

di Massimo Martellotta*
I nuovi programmi di storia per l'indirizzo professionale
sono entrati definitivamente a regime con l'anno in corso. In questo articolo,
s'intende innanzitutto analizzare le quattro principali obiezioni emerse durante
i microseminari, tenuti nell'autunno scorso, e poi evidenziare gli spunti più
ricchi di suggestione della nuova proposta didattica.
Le obiezioni
Obiezione 1 "Non si può studiare il dopo, senza il prima.
Ovvero: come é possibile parlare della nascita dello Stato moderno senza prima
aver raccontato e studiato vicende e fenomeni che riguardano l'età
medievale?" L'obiezione é sostanzialmente infondata. Infatti,
estremizzando il ragionamento, la rincorsa all'indietro potrebbe essere
infinita: come si può comprendere il Medioevo, senza l'Età antica, e come
l'Età antica senza quello che viene ancora prima?
Ribaltiamo la situazione. Si dia un alunno, o una classe,
che non sappia nulla di tutta la storia che precede il '400 europeo. La domanda
é: sarebbe possibile in una simile classe far comprendere, capire e analizzare
il fenomeno della nascita dello Stato moderno? A mio avviso sì. Si tratterebbe
di inquadrare quali sono i prerequisiti che si reputano fondamentali e
"darli", e impostare il modulo seguendo le direttive dei nuovi
programmi. In rapida sintesi: individuare prioritariamente gli obiettivi che si
intendono raggiungere, tematizzare rigorosamente l'argomento, mostrare come il
modello di Stato moderno sia oggi quello dominante, problematizzare intorno a
questioni tipo: "che fine fa oggi lo Stato con l'avvento di Internet, cosa
succederà allo Stato con il processo di globalizzazione dei mercati, come va
giocata la questione dell'ingerenza umanitaria?" Sviluppare gli argomenti
del modulo alternando contenuti teorici e operazioni da far eseguire agli
allievi, per giungere a possibili risposte alle domande iniziali. Questo modello
é già ampiamente praticato dagli insegnanti di materie umanistiche: per capire
il romanticismo di Leopardi e Manzoni si studiano solo alcuni testi esemplari o
addirittura parti di essi. Eppure se l'allievo, alla fine, sa rispondere alle
nostre domande, si dichiara in tutta tranquillità che conosce il romanticismo.
Questo perché, dati determinati elementi che permettono di inquadrare il
fenomeno, si individuano testi o parti di testo che riteniamo esemplari per
analizzare, sviluppare, approfondire e, in parte (si spera), anche contraddire i
caratteri dati in premessa. Perché mai la stessa operazione non dovrebbe essere
possibile con la Storia?
Obiezione 2 "Il manuale é il punto di riferimento più
concreto per lo studente nello studio ed é il timone più organico nello
sviluppo del programma. Relativamente facile e collaudato (quindi efficace)
risulta essere il compito del docente: tradurre i passaggi più difficili e
aprire quelle parti del testo particolarmente complesse. I Nuovi Programmi
vogliono invece una scansione modulare e seguono una logica che vorrebbe far
apprendere la storia secondo le stesse tappe che lo storico compie quando fa la
storia. Non esistono manuali adatti alla bisogna, e soprattutto quanto lavoro...
in un tempo in cui, lo sappiamo tutti, gli impegni nella scuola si moltiplicano
e si aggravano."
Non sono obiezioni necessariamente infondate. Ma qui il
problema é che gli studenti, se non con rare eccezioni, secondo il metodo dei
vecchi programmi, studiano poco o niente la storia. E’ un lusso che la Storia
come disciplina non può permettersi, perché ciò che é accaduto é necessario
che si sedimenti nella coscienza di ognuno, affinché‚ diventi patrimonio
culturale e memoria collettiva. Nell'ottica dei Nuovi Programmi, si vuol porre
l'accento sullo studio di quei fenomeni storici che sono più utili alla
comprensione del presente, in un mondo che é sempre più complesso.
Il problema mi pare sia la difficoltà di trattare la
Storia antica facendo a meno, ad esempio, dell'Impero romano, quando é invece
evidente che per parlare dei modelli culturali, politici, economici e sociali su
cui l'Impero si basava, si può benissimo studiare qualsiasi altra società che
condividesse gli stessi modelli. Insomma si possono conoscere le strutture
portanti delle società antiche, anche non sapendo nulla della guerra tra
Cartagine e Roma.
