Testasinv.gif (1569 byte)

tri-upv.gif (1047 byte)

tri-dwv.gif (1032 byte)

Articolo precedente
Articolo seguente

Formazione dei docenti

Tra tradizione  e innovazione

Situazioni pregresse e occasioni perdute: una realtà che nonostante tutto deve essere modificata attraverso la formazione dei docenti

di Andrea Varani*

Da una recente indagine IARD sulla condizione del corpo insegnante in Italia emerge una categoria pesantemente caratterizzata da un forte grado di pessimismo. Una categoria che percepisce il contesto sociale in cui opera e i suoi valori di riferimento come un mondo in cui cresce la furbizia, l’improvvisazione, l’apparenza, l’importanza del denaro e in cui cala, invece, la competenza professionale, il merito, la capacità, l’attaccamento al lavoro, l’impegno, l’onestà e la serietà.

Pur con alcune differenze fra i diversi livelli scolastici (i docenti dei gradi inferiori sono leggermente più ottimisti),

il dato é interessante e inquietante perché mostra, di riflesso, lo stato d’animo e la considerazione di sé di chi lavora nella scuola.

Credo sia inevitabile partire da questo elemento per fare alcune considerazioni sul problema della formazione e dell’aggiornamento dei docenti.

É ormai un dato ampiamente condiviso che l’apprendimento negli adulti richiede, come presupposto indispensabile, motivazione personale, disponibilità al cambiamento e interesse ad utilizzare i saperi acquisiti. Se l’atteggiamento di fondo che permea gli insegnanti é quello sopra tratteggiato, senza entrare nel merito delle cause che hanno portato a questa situazione, c’é dunque da chiedersi quali effetti possano ottenere tutti quei momenti di formazione a cui la categoria é chiamata in questo periodo di grande cambiamento della scuola.

Riccardo Massa parlava di “angoscia rispetto ad una destrutturazione di una situazione pregressa”, in altre parole un timore del cambiamento che porta a vedere ogni innovazione come un peso, un problema e un carico di lavoro in più. Solo una visione complessiva e sistemica dei cambiamenti in atto e la consapevolezza di essere inseriti in un processo collettivo di organizzazione che apprende, consentirebbero di utilizzare le nuove conoscenze acquisite in modo innovativo e creativo e quindi di assumere un positivo atteggiamento di autoformazione rispetto alle nuove esigenze. é autoformazione, sostiene Duccio Demetrio, quella che, “pur facendo riferimento alle risorse individuali, trae vantaggio da tutte le occasioni che si offrono, comprese quelle vissute in interazione con altri, ma che tuttavia si riveleranno formative soltanto grazie a un’elaborazione assolutamente privata”.

Solo sviluppando questo atteggiamento si può pensare di mettere in grado gli operatori scolastici di affrontare i profondi mutamenti in atto, trovando risposte adeguate alle specifiche situazioni, modulando e adattando schemi generali senza aspettare risposte e soluzioni dall’alto, che difficilmente possono adeguarsi a specifiche esigenze.

Altrimenti il rischio é uno scollamento fra il dichiarato e l’agito: si verifica un adeguamento formale e nominale alle tematiche che di volta in volta vengono proposte ma, di fatto, il sistema si autodifende continuando ad agire come prima, con etichette diverse.

Una fase potenzialmente positiva

Si tratta di capire come e su quali settori della categoria é possibile investire per avviare questo circolo virtuoso.

Le occasioni non mancherebbero; come mai nel passato la scuola é investita da numerose situazioni che potrebbero innescare un cambiamento: aggiornamento per i presidi dell’autonomia, corsi per le abilitazioni riservate, per gli ingressi in ruolo, per le funzioni obiettivo, concorsi di merito, valutazioni della professionalità, formazione dei futuri docenti.

