video che illustra tutte le attività della scuola.
La classe adotta uno scienziato
Sono stati selezionati 28 scienziati di origine siciliana che si sono distinti in vari ambiti scientifici. Ciascuna classe adotterà uno di questi scienziati, gli alunni ne studieranno la biografia e le scoperte elaborando una scheda informativa, e ogni laboratorio della scuola sarà intitolato ad uno di essi.
Scopri l'Europa
E' una campagna di informazione che punta a sensibilizzare gli studenti sulle attività e sugli obiettivi dell'Unione Europea. Sono state progettate e svolte diverse ricerche tematiche: la cultura, la lingua, l'occupazione, la ricerca scientifica, l'ambiente, le monete.
Come si può notare, un filo rosso lega queste iniziative: esse tendono tutte a sviluppare la creatività e ad allargare la sfera di interessi degli studenti, in quanto gli studi nei quali sono impegnati non sempre offrono queste opportunità.
Di quale progetto è più soddisfatta? Perché?
Per quanto riguarda le iniziative rivolte agli insegnanti, la più significativa è quella relativa al Programma per il recupero della dispersione scolastica, che consente per la prima volta di soddisfare alcune grosse esigenze: quelle della massima operatività ¤ in quanto ogni gruppo di lavoro è costituito da soli sei insegnanti e da un tutor che hanno a disposizione ben 110 ore di lavoro ¤ e quella della retribuzione e del riconoscimento del lavoro profuso.
Questo progetto, a mio avviso, è quello che ha dato i migliori risultati. Esso ha coinvolto 10 gruppi, quindi 60 insegnanti, che hanno lavorato in vari ambiti disciplinari: italiano, inglese, matematica, fisica, elettronica, laboratorio di elettronica. Tre gruppi sono stati formati da docenti delle varie discipline appartenenti allo stesso consiglio di classe e si occupano di tecnologie multimediali e di approccio positivo allo studio.
L'elemento unificante di tutte queste attività consiste nella scelta dei tutor quali, pur lavorando in ambiti disciplinari diversi, propongono le stesse metodologie di lavoro e stimolano all'uso degli stessi strumenti operativi.
Si raggiunge così la interdisciplinarità, in quanto le programmazioni delle singole discipline sono incentrate sul potenziamento delle stesse capacità di base.
Il risultato ottenuto lo scorso anno è stato quello di una sensibile diminuzione degli abbandoni, che di per sé costituisce un dato positivo, al di là del successo finale dello studente, in quanto vuol dire che comunque egli si è sentito coinvolto e non inadatto al compito proposto.
Avviare progetti di qualità costa non poco e oggi, in tempi di riduzione della spesa pubblica, l'Istruzione ha dovuto fare i conti con tagli e razionalizzazioni. Come è stato possibile attuare al "Medi" tante attività così qualificate e innovative?
L'Istituto è effettivamente impegnato in un grosso numero di progetti, alcuni finanziati dall'Unione europea, altri dal Ministero della Pubblica Istruzione. Il fatto di avere a disposizione mezzi finanziari non irrilevanti ha indubbiamente consentito di elevare la qualità delle iniziative: numerosi esperti e tutor hanno speso il meglio delle loro risorse professionali per contribuire al successo dei progetti. E' di tutta evidenza che iniziative sporadiche e non coordinate non avrebbero sortito lo stesso effetto.
Non pensa che anche il nord avrebbe bisogno di un po' più di ossigeno?
Non ho mai pensato che vi fosse una sostanziale differenza tra gli istituti del nord e quelli del sud; il sistema di istruzione nazionale, infatti, per la sua stessa rigidità non consente un forte divario. Quello che invece può creare impari opportunità è la mancanza di finanziamenti che rende difficile attuare progetti. Quando i finanziamenti sono bene impiegati (non sempre lo sono, per la verità) la differenza tra gli istituti comincia ad avvertirsi.
Mi è parso di capire che probabilmente i finanziamenti dell'Unione Europea arriveranno anche al nord, e ciò mi sembra molto giusto.
Prof.ssa Bongiorno, se dovesse rinascere, rifarebbe la preside?
Se dovessi rinascere, rifarei il preside solo se avessi gli strumenti necessari per il governo della scuola. L'attuale assetto, infatti, non consente di intervenire su nessuno dei grossi nodi problematici dell'organizzazione del servizio scolastico che, com'è noto, è totalmente al di fuori di ogni meccanismo di controllo e di valutazione.
Il motto che attualmente contraddistingue il mio lavoro è: "Minimo rendimento con massimo sforzo".
