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Prove oggettive

Quattro o sette?

Alcune indicazioni metodologiche che consentono di eliminare margini di soggettività, specie nelle prove oggettive

di Ezio Busetto*

L’individuazione della prestazione che determina una valutazione di sufficienza in una qualsiasi prova utilizzata in ambito scolastico é una delicata procedura che il docente deve applicare garantendo equità, giustizia e trasparenza.

In questa procedura vi sono margini di soggettività che l’introduzione delle prove oggettive (o strutturate) avrebbe dovuto consentire di eliminare. In realtà, tali prove sono oggettive solo per quanto riguarda la misurazione dei risultati: infatti qualsiasi docente (anche un personal computer), utilizzando la medesima griglia di correzione arriva ad attribuire al singolo allievo il medesimo punteggio in fase di correzione della prova. é possibile però che passando dalla misurazione alla valutazione diversi docenti adottino diversi criteri per cui arrivano ad attribuire diverse votazioni al medesimo risultato.

É possibile eliminare questo margine di soggettività, almeno per le prove oggettive? Vi sono indicazioni metodologiche che aiutino l’insegnante a definire la soglia di sufficienza? é possibile creare le premesse metodologiche perché insegnanti diversi, di fronte alla stessa prova ed alle medesime condizioni di somministrazione, stabiliscano lo stesso punteggio come soglia di sufficienza?

Per valutare una prova oggettiva occorre inizialmente definire il punteggio che un allievo otterrà se risponde

correttamente ad ogni singolo quesito. Come prima indicazione generale si suggerisce ai docenti di assegnare per ciascun item un punteggio pari a 1 se la risposta é corretta, e un punteggio pari a 0, se la risposta non viene data, oppure, se é parzialmente o completamente sbagliata, indipendentemente dalla difficoltà, importanza e complessità della domanda. Questa scelta consente facilmente di individuare la dimensione della prova in base al numero di quesiti e di procedere più facilmente ad una elaborazione statistica dei risultati ottenuti.

Il punteggio massimo coincide con il numero di quesiti che costituiscono la prova stessa.

Nell’Ipsaa “Della Lucia” é frequente l’utilizzo del personal computer per la costruzione della prova da parte dei docenti e l’esecuzione della prova da parte degli allievi che rispondono ai quesiti tramite tastiera o tramite mouse.

Il software utilizzato é Question Mark. Con questa soluzione, la correzione della prova può avvenire in tempo reale, se i PC sono collegati in rete. Qualsiasi siano le modalità di somministrazione della prova, il miglior modo per rappresentare i risultati é la matrice degli item, riportando nelle righe gli allievi e nelle colonne le singole domande. La somma delle risposte esatte per ogni singolo allievo costituisce il punteggio grezzo ottenuto da quell’allievo.

A questo punto, per stabilire qual é la prestazione da considerare sufficiente il docente deve compiere alcune scelte in base alle caratteristiche della prova.

Nell’Ipsaa di Feltre si é deciso di sperimentare una procedura che prevede l’individuazione di un coefficiente di correzione per stabilire la soglia di sufficienza.

Il coefficiente di correzione é influenzato dal grado di difficoltà/facilità della prova e dal livello di importanza/marginalità della prova.   Il livello di facilità/difficoltà di una prova evidentemente influenza la prestazione sufficiente. Quando si somministra una prova facile ci si aspetta che gli studenti rispondano correttamente ad un numero di domande superiore al 60%. Se invece la prova é difficile si può valutare sufficiente una prestazione caratterizzata da un numero di risposte esatte anche inferiore al 50%.

Per stabilire il grado di difficoltà di una prova si suggerisce di tenere conto di uno o più dei seguenti fattori:

 


Prova facile

con preavviso
con molto tempo per rispondere
con molte domande V/F
su parte limitata del programma
con preparazione accurata della prova
prova già somministrata

Prova difficile

senza preavviso
con poco tempo
con poche domande V/F
su tutto il programma
con nessuna preparazione della prova
nuova prova


Per prove facili il coefficiente é inferiore a 1, per prove difficili il coefficiente é superiore a 1.

Un approccio analogo si può sostenere per il grado di importanza della prova. Se le domande riguardano aspetti molto importanti del programma gli allievi dovrebbero rispondere correttamente ad un consistente numero di domande (oltre il 60%) per conseguire la sufficienza, mentre se gli item riguardano aspetti marginali si tollera una percentuale maggiore di errori.

Per prove molto importanti il coefficiente é inferiore a 1, per prove poco importanti il coefficiente é superiore a 1.

Finora ogni singolo docente ha stabilito individualmente il coefficiente di correzione utilizzando gli indicatori

sopra elencati in base al buon senso.

Una volta stabilito il coefficiente, il voto (in decimi) si ottiene moltiplicando il punteggio percentuale per il coefficiente di correzione e dividendo il risultato ottenuto per 10 (vedi esempio).

FASE 1: Trasformare il punteggio grezzo in punteggio percentuale

Per eseguire questa operazione si divide il punteggio grezzo per il punteggio massimo e si moltiplica per 100. 
Punteggio grezzo = 28 punti
Punteggio massimo = 40 punti Punteggio percentuale = 28/40 x 100 = 70%

FASE 2: Trasformare il punteggio percentuale in voto utilizzando il coefficiente di correzione

Per eseguire questa operazione si moltiplica il punteggio percentuale per il coefficiente di correzione diviso per 10 
per ottenere il voto in decimi (il risultato si arrotonda alla prima cifra decimale).
Punteggio percentuale = 70% Coefficiente = 0,9
Voto = 70 x 0,9/10 = 6,3
Punteggio percentuale = 70% Coefficiente =1,1
Voto = 70 x 1,1/10 = 7,7

Con questa procedura i voti vengono espressi in decimi con la virgola, eliminando la casistica soggettiva dei “più”, dei “meno meno” e del “cinque al sei”. La valutazione così espressa é facilmente trasformabile in una valutazione in centesimi, moltiplicando per 10 il risultato ottenuto.

Tutte queste operazioni sono facilmente implementabili in un foglio elettronico agevolando le operazioni che il docente deve compiere per calcolare i punteggi ottenuti e per assegnare le valutazioni, con evidente risparmio di tempo e una reale possibilità di archiviazione di prove e risultati da recuperare in momenti successivi anche con finalità formative.

Nella nostra esperienza didattica questo coefficiente é variato da 0,7 a 1,3, più frequentemente fra 0,8 e 1,1. 

Conclusioni

La procedura é stata adottata da un buon numero di docenti (circa il 30-40%) e sopratutto da coloro che più frequentemente utilizzano prove strutturate. In alcune situazioni la procedura é stata resa obbligatoria per decisione collegiale (vedi assegnazione del voto nelle prove strutturate finali delle classi quinte)

Gli studenti nel complesso hanno reagito positivamente, comprendendo facilmente il meccanismo per l’assegnazione del voto, ed accettandone la logica oggettiva. Lo hanno compreso talmente che é frequente il tentativo di influenzare il docente nell’assegnazione del coefficiente.

Il principale pregio di questa procedura é insito nel suo livello di trasparenza sia verso gli allievi sia fra i docenti che, con solo tre indicatori (punteggio massimo della prova, coefficiente di correzione, voti medi ottenuti nella prova dagli allievi), hanno sufficienti informazioni per eseguire confronti ed analisi con i risultati ottenuti in prove di diverse discipline.

 

*docente di scienze agrarie dell’Ipsaa “Della Lucia” di Feltre


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