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a cura di Silvana Rizzo
Ora che la riflessione sull’organizzazione di un
sistema scolastico sta diventando un passaggio obbligato per le scuole
“autonome” ci sembra interessante fare il punto della situazione con alcuni
degli istituti scolastici che si sono confrontati per primi con la cultura della
qualità e hanno impostato un lavoro di ricerca intorno alla definizione di
modello organizzativo e conseguente certificazione di qualità, secondo le norme
ISO 9000 (International Organization for Standardization).
Abbiamo deciso di iniziare questa rassegna di esperienze
con l’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e Artigianato
“Cesare Pesenti” di Bergamo, che ha ottenuto la certificazione da un Ente
esterno nel 1997.
L’ingegner Giovanni Amato, che da 19 anni dirige questo
istituto, ha volentieri accettato di rispondere alle nostre domande e fare un
bilancio dell’esperienza fino ad ora.
Quando e quanto avete iniziato a lavorare sulla qualità?
Il cammino é stato lungo, ci sono voluti più di cinque
anni, durante i quali abbiamo lavorato per costruire un modello forte di
organizzazione che ci permettesse di non ricominciare ogni volta da zero ma di
accumulare le esperienze rafforzando prassi efficaci e poter, quindi,
intraprendere successive azioni di miglioramento.
Una caratteristica del sistema qualità ISO 9000 é
quella di fare scelte. Il problema quindi non é quello di avere idee; di idee
ce ne sono sempre molte, a volte fin troppe, nelle nostre scuole. Ciò su cui va
posta l’attenzione é invece decidere per quanto tempo si intende lavorare
sopra un’idea, quante risorse si vogliono destinare, che tipo di investimento
fa la scuola. Questo porta immediatamente a fare delle scelte fra le “idee”
e a concentrarsi sulle più produttive.
Essere certificati per noi significa avere la
consapevolezza che stiamo lavorando per obiettivi: una volta individuata la
direzione verso cui andare bisogna, infatti, cercare di far convergere le
risorse rendendo coerente l’organizzazione con l’obiettivo da raggiungere;
in questo modo gli obiettivi non sono più visti come dei “cappi al collo”,
ma come stimoli per coagulare le risorse della scuola.
Potremmo dire che per noi lavorare in un’ottica di
qualità ha significato e significa lavorare sui processi e avere ben chiara la
consapevolezza che la qualità é uno strumento per migliorare la qualità.
Quali i compiti e le responsabilità della direzione?
Innanzi tutto, cosa si intende per “direzione”? é
“direzione” ogni ente che ha autorità, intesa come capacità di decidere.
Pertanto, nella scuola, tutte le figure, possono essere “direzione”: lo é
l’insegnante nella propria classe, il Consiglio di Classe, il Preside, il
Collegio Docenti, il Consiglio d’Istituto per gli ambiti in cui esplicano la
loro autorità.
Il Preside é il rappresentante della Direzione per la
Qualità e responsabile della Qualità d’Istituto.
Se la domanda é rivolta alla direzione esplicata dal
Capo d’Istituto, oltre ai compiti descritti al Cap. 1 della UNI EN ISO 9001,
c’é quello della valorizzazione e promozione del personale, che si può
sintetizzare nelle domande: “Come posso essere utile agli altri?” Ma anche:
“quali le competenze di ogni persona, utili al sistema qualità della scuola
?”.
Queste domande dovrebbero aiutarci a sviluppare la
consapevolezza del lavoro in team, sempre più necessario per la complessità
del servizio di istruzione-formazione.
Altro aspetto strategico é l’aver ben presente che il
proprio lavoro é parte di un processo continuo, nel quale ciascuno é
“cliente” e “fornitore”.
In questo contesto diventa elemento qualificante, quindi,
la cura della documentazione che da mero adempimento burocratico diventa fattore
facilitante sia per la trasparenza sia per la riproducibilità delle esperienze.
Può farci un esempio nel lavoro concreto dei docenti?
I consigli di classe e i dipartimenti disciplinari che
lavorano in sinergia.Le scelte fatte in sede di programmazione disciplinare in
termini di curricolo (individuazione dei contenuti essenziali e verifiche
parallele tra classi) sono la base su cui impostano la loro azione educativa e
didattica i consigli di classe ai quali é demandato il coniugare il curricolo
esplicito (contenuti disciplinari) e quello implicito (competenze trasversali
legate a metodo di studio/lavoro) avendo ben presente le specificità di ogni
gruppo-classe.
Più concretamente diciamo che ad inizio di anno i
dipartimenti disciplinari si fanno carico degli esiti in uscita del lavoro dei
consigli di classe e, al momento dell’elaborazione dei curricoli, oltre a
declinare le conoscenze e le competenze che si vogliono fare apprendere, pongono
un’attenzione particolare sia alle strategie di recupero degli insuccessi che
all’approfondimento/consolidamento delle eccellenze.
Valorizzazione del diverso e successo formativo di ogni
allievo, quindi, vengono resi possibili anche grazie ad un modello organizzativo
forte che permette, tra l’altro, anche ai nuovi docenti di inserirsi con più
agio nel lavoro della scuola.
Quali attenzioni per lo sviluppo di competenze non
disciplinari?
Qui si va alla mission descritta nella politica della
qualità che, come viene precisato nel contratto formativo
dell’istituto, si richiama ai valori di riferimento
della Carta dei servizi.
É importante che gli studenti sviluppino e consolidino
un saper essere inteso come capacità di rielaborare ciò che si é appreso, di
orientarsi in situazioni problematiche, di essere in grado di collaborare con
altri per operare scelte congruenti con gli obiettivi prefissati. Quindi il
momento dell’acquisizione delle conoscenze e delle competenze é strettamente
collegato con agli aspetti comunicativi e relazionali.
Da questo punto di vista un interlocutore importante é
la famiglia, alla quale la nostra scuola rivolge un’attenzione particolare,
per impostare fin dall’inizio del percorso formativo un’alleanza educativa,
che ha una delicata funzione strategica per la crescita umana e culturale dei
nostri allievi.
Vorremmo concludere con una domanda che nasce da una
certa paura, se così si può dire, delle scuole nei confronti della qualità:
qualità vuol dire perfezione? assenza di ombre? efficienza assoluta e totale?
Assolutamente no. Ho detto prima che la qualità é uno
strumento per migliorare la qualità. Il discorso sulla qualità non significa
parlare di perfezione: la qualità non é una cosa statica ma un processo di
continuo miglioramento.
Nell’organizzazione l’ottimo é il peggior nemico del
buono: se si insegue l’ottimo, non si persegue mai il buono, cioè non si
consolida mai l’esistente e si ricomincia sempre da zero, con il risultato di
rimanere fermi e di non mettere in moto alcun processo. Ogni scuola deve e può
lavorare per la qualità, perché la qualità é lo strumento del miglioramento,
da qualsiasi punto si parta e di qualsiasi risorsa di cui si disponga.