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Handicap e formazione

Si può fare di più

Gli utenti deboli necessitano di notevoli risorse:  ad oggi il problema é lontano dall’essere risolto

di Isabella Pellicanò

Come già avevamo avuto modo di prevedere fin dallo scorso anno (cfr PRAGMA n.14 “Nuovi bisogni e nuove risposte per nuovi utenti”), il numero di allievi portatori di disagio é aumentato considerevolmente, in relazione all’innalzamento dell’obbligo. Ma é ancor più aumentato il numero di allievi disabili nella scuola superiore, in special modo nell’istruzione professionale e tecnica. In alcuni casi l’impatto é stato particolarmente forte ed ha trovato impreparati molti docenti e molte istituzioni scolastiche. Negli anni passati si é spesso assistito ad un vero e proprio scaricabarile per cui i genitori degli allievi disabili si sentivano consigliare di scegliere altre scuole e altri indirizzi perché “dotati di migliori attrezzature” o con “insegnanti di sostegno di ruolo” e quindi le richieste di iscrizione si concentravano in pochi istituti “accoglienti”. In realtà da quest’anno é stato impossibile arginare le iscrizioni di tali utenti, a causa del loro forte aumento e sono quindi aumentate le situazioni di sofferenza. Ma c’é di più, l’innalzamento dell’obbligo non ha tenuto conto delle nuove esigenze e soprattutto sono mancate le risorse umane da destinare ai disabili, stiamo parlando degli insegnanti di sostegno. In una realtà come quella milanese mancano completamente docenti specializzati e sono pochi i docenti di sostegno di ruolo, il che significa che mancano tutte le competenze necessarie ad affrontare il problema della programmazione differenziata che in tal modo viene demandata ai docenti curriculari, non in possesso di una professionalità specifica. Inoltre le ore di sostegno per allievo passano inesorabilmente dalla scuola media alla superiore, da 18 a 9 per i casi più difficili e si riducono a 4 o 5 negli altri casi. Se aggiungiamo a questo quadro desolante l’assoluta mancanza di altre figure, come gli accompagnatori, ci accorgiamo della completa mancanza di attenzione verso una fascia di utenti deboli che necessitano di grandi risorse. é per tutti questi motivi che il fastidio dei docenti verso i disabili é aumentato ancor più che in passato.

Se prendiamo poi il caso di ragazzi affetti da patologie particolarmente gravi e difficili da gestire, anche sul piano fisico, possiamo facilmente comprendere come il diritto allo studio diventi un optional.

Eppure i disabili sono una risorsa fondamentale nelle nostre classi, ci permettono di far riflettere i cosiddetti normali sul concetto di normalità e di diversità, ci permettono di far cogliere anche ai più insensibili il valore della solidarietà e della tolleranza, ma tutto deve poter avvenire senza togliere nulla a nessuno. Solo un ambiente stimolante e costruttivo può consentire l’integrazione e quando ciò avviene i disabili preferiscono rimanere nella scuola piuttosto che frequentare i corsi di formazione professionale.

Come affrontare quindi tutti i problemi di cui si é parlato? Sostanzialmente con una visione di largo respiro e una previsione dei bisogni. Il legislatore che discute di innalzamento dell’obbligo e riforma dei cicli deve saper prevedere i nodi fondamentali e cercare una soluzione prima che scoppi il caso, quindi deve provvedere a reperire e formare i docenti, non può bastare una circolare che mantenga la sola continuità didattica. é già molto rispetto al passato, ma non basta ancora. Deve stanziare risorse aggiuntive, ma partendo dal mantenimento del numero di ore di sostegno nella fase del passaggio, per consentire la piena integrazione, e soprattutto deve fornire per tempo tutte le risorse necessarie alle scuole in termini di attrezzature, facilitazioni e strumenti. Ciò significa snellire le procedure e dar loro carattere di urgenza per far s“ che le scuole, segnalate le necessità all’atto dell’iscrizione, possano avere a disposizione quanto richiesto all’inizio dell’anno scolastico. Deve aprire un tavolo di trattative con le Regioni per consentire che i disabili possano frequentare indifferentemente l’istruzione o la formazione professionale e laddove é possibile che si metta in pratica una sinergia. Perché non pensare a piani individualizzati che permettano di valorizzare le risorse degli allievi in relazione ai possibili sbocchi di lavoro, potenziando le loro abilità attraverso l’uso di laboratori e permettendo la frequenza di materie specifiche presso le due tipologie di scuole? Se la formazione professionale possiede le risorse e l’istruzione é deficitaria, perché non permettere all’allievo di frequentare alcuni laboratori presso le scuole di formazione? Al momento, almeno per quanto riguarda la Lombardia, questo é impossibile a causa della rigidità del Piano di integrazione per cui i disabili si trovano strattonati da una parte e dall’altra e in alcuni casi ci risulta che abbiano scelto la permanenza nell’istruzione professionale; ma quanto questa scelta sarà, per i casi più gravi, utile per il loro futuro inserimento nel mondo del lavoro?

D’altra parte é questo lo scopo principale per cui questi allievi preferiscono gli indirizzi professionali o tecnici e le risposte da dare devono necessariamente essere pragmatiche. Far passare dell’altro tempo significa creare enormi disagi a chi già ha dovuto sopportarne fin troppi.


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