(A noi, in realtà, non pare assolutamente minimo il rendimento, anche se lo sforzo è indubbiamente massimo!)
Preside Prinzivalli, sappiamo che al "Salvemini" si sta attuando un progetto di educazione degli adulti, chiamato A.L.I. FOR.T.I., che vede coinvolti al momento solo pochissimi Istituti professionali di alcune province italiane. Potrebbe descriverci brevemente di che cosa si tratta e in quali regioni è attivato?
L'esperienza A.L.I. FOR.T.I. (che significa Alternanza Lavoro Istruzione: Formazione Totalmente Integrata) nasce da una convenzione tra GEPI (Società Gestioni e Partecipazioni Aziendali), FOPRI (Consorzio per la Formazione e Riqualificazione Professionale), Ministero del Lavoro e Ministero della Pubblica Istruzione - Direzione Generale dell'Istruzione Professionale. La convenzione regola la collaborazione tra questi enti nel tentativo di riconvertire i lavoratori disoccupati in cassa integrazione in alcune aree d'Italia, quelle in particolare dove maggiore è l'incidenza percentuale di tali soggetti.
Data la specificità dell'iniziativa, non si può parlare di "regioni" nelle quali essa è stata attivata, ma di particolari aree metropolitane e non, in situazioni economiche a rischio; tra queste: Mestre, Livorno, Grosseto, Caserta, Napoli, Cagliari e Palermo.
I settori di intervento sono quello economico-aziendale (servizi) e quello elettrico-elettronico (industria e artigianato). Il diploma di qualifica corrispondente, previsto dall'Istruzione professionale di nuovo ordinamento, sancirà alla fine di un percorso formativo abbreviato (due e non tre anni), l'acquisizione di nuove competenze e abilità che dovrebbero permettere il riorientamento nel mondo del lavoro e la conseguente mobilità dei soggetti coinvolti. Durante tale periodo formativo lo studente lavoratore viene mantenuto in Cassa Integrazione.
Come vede la formazione continua: come un contenitore sociale di una disoccupazione che potrebbe diventare stabile o come un'effettiva riqualificazione di lavoratori temporaneamente senza occupazione?
La "formazione continua" è la scommessa del futuro di tutto l'intero impianto formativo che, da rigido e non sempre efficace, si trasformerà in flessibile e produttivo, asse portante di un sistema economico-sociale che "capitalizzerà" le risorse umane.
In un mondo in cui la vita si è notevolmente allungata, in cui lo sviluppo economico non è più direttamente collegato alla razionalizzazione dei mercati e all'economia della competitività, in un mondo in cui le innovazioni nel campo tecnologico informatico pretendono il possesso di abilità e competenze continuamente rinnovate, quella della formazione in generale (iniziale e continua) sarà la carta vincente di un Paese in grado di fornire ai cittadini, oltre che una formazione iniziale polivalente e flessibile, la certificazione di nuovi crediti formativi che accompagneranno l'adulto durante l'intero arco della sua vita attiva, facendo della persona la vera risorsa produttiva.
In tal senso la formazione continua non interesserà solo lavoratori temporaneamente senza occupazione e non sarà un contenitore sociale di una disoccupazione che potrebbe diventare stabile; in tal senso l'istituto "G. Salvemini" ha accettato di farne l'esperienza.
Credo che un'iniziativa di tale portata non possa essere affidata a centri di formazione professionali-regionali o esclusivamente al mondo del lavoro, ma ad un sistema formativo istituzionalmente integrato (Scuola-Lavoro) in cui si spendano elevatissime competenze professionali anch'esse periodicamente aggiornate e certificate e che sarà il garante della qualità della vita, della gratificazione della persona, della crescita economica di un paese nel quale ciascuno sarà "soggetto" compartecipe.
Esperti di economia e di mercato del lavoro parlano oggi di necessità e di opportunità di autoimpiego, di autoimprenditorialità: sono solo degli slogan oppure si tratta di modalità effettivamente praticabili e produttive?
E' chiaro che "auto-impiego" e "auto-imprenditorialità" potrebbero essere considerati oggi ancora slogan, perché legati a situazioni occasionali e casuali (capacità personali-ambienti sociali ecc.), non lo saranno più in una società dove la formazione continua sarà realmente operante ed incisiva.
Quali sono nel concreto le caratteristiche dell'impianto curricolare e didattico di A.L.I. FOR.T.I.?
L'impianto curricolare A.L.I.-FOR.T.I è strutturato sul nuovo ordinamento dell'Istruzione professionale di Stato per il conseguimento delle qualifiche.
