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Entropia, ovvero dissipazione dell'energia: è questa la parola che meglio descrive il sistema scolastico italiano secondo il 29° Rapporto Censis 1995. La scuola scricchiola sotto il peso delle sue stesse innovazioni: carta dei servizi, PEI, autonomia, differenziazione del ruolo docente "C'è il rischio che gli interventi, al di là della loro indubbia portata innovativa, moltiplichino, anziché ridurre le resistenze alla modernizzazione del sistema scolastico". Il docente è al centro di questo processo di dissipazione: egli rappresenta "la variabile strategica nella modernizzazione del sistema educativo". Si trova però ingessato dentro un sistema che di fatto gli impedisce quella flessibilità che la risposta alle sollecitazioni dell'ambiente richiede. Come aiutarlo a far emergere tutte le sue potenzialità?
Dopo la marea di polemiche e di contestazioni a cui è stato sottoposto il contratto nazionale, ci pare sia venuto il momento di riflettere su alcuni degli aspetti ritenuti comunque innovativi dai più, ovvero le accelerazioni di carriera e la determinazione di nuove figure professionali la cui attuazione, ricordiamo, è legata anche a forme di contrattazione decentrata. Non nascondiamo che ci accingiamo a discutere la materia armati di una vena d'ironia, neanche troppo sottile, dal momento che l'unica "accelerazione" di carriera di cui concretamente si può parlare allo stato attuale è la perdita del posto, o meglio la sovrannumerarietà, condizione a cui è stata condannata una significativa percentuale della categoria, come dimostrano le ben nutrite liste dei Docenti in Organico Aggiuntivo.
Il fatto che da questa condizione siano in alcuni casi sorte risposte e soluzioni giudicate innovative depone certo a favore della creatività degli italiani, accreditata all'estero quasi come un tratto distintivo della specie, e con la quale si tiene in piedi anche buona parte del nostro sistema scolastico. Ma chi voglia affrontare con serietà l'argomento non può non rendersi conto che l'improvvisazione ha un limite e occorre piuttosto cogliere l'occasione per fare un'opera di sistematizzazione di tutta una serie di figure, connesse alla funzione docente, di fatto già operanti e consolidate nella pratica scolastica. Si ridurrebbe sensibilmente il livello di entropia e il legislatore non dovrebbe inventare poi granché: basterebbe che prendesse atto dell'esistente! Più facile però che si esibisca un'altra volta in fantasiose elucubrazioni. Giochiamo d'anticipo e proviamo a dargli qualche suggerimento.
Possiamo distinguere due grosse tipologie di figure emergenti: quelle legate ad un "Progetto" più o meno d'Istituto, e quelle invece cosiddette "di sistema". Limitando il discorso alle Superiori, tali figure vengono ascritte all'una o all'altra delle tipologie con una certa sommarietà, dato che, non essendoci una legge che ne determini il profilo, l'Amministrazione ne ammette l'esistenza laddove vi sia una condizione di "esubero di organico". È, come si vede, una logica di corto respiro: il Coordinatore dei Servizi di Biblioteca, l'Orientatore scolastico o il Tutor contro la dispersione, il Coordinatore del Consiglio di classe, il Coordinatore della programmazione o dell'aggiornamento dovrebbero essere figure che o servono o non servono, a prescindere dal fatto che in una determinata provincia d'Italia vi siano o meno dei docenti in esubero. Il fatto che ad esse venga destinata una quota annuale di docenti legata alla sovrannumerarietà è un'ulteriore spia della difficoltà con cui l'Amministrazione scolastica programma (o non programma) i propri interventi in ambito educativo. Fin qui niente di nuovo: purtroppo lo sapevamo già. Proviamo ad aprire dunque qualche prospettiva di sviluppo che possa dirsi ragionevole e al tempo stesso realistica.
Naturalmente la data indicativa (30 novembre 1995!) entro cui il contratto prevedeva una prima definizione delle accelerazioni di carriera (art. 27) e delle figure di sistema (art. 38) è stata ampiamente disattesa nonostante le forme di consultazione attivate dai sindacati firmatari dell'accordo, né lo scenario politico generale è di un qualche conforto circa le possibilità di una ripresa tempestiva della questione. Se ne riparlerà probabilmente nella trattativa per il prossimo biennio economico 96/97 all'interno della quale si dovrà pur prevedere di destinare risorse alla qualificazione del sistema formativo: il che molto probabilmente chiamerà in causa lo spinoso problema dell'orario di servizio, con tutto il suo carico di polemiche strumentali. Ma dal nostro punto di osservazione, quello cioè della qualità della didattica, ci appare evidente che se davvero c'è qualcuno abilitato a stabilire se le nuove figure emergenti servono o non servono, questi non può essere un'autorità accentrata e burocratica che per sua stessa natura fallisce nel declinare la norma generale all'interno di un contesto particolare, quanto piuttosto la singola scuola che autonomamente elabora un Progetto Educativo al fine di sfruttare le risorse professionali, economiche e umane a sua disposizione, e di fornire un servizio efficiente all'utenza di un determinato territorio.
La valorizzazione di questo strumento permetterebbe una flessibilità della figura professionale docente che da sola già sarebbe una vera novità per la scuola italiana: l'esonero o il semi-esonero, le eventuali maggiorazioni economiche e la possibilità di rientro in classe senza essere comunque condannati a farlo per l'inesistenza di alternative, sarebbero la risposta a precise esigenze didattiche documentate e connesse al progetto di quella scuola. Per fare il Coordinatore (del Consiglio di classe, della programmazione o di materia) e anche per esercitare una sensibilità "tutoriale" non c'è bisogno di possedere ulteriori titoli accademici, né di superare concorsi o esami ministeriali: si tratta semmai, e non sarebbe cosa da poco, di razionalizzare le attività di aggiornamento, ma tutto ciò fa parte della quotidiana necessità di una scuola e dovrà in futuro (in parte lo è già) essere ampiamente coperto dalle normali competenze dei docenti. Occorre solo che venga data visibilità a queste competenze.
Il conseguimento di particolari titoli o il superamento di concorsi ad hoc (valutati da quali organismi?) potrebbero invece essere giustificati per le "figure di sistema", che pur avendo finalità formative non sono in effetti legate a un progetto. Qui occorre fare chiarezza sulla definizione di questi profili che potrebbero anche essere attinti dall'ambito dell'insegnamento, ma si troveranno a dover colmare il vuoto che attualmente c'è tra la scuola e gli altri Enti territoriali: pensiamo allo psico-pedagogista, al formatore per l'aggiornamento, all'orientatore o quant'altro.
In ogni caso sarà meglio diversificare per quanto possibile le nostre opportunità professionali, dato che nella scuola pare proprio che dovremo raggiungere la veneranda età di 65 anni. Cerchiamo quindi di annoiarci il meno possibile e soprattutto di seguire il consiglio del Censis e di non dissipare le energie. Ne avremo vieppiù bisogno per non soccombere all'esuberanza psico-fisica delle nuove generazioni. E proprio in vista di una "carriera di lungo corso" vogliamo concludere con una rivendicazione di carattere meno corporativo e più generale: ci pare ormai necessario prevedere per ogni categoria un graduale sollevamento del carico di lavoro man mano che ci si avvicina alla sospirata pensione. Tra l'altro, la renderebbe meno traumatica e permetterebbe alle nuove generazioni, uscite da un sistema formativo che ci auspichiamo meno entropico, un inserimento efficiente nell'ambito del lavoro.
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