Obiezione 3 "I nuovi programmi, con la loro riduzione dei
contenuti, vanno verso una scuola che si accontenta sempre più di un minor
numero di informazioni. Invece, noi insegnanti siamo chiamati a dare il maggior
numero di informazioni possibili".
Da questo punto di vista l'accettazione o meno dei Nuovi
Programmi segna lo scontro tra due "filosofie" sulla trasmissione
delle conoscenze. A mio avviso, i Nuovi Programmi sono applicabili solo
nell'adesione alla didattica per concetti. Per quello che qui interessa, le
operazioni da realizzare in una didattica per concetti potremmo così
riassumerle: a) analisi dei contenuti della disciplina, dell'argomento o del
tema; b) individuazione dei concetti fondamentali, sintesi, forte ed estrema,
dei temi da far apprendere; c) riorganizzazione di questa sintesi secondo mappe
concettuali molto flessibili; d) costruzione di un percorso modulare in cui
vengono individuate specifiche operazioni per l'apprendimento dei saperi
essenziali; e) applicazione dei saperi essenziali appresi da altri fenomeni, per
verificarne l'efficacia quali chiavi di lettura universali della disciplina.
Obiezione 4 "L'applicazione dei nuovi programmi prevede una
reale e fattiva collaborazione tra colleghi, cosa che, é risaputo, di rado
accade nella vita interna dei singoli istituti".
L'unica soluzione é l'attiva collaborazione tra colleghi
di scuole diverse e anche lontane e la capacità di mettere in rete e in comune
materiali anche non "finiti". I problemi della messa in rete
geografica di simili materiali semistrutturati non sono pochi. Eccone alcuni:
·
i materiali che vengono realizzati nella pratica
quotidiana spesso sono materiali rozzi o grigi; la messa in rete invece prevede
un'adeguata armonizzazione di questi materiali;
·
i moduli dovrebbero avere uno standard visibile e
condivisibile tra gli stessi operatori, che spesso non si conoscono e hanno
stili di insegnamento differenti;
·
la possibilità di appoggiarsi a strutture organizzative
funzionanti e realmente operative intorno alla comunicazione a distanza permette
di arrivare nelle singole scuole; questo però non consente sempre di arrivare
ai singoli docenti.
Le suggestioni
Sul linguaggio Uno dei veri grandi problemi quando si
parla di storia é che non si capisce mai bene a chi si vuol parlare. Il
linguaggio possibile tra accademici non é funzionale nei percorsi didattici per
la scuola dell'obbligo. Un bagaglio enciclopedico che diamo per scontato negli
insegnanti non é quasi mai visibile in quello dei nostri alunni. I nuovi
programmi partono da questa considerazione e cercano di focalizzare intorno a
questo nodo la strutturazione dei moduli della programmazione.
Sulla nuova scansione temporale del triennio. Aver
diviso tutta la storia dell'umanità in due grandi tappe (la rivoluzione
agricola e quella industriale) e quindi tre periodi, permette di rendere più
visibile le tappe del passato e realizzare percorsi più organici e funzionali
nello studio della disciplina.
Passato-presente-passato.
Impostare i moduli secondo questa scansione migliora e ottimizza
l'interesse dello studente per la disciplina e soprattutto rende visibile
l'importanza dello studio di fenomeni anche lontani nel tempo.
L'insegnamento della storia come laboratorio. L'insistere
su capacità operative intorno a oggetti storici, dai testi alla costruzione di
linee temporali, permette di rendere accessibile a studenti, spesso demotivati,
passaggi anche molto astratti. La rappresentazione grafica e la manipolazione di
testi permette all'allievo di vedere gli errori che compie nella realizzazione
del proprio processo di acquisizione delle conoscenze, e non solo di correggere
gli errori ma anche di modificare le stesse operazioni cognitive compiute. E
infine, ma non da ultimo, permette all'insegnante di controllare le tappe di
questo processo e individuare, con maggiore oggettività, le abilità e le
capacità raggiunte dall'alunno.
*docente dell'Ipsaa "Della Lucia" di Feltre
(BL)