L'offerta formativa prevista è di 40 ore settimanali, di cui 36 curricolari e 4 di approfondimento, la cui specificità dipende dalle didattiche opportunamente attivate. Alcune di queste didattiche fanno capo a quelle suggerite dalla ricerca nella cosiddetta didattica breve, altre le stiamo costruendo personalizzandole adeguatamente alle necessità dell'allievo.
Pare che al "Salvemini" si stia sperimentando un modello organizzativo molto innovativo, tanto dal punto di vista della formazione delle classi, quanto da quello delle cattedre: ce lo potrebbe illustrare?
Dall'impianto didattico, che si sta sperimentando, scaturisce quello organizzativo. Ribadisco che, accettando per conto del "Salvemini" l'esperienza A.L.I. FOR.T.I., mi rendevo conto della capacità innovativa dirompente di tutto il sistema formativo, sia in quanto contenuto, sia in quanto contenitore.
Al riguardo mi sono assunta alcune responsabilità, nel non volere riperpetuare con A.L.I. FOR.T.I. i vecchi corsi serali dell'Istruzione tecnica e professionale, che fino ad oggi non hanno saputo intendere o voluto sfruttare le potenzialità della circolare ministeriale che ne regola il funzionamento.
Tenterò allora di descrivere in modo sintetico il sistema organizzativo e didattico attuato al "Salvemini".
Si è partiti da un'analisi della situazione, che vedeva, a fronte di alunni bisognosi di un'offerta formativa flessibile e modulare, un impianto curricolare rigido di 40 ore settimanali, gestite da docenti con cattedre staticamente legate ad organici di 18 ore.
Nell'attuazione del sistema si sono formate, sulla base dei titoli di studio posseduti dagli iscritti, più classi di biennio unitario e una classe terza.
Durante la fase di accoglienza si sono determinate le abilità e le competenze realmente possedute dagli studenti e certificate in ingresso mediante prove strutturate.
Dopo la formazione delle classi, aperte perché costituite sulla base dei crediti e dei debiti formativi posseduti, si è passati ad un impianto curricolare flessibile grazie ad una organizzazione oraria ad hoc. Infatti, accertato che ad ogni adulto è, non solo teoricamente, ma concretamente certificato un credito di abilità di almeno 4 ore rispetto al curricolo formativo previsto, e che ai sensi della normativa vigente il monte ore classe può essere ridotto di un'ora per l'educazione fisica e che non c'è richiesta di formazione religiosa, l'offerta formativa è stata formalizzata come mostra la tabella in basso.
Per i docenti, il monte ore cattedra viene contabilizzato in segmenti bimensili attraverso moduli di 8 settimane.
Ogni modulo rappresenta un credito formativo certificabile che consente agli allievi il passaggio da un livello all'altro, all'interno del curricolo breve, ma non inferiore a due anni.
Con gli eventuali resti di "monte-cattedra" si gestiscono attività frontali di rafforzamento.
Quali sono stati i nodi problematici più grossi incontrati da lei e dall'Istituto nell'attuazione del progetto A.L.I. FOR.T.I.? Come sono stati risolti?
Il problema più grosso è stato quello di liberare dalla coercizione di un sistema burocraticamente rigido un'esperienza estremamente dinamica sotto il profilo didattico. Oggi, alla luce del sistema organizzativo ottenuto, posso dire che questo vincolo è diventato la nostra risorsa, in quanto ha messo in movimento una quantità notevole di idee, energie e capacità che hanno consentito un grosso esperimento di auto-aggiornamento.
Le più grosse risorse sono state:
Da più parti si ha l'impressione che oggi proprio ai capi d'Istituto vengano richieste competenze assai complesse, che vanno dalla progettazione didattica, all'organizzazione e alla gestione di risorse, fino a capacità di tipo più propriamente imprenditoriale.E' così?
Non posso che rispondere affermativamente e aggiungere che, anche per i presidi, la formazione continua potrebbe avere un senso.
E' soddisfatta della sua attività e della sua carriera? ...Preside, lo rifarebbe?
Mi ritengo soddisfatta della mia attività e della mia scelta ogni qualvolta mi trovo di fronte ad un prodotto coerente con le mie linee di gestione. Lo rifarei? Penso proprio di sì.
| 30 h | + 4 h | + 4 h approfondimento |
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| impianto modulare attuato in 5 giorni | offerta in parallelo con ulteriori moduli di formazione | al sabato mattina o cumulate per corsi intensivi di recupero e/o attività integrative e rapporto con il mondo del lavoro |
| TOTALE: 38 ore settimanali |
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