Alcuni segnali, però, non sono entusiasmanti. Abbiamo visto tutti l’esito che ha avuto l’applicazione dell’art. 29 del Contratto Nazionale, relativo alla valutazione della professionalità. Come buona parte della categoria, ritengo sano e condivisibile il principio del riconoscimento delle differenze esistenti, che si possono negare solo osservando la realtà con lenti deformanti. Ma la banale e squalificante formula individuata per concretizzarlo, ha svilito e ridicolizzato un principio da molti condiviso.

Peccato, avrebbe potuto essere un primo passo verso la costruzione di una carriera anche nella scuola, elemento indispensabile per ridare spinta e motivazione a quella consistente parte di categoria che crede nel suo lavoro e vuole farlo bene. Il rischio é che si torni indietro di anni nel dibattito su questo problema.

 

Una seconda occasione perduta sembra essere la formazione dei nuovi docenti. Con pesante ritardo si sono finalmente attivate presso alcune Università le Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario. I loro piani di studio (vedi programma allegato del SILSIS di Milano) hanno colto la complessità e l’articolazione della funzione docente, presentandosi, almeno nelle intenzioni, molto interessanti e validi.

Finalmente si tenta di ricucire quella frattura che rendeva zoppa la professionalità docente: da un lato una

preparazione, mediamente buona, sui contenuti disciplinari, dall’altro la totale mancanza di competenze didattiche.

Di fatto, fino ad oggi, nell’assunzione di nuovo personale non si faceva distinzione tra la conoscenza di una

materia e la capacità di saperla insegnare. Allo sprovveduto neofita non restava che rifarsi ai modelli vissuti nel proprio percorso formativo, affidandosi alla sua buona volontà di aggiornarsi e formarsi in itinere.

L’istituzione delle Scuole di Specializzazione può diventare occasione di una proficua saldatura tra l’ambito della ricerca e quello della formazione, determinando un rapporto più stretto fra mondo accademico e sistema scolastico e innescando positive sinergie sia per l’università sia per la scuola.

L’organizzazione del corso, di durata biennale, prevede quattro Aree fra di loro integrate:

·         l Scienze dell’educazione e formazione alla funzione docente l’obiettivo é di promuovere conoscenze e competenze teoriche, metodologiche e applicative in merito alla programmazione, alla conduzione e alla valutazione dei processi di apprendimento in relazione con i processi legati allo sviluppo cognitivo, affettivo, relazionale e personale dei giovani

·         l Contenuti formativi degli Indirizzi l’obiettivo é di promuovere conoscenze e competenze nelle metodologie didattiche riferite agli ambiti disciplinari di pertinenza di ciascuna abilitazione

·         l Laboratori didattici  l’obiettivo é di promuovere lo sviluppo di capacità programmatorie e di attitudini funzionali all’esercizio del ruolo docente

·         l Tirocinio l’obiettivo é promuovere lo svolgimento di esperienze presso istituzioni scolastiche di diversa tipologia al fine di integrare le competenze teoriche e quelle operative.

 

Come si può vedere dall’impianto generale e dai temi affrontati, il corso, che ha funzione abilitante e costituisce  requisito necessario per l’accesso ai concorsi, si sviluppa sia attraverso una formazione culturale ricca e articolata, sia con una formazione professionale specifica. L’insieme appare adeguato alla formazione dei nuovi insegnanti che saranno investiti dalle esigenze complesse della scuola dell’autonomia. Un modello da prendere come punto di riferimento anche per l’aggiornamento in itinere dell’attuale classe docente.

Purtroppo questa occasione sembra essere stata per ora assai poco sfruttata: i corsisti sono pochi, molto al di sotto dei numeri ipotizzati e ancor meno sono i neolaureati che hanno deciso di intraprendere questo percorso come scelta di una futura carriera scolastica. I motivi possono essere molti e alcuni contingenti, ma certamente questo é un altro segnale che conferma i dati della ricerca sopra citata sulla demotivazione e sulla scarsa soddisfazione del personale scolastico. é un’immagine sbiadita e socialmente debole di un ruolo invece centrale per la società, che non solo permea negativamente la scuola ma diventa anche motivo di scarsa attrazione per i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro. I confronti europei dei livelli stipendiali dei docenti ne danno una cruda conferma.

