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di Andrea Varani*
Da una recente indagine IARD sulla condizione del corpo
insegnante in Italia emerge una categoria pesantemente caratterizzata da un
forte grado di pessimismo. Una categoria che percepisce il contesto sociale in
cui opera e i suoi valori di riferimento come un mondo in cui cresce la
furbizia, l’improvvisazione, l’apparenza, l’importanza del denaro e in cui
cala, invece, la competenza professionale, il merito, la capacità,
l’attaccamento al lavoro, l’impegno, l’onestà e la serietà.
Pur con alcune differenze fra i diversi livelli
scolastici (i docenti dei gradi inferiori sono leggermente più ottimisti),
il dato é interessante e inquietante perché mostra, di
riflesso, lo stato d’animo e la considerazione di sé di chi lavora nella
scuola.
Credo sia inevitabile partire da questo elemento per fare
alcune considerazioni sul problema della formazione e dell’aggiornamento dei
docenti.
É ormai un dato ampiamente condiviso che
l’apprendimento negli adulti richiede, come presupposto indispensabile,
motivazione personale, disponibilità al cambiamento e interesse ad utilizzare i
saperi acquisiti. Se l’atteggiamento di fondo che permea gli insegnanti é
quello sopra tratteggiato, senza entrare nel merito delle cause che hanno
portato a questa situazione, c’é dunque da chiedersi quali effetti possano
ottenere tutti quei momenti di formazione a cui la categoria é chiamata in
questo periodo di grande cambiamento della scuola.
Riccardo Massa parlava di “angoscia rispetto ad una
destrutturazione di una situazione pregressa”, in altre parole un timore del
cambiamento che porta a vedere ogni innovazione come un peso, un problema e un
carico di lavoro in più. Solo una visione complessiva e sistemica dei
cambiamenti in atto e la consapevolezza di essere inseriti in un processo
collettivo di organizzazione che apprende, consentirebbero di utilizzare le
nuove conoscenze acquisite in modo innovativo e creativo e quindi di assumere un
positivo atteggiamento di autoformazione rispetto alle nuove esigenze. é
autoformazione, sostiene Duccio Demetrio, quella che, “pur facendo riferimento
alle risorse individuali, trae vantaggio da tutte le occasioni che si offrono,
comprese quelle vissute in interazione con altri, ma che tuttavia si riveleranno
formative soltanto grazie a un’elaborazione assolutamente privata”.
Solo sviluppando questo atteggiamento si può pensare di
mettere in grado gli operatori scolastici di affrontare i profondi mutamenti in
atto, trovando risposte adeguate alle specifiche situazioni, modulando e
adattando schemi generali senza aspettare risposte e soluzioni dall’alto, che
difficilmente possono adeguarsi a specifiche esigenze.
Altrimenti il rischio é uno scollamento fra il
dichiarato e l’agito: si verifica un adeguamento formale e nominale alle
tematiche che di volta in volta vengono proposte ma, di fatto, il sistema si
autodifende continuando ad agire come prima, con etichette diverse.
Una fase potenzialmente positiva
Si tratta di capire come e su quali settori della
categoria é possibile investire per avviare questo circolo virtuoso.
Le occasioni non mancherebbero; come mai nel passato la
scuola é investita da numerose situazioni che potrebbero innescare un
cambiamento: aggiornamento per i presidi dell’autonomia, corsi per le
abilitazioni riservate, per gli ingressi in ruolo, per le funzioni obiettivo,
concorsi di merito, valutazioni della professionalità, formazione dei futuri
docenti.
Alcuni segnali, però, non sono entusiasmanti. Abbiamo
visto tutti l’esito che ha avuto l’applicazione dell’art. 29 del Contratto
Nazionale, relativo alla valutazione della professionalità. Come buona parte
della categoria, ritengo sano e condivisibile il principio del riconoscimento
delle differenze esistenti, che si possono negare solo osservando la realtà con
lenti deformanti. Ma la banale e squalificante formula individuata per
concretizzarlo, ha svilito e ridicolizzato un principio da molti condiviso.
Peccato, avrebbe potuto essere un primo passo verso la
costruzione di una carriera anche nella scuola, elemento indispensabile per
ridare spinta e motivazione a quella consistente parte di categoria che crede
nel suo lavoro e vuole farlo bene. Il rischio é che si torni indietro di anni
nel dibattito su questo problema.
Una seconda occasione perduta sembra essere la formazione
dei nuovi docenti. Con pesante ritardo si sono finalmente attivate presso alcune
Università le Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario. I
loro piani di studio (vedi programma allegato del SILSIS di Milano) hanno colto
la complessità e l’articolazione della funzione docente, presentandosi,
almeno nelle intenzioni, molto interessanti e validi.
Finalmente si tenta di ricucire quella frattura che
rendeva zoppa la professionalità docente: da un lato una
preparazione, mediamente buona, sui contenuti
disciplinari, dall’altro la totale mancanza di competenze didattiche.
