Testasinv.gif (1569 byte)

tri-upv.gif (1047 byte)

tri-dwv.gif (1032 byte)

Articolo precedente
Articolo seguente

Scuola e certificazione

Qualità: uno strumento per migliorarla

Obiettivi, difficoltà, azioni sviluppate, per migliorare la qualità in un esempio pratico:l’IPSIA “Pesenti” di Bergamo

a cura di Silvana Rizzo

Ora che la riflessione sull’organizzazione di un sistema scolastico sta diventando un passaggio obbligato per le scuole “autonome” ci sembra interessante fare il punto della situazione con alcuni degli istituti scolastici che si sono confrontati per primi con la cultura della qualità e hanno impostato un lavoro di ricerca intorno alla definizione di modello organizzativo e conseguente certificazione di qualità, secondo le norme ISO 9000 (International Organization for Standardization).

Abbiamo deciso di iniziare questa rassegna di esperienze con l’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e Artigianato “Cesare Pesenti” di Bergamo, che ha ottenuto la certificazione da un Ente esterno nel 1997.

L’ingegner Giovanni Amato, che da 19 anni dirige questo istituto, ha volentieri accettato di rispondere alle nostre domande e fare un bilancio dell’esperienza fino ad ora.

Quando e quanto avete iniziato a lavorare sulla qualità?

Il cammino é stato lungo, ci sono voluti più di cinque anni, durante i quali abbiamo lavorato per costruire un modello forte di organizzazione che ci permettesse di non ricominciare ogni volta da zero ma di accumulare le esperienze rafforzando prassi efficaci e poter, quindi, intraprendere successive azioni di miglioramento.

Una caratteristica del sistema qualità ISO 9000 é quella di fare scelte. Il problema quindi non é quello di avere idee; di idee ce ne sono sempre molte, a volte fin troppe, nelle nostre scuole. Ciò su cui va posta l’attenzione é invece decidere per quanto tempo si intende lavorare sopra un’idea, quante risorse si vogliono destinare, che tipo di investimento fa la scuola. Questo porta immediatamente a fare delle scelte fra le “idee” e a concentrarsi sulle più produttive.

Essere certificati per noi significa avere la consapevolezza che stiamo lavorando per obiettivi: una volta individuata la direzione verso cui andare bisogna, infatti, cercare di far convergere le risorse rendendo coerente l’organizzazione con l’obiettivo da raggiungere; in questo modo gli obiettivi non sono più visti come dei “cappi al collo”, ma come stimoli per coagulare le risorse della scuola.

Potremmo dire che per noi lavorare in un’ottica di qualità ha significato e significa lavorare sui processi e avere ben chiara la consapevolezza che la qualità é uno strumento per migliorare la qualità.

Quali i compiti e le responsabilità della direzione?

Innanzi tutto, cosa si intende per “direzione”? é “direzione” ogni ente che ha autorità, intesa come capacità di decidere. Pertanto, nella scuola, tutte le figure, possono essere “direzione”: lo é l’insegnante nella propria classe, il Consiglio di Classe, il Preside, il Collegio Docenti, il Consiglio d’Istituto per gli ambiti in cui esplicano la loro autorità.

Il Preside é il rappresentante della Direzione per la Qualità e responsabile della Qualità d’Istituto.

Se la domanda é rivolta alla direzione esplicata dal Capo d’Istituto, oltre ai compiti descritti al Cap. 1 della UNI EN ISO 9001, c’é quello della valorizzazione e promozione del personale, che si può sintetizzare nelle domande: “Come posso essere utile agli altri?” Ma anche: “quali le competenze di ogni persona, utili al sistema qualità della scuola ?”.

Queste domande dovrebbero aiutarci a sviluppare la consapevolezza del lavoro in team, sempre più necessario per la complessità del servizio di istruzione-formazione.

Altro aspetto strategico é l’aver ben presente che il proprio lavoro é parte di un processo continuo, nel quale ciascuno é “cliente” e “fornitore”.

In questo contesto diventa elemento qualificante, quindi, la cura della documentazione che da mero adempimento burocratico diventa fattore facilitante sia per la trasparenza sia per la riproducibilità delle esperienze.

Può farci un esempio nel lavoro concreto dei docenti?

I consigli di classe e i dipartimenti disciplinari che lavorano in sinergia.Le scelte fatte in sede di programmazione disciplinare in termini di curricolo (individuazione dei contenuti essenziali e verifiche parallele tra classi) sono la base su cui impostano la loro azione educativa e didattica i consigli di classe ai quali é demandato il coniugare il curricolo esplicito (contenuti disciplinari) e quello implicito (competenze trasversali legate a metodo di studio/lavoro) avendo ben presente le specificità di ogni gruppo-classe.

Più concretamente diciamo che ad inizio di anno i dipartimenti disciplinari si fanno carico degli esiti in uscita del lavoro dei consigli di classe e, al momento dell’elaborazione dei curricoli, oltre a declinare le conoscenze e le competenze che si vogliono fare apprendere, pongono un’attenzione particolare sia alle strategie di recupero degli insuccessi che all’approfondimento/consolidamento delle eccellenze.

Valorizzazione del diverso e successo formativo di ogni allievo, quindi, vengono resi possibili anche grazie ad un modello organizzativo forte che permette, tra l’altro, anche ai nuovi docenti di inserirsi con più agio nel lavoro della scuola.

Quali attenzioni per lo sviluppo di competenze non disciplinari?

Qui si va alla mission descritta nella politica della qualità che, come viene precisato nel contratto formativo

dell’istituto, si richiama ai valori di riferimento della Carta dei servizi.

É importante che gli studenti sviluppino e consolidino un saper essere inteso come capacità di rielaborare ciò che si é appreso, di orientarsi in situazioni problematiche, di essere in grado di collaborare con altri per operare scelte congruenti con gli obiettivi prefissati. Quindi il momento dell’acquisizione delle conoscenze e delle competenze é strettamente collegato con agli aspetti comunicativi e relazionali.

Da questo punto di vista un interlocutore importante é la famiglia, alla quale la nostra scuola rivolge un’attenzione particolare, per impostare fin dall’inizio del percorso formativo un’alleanza educativa, che ha una delicata funzione strategica per la crescita umana e culturale dei nostri allievi.

Vorremmo concludere con una domanda che nasce da una certa paura, se così si può dire, delle scuole nei confronti della qualità: qualità vuol dire perfezione? assenza di ombre? efficienza assoluta e totale?

Assolutamente no. Ho detto prima che la qualità é uno strumento per migliorare la qualità. Il discorso sulla qualità non significa parlare di perfezione: la qualità non é una cosa statica ma un processo di continuo miglioramento.

Nell’organizzazione l’ottimo é il peggior nemico del buono: se si insegue l’ottimo, non si persegue mai il buono, cioè non si consolida mai l’esistente e si ricomincia sempre da zero, con il risultato di rimanere fermi e di non mettere in moto alcun processo. Ogni scuola deve e può lavorare per la qualità, perché la qualità é lo strumento del miglioramento, da qualsiasi punto si parta e di qualsiasi risorsa di cui si disponga.


tri-upv.gif (1047 byte)

tri-dwv.gif (1032 byte)

HOME.GIF (399 byte)

 

Torna