C’é da chiedersi, come sottolineava in un recente convegno Gustavo Charmet, come docenti scarsamente motivati possano a loro volta motivare e dare senso all’esperienza scolastica di adolescenti disperatamente alla ricerca di modelli di riferimento adulti.

Piano di studi del SILSIS Milano - Ambiti tematici

1. La scuola come istituzione educativa e come sistema organizzativo

1. Problematiche e controversie sul ruolo della scuola: il dibattito pedagogico attuale
2. La scuola come sistema specifico e differenziato di inclusione sociale
3. L’assetto istituzionale della scuola e la gestione dell’autonomia scolastica
4. La scuola secondaria come organizzazione pedagogica: il tempo e il lavoro scolastico nei processi di cambiamento organizzativo.
5. Il rapporto della scuola con le famiglie, i servizi territoriali e le risorse culturali esterne
6. Comparazioni internazionali tra sistemi scolastici in prospettiva europea e interculturale

2. La scuola come setting didattico

1. La progettazione del curricolo e la programmazione didattica
2. I metodi attivi e le tecnologie didattiche
3. Comunicazione didattica e relazione educativa.
4. Dispersione scolastica e demotivazione allo studio
5. Le tecniche quantitative e qualitative di valutazione
6. Metodi e tecniche di ricerca educativa e di sperimentazione didattica
7. Laboratorio di tecnologie informatiche e multimediali

3. Epistemologia e psicologia dei processi di apprendimento e di insegnamento

1. I processi di apprendimento e di insegnamento
2. Caratteristiche dello sviluppo cognitivo e affettivo in adolescenza

3. Problemi dello sviluppo e disagio cognitivo
4. Processi di socializzazione e orientamenti di valore nel mondo giovanile
5. Problematiche epistemologiche relative alla formalizzazione dei saperi nella scuola
6. Transdisciplinarità e transculturalità nell’organizzazione del sapere e nella costruzione dei processi cognitivi
 

4. La scuola come contesto relazionale

1. La gestione della classe e le dinamiche di gruppo
2. La scuola come contesto di relazioni professionali tra adulti: le decisioni, la risoluzione dei conflitti, la mediazione direttiva
3. La gestione dei compiti formali e degli adempimenti scolastici nell’autovalutazione del lavoro.
4. Percorsi di autoformazione individuale e di gruppo
5. Gli insegnanti come educatori di adulti

5. Problematiche educative specifiche

1. La cultura della scuola come cultura del cambiamento sociale
2. Il rapporto della scuola con le famiglie, il mondo del lavoro e i servizi sociali
3. Formazione dell’identità e differenza di genere
4. Educazione alla cittadinanza ed educazione interculturale
5. Educazione al benessere e alla cura di sé
6. L’integrazione scolastica dei soggetti disabili
7. L’impegno giovanile dentro e fuori la scuola.

 

Bibliografia

- G. Gasperoni, Gli insegnanti di fronte al cambiamento, IARD, giugno1999

- Atti del Convegno La formazione e l’aggiornamento per l’autonomia, Provveditorato agli Studi di Milano,  dicembre 1999

- R. Massa, Cambiare al scuola, Laterza, Bari 1997

- V. Blackburn Ð C. Moisan, La formazione continua degli insegnanti, Giunti, Firenze 1988

- Tarantini, Laureandi, dirigenti, docenti: storie diverse e uguali, in Multimedia & Internet n. 5 1998

- A. Tarantini, Coevoluzione n.9/10/11, in Informatica e Scuola, n. 2/3/4 1999

- J. Delors, Rapporto UNESCO della commissione internazionale sull’educazione, Armando, Roma 1997

 

*Docente di Psicologia presso IPSSCTS “Paolo Frisi” di Milano. Coordinatore dell’Equipe IAD (Informatica

come Ambiente per la Didattica) dell’OPPI


tri-upv.gif (1047 byte)

tri-dwv.gif (1032 byte)

HOME.GIF (399 byte)

 

Torna