Di fatto, fino ad oggi, nell’assunzione di nuovo
personale non si faceva distinzione tra la conoscenza di una
materia e la capacità di saperla insegnare. Allo
sprovveduto neofita non restava che rifarsi ai modelli vissuti nel proprio
percorso formativo, affidandosi alla sua buona volontà di aggiornarsi e
formarsi in itinere.
L’istituzione delle Scuole di Specializzazione può
diventare occasione di una proficua saldatura tra l’ambito della ricerca e
quello della formazione, determinando un rapporto più stretto fra mondo
accademico e sistema scolastico e innescando positive sinergie sia per
l’università sia per la scuola.
L’organizzazione del corso, di durata biennale, prevede
quattro Aree fra di loro integrate:
·
l Scienze dell’educazione e formazione alla funzione
docente l’obiettivo é di promuovere conoscenze e competenze teoriche,
metodologiche e applicative in merito alla programmazione, alla conduzione e
alla valutazione dei processi di apprendimento in relazione con i processi
legati allo sviluppo cognitivo, affettivo, relazionale e personale dei giovani
·
l Contenuti formativi degli Indirizzi l’obiettivo é di
promuovere conoscenze e competenze nelle metodologie didattiche riferite agli
ambiti disciplinari di pertinenza di ciascuna abilitazione
·
l Laboratori didattici
l’obiettivo é di promuovere lo sviluppo di capacità programmatorie e
di attitudini funzionali all’esercizio del ruolo docente
·
l Tirocinio l’obiettivo é promuovere lo svolgimento di
esperienze presso istituzioni scolastiche di diversa tipologia al fine di
integrare le competenze teoriche e quelle operative.
Come si può vedere dall’impianto generale e dai temi
affrontati, il corso, che ha funzione abilitante e costituisce requisito necessario per l’accesso ai concorsi, si sviluppa
sia attraverso una formazione culturale ricca e articolata, sia con una
formazione professionale specifica. L’insieme appare adeguato alla formazione
dei nuovi insegnanti che saranno investiti dalle esigenze complesse della scuola
dell’autonomia. Un modello da prendere come punto di riferimento anche per
l’aggiornamento in itinere dell’attuale classe docente.
Purtroppo questa occasione sembra essere stata per ora
assai poco sfruttata: i corsisti sono pochi, molto al di sotto dei numeri
ipotizzati e ancor meno sono i neolaureati che hanno deciso di intraprendere
questo percorso come scelta di una futura carriera scolastica. I motivi possono
essere molti e alcuni contingenti, ma certamente questo é un altro segnale che
conferma i dati della ricerca sopra citata sulla demotivazione e sulla scarsa
soddisfazione del personale scolastico. é un’immagine sbiadita e socialmente
debole di un ruolo invece centrale per la società, che non solo permea
negativamente la scuola ma diventa anche motivo di scarsa attrazione per i
giovani che si affacciano sul mondo del lavoro. I confronti europei dei livelli
stipendiali dei docenti ne danno una cruda conferma.
C’é da chiedersi, come sottolineava in un recente
convegno Gustavo Charmet, come docenti scarsamente motivati possano a loro volta
motivare e dare senso all’esperienza scolastica di adolescenti disperatamente
alla ricerca di modelli di riferimento adulti.
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Piano di studi
del SILSIS Milano - Ambiti tematici 1. La scuola come istituzione educativa
e come sistema organizzativo 1. Problematiche e controversie sul ruolo
della scuola: il dibattito pedagogico attuale 2. La scuola come setting didattico 1. La progettazione del curricolo e la
programmazione didattica 3. Epistemologia e psicologia dei
processi di apprendimento e di insegnamento 1. I processi di apprendimento e di
insegnamento |
3. Problemi dello sviluppo e disagio
cognitivo 4. La scuola come contesto relazionale 1. La gestione della classe e le dinamiche
di gruppo 5. Problematiche educative specifiche 1. La cultura della scuola come cultura
del cambiamento sociale
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Bibliografia
- G. Gasperoni, Gli insegnanti di fronte al cambiamento,
IARD, giugno1999
- Atti del Convegno La formazione e l’aggiornamento per
l’autonomia, Provveditorato agli Studi di Milano, dicembre 1999
- R. Massa, Cambiare al scuola, Laterza, Bari 1997
- V. Blackburn Ð C. Moisan, La formazione continua degli
insegnanti, Giunti, Firenze 1988
- Tarantini, Laureandi, dirigenti, docenti: storie
diverse e uguali, in Multimedia & Internet n. 5 1998
- A. Tarantini, Coevoluzione n.9/10/11, in Informatica e
Scuola, n. 2/3/4 1999
- J. Delors, Rapporto UNESCO della commissione
internazionale sull’educazione, Armando, Roma 1997
*Docente di Psicologia presso IPSSCTS “Paolo
Frisi” di Milano. Coordinatore dell’Equipe IAD (Informatica
come Ambiente per la Didattica) dell’OPPI