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di Giuseppina Casto
Lo scorso giugno l’apertura della busta ministeriale
della prima prova é stata carica di attese e suspense per alunni e docenti
impegnati nelle commissioni, e le reazioni sono state diverse e, spesso,
contrastanti. Scorrendo le otto pagine é stato impossibile non avvertire una
forte perplessità, perplessità che si é accentuata durante la successiva
lettura delle tracce agli alunni. A tutto ciò va aggiunta una malcelata rabbia
per quel tema di storia che gli alunni dei professionali, i cui docenti avevano
rispettato la consegna del programma settoriale, non potevano svolgere, in
quanto privi di strumenti e conoscenze storiche adeguate. Rimbalzava, durante la
lettura, l’insistente domanda: ma ad un tecnico della gestione aziendale, di
arte e moda o d’altro, non sarebbe più opportuno permettere di dimostrare che
comprende, analizza e sintetizza un articolo tratto da una rivista finanziaria o
di settore anziché di saperlo scrivere? A questa se ne aggiungeva un’altra:
le esercitazioni svolte durante il biennio post-qualifica, per comprendere
articoli di settore, collaborando con i colleghi dell’area d’indirizzo,
offriranno ora un aiuto agli alunni per svolgere questa prima prova i cui
documenti, soprattutto nella tipologia B, sono caratterizzati da un registro
linguistico alto, da testimonianze di personaggi spesso a loro sconosciuti e,
solo in pochi casi, vicini al vissuto quotidiano? E ancora: tutte quelle
richieste che provengono da più parti della società di abituare a leggere il
giornale, quotidiano o quant’altro si voglia, per permettere all’alunno di
conoscere e comprendere ciò che accade, vengono improvvisamente tacitate da un
solo documento, tratto dal “Corriere della Sera”? Non sarebbe stato
auspicabile proporre documenti tratti anche da altre testate e un po’ più a
misura d’alunno? Scelte del genere sicuramente consentirebbero ai docenti di
valutare con maggiore serenità gli obiettivi raggiunti nella produzione
scritta, ed agli alunni di vivere l’esperienza dell’esame come la verifica
di un percorso di educazione alla scrittura.
Inoltre, rileggendo a distanza di tempo quelle otto
pagine viene da chiedersi: a cosa mai potrà servire ad un giovane che dovrà
orientarsi in un mondo del lavoro sempre più flessibile ed informatizzato il
saper scrivere un saggio breve relativo, ad esempio, all’ambito storico Ð
politico se poi non possiede le competenze necessarie per stendere, non una
relazione di bilancio, ma un semplice curriculum o, peggio ancora, non sa
decodificare correttamente le istruzioni per usare un software o le indicazioni
di una circolare di un ufficio pubblico?
Il “tarlo della domanda” si é fatto sentire anche
all’inizio di questo anno scolastico nella fase di progettazione del modulo:
cosa fare? Una risposta potrebbe essere quella di presentare alla classe quinta
le otto pagine e lavorarci per un bel pacchetto di ore, magari sfruttando gli
IDEI. Se questa risposta rischia di apparire alquanto generica e dettata
dall’urgenza di risolvere un problema immediato, il suggerimento che se ne può
ricavare é quello di progettare un curriculum, dalla prima alla quinta, in cui
sia dato un certo rilievo alle abilità relative alla scrittura, e che preveda
moduli differenziati in relazione ai vari tipi di testo ed ad obiettivi,
competenze e abilità da raggiungere e sviluppare nell’arco dei cinque anni
della scuola superiore. Questi devono essere collegati con gli ambiti
disciplinari e pluridisciplinari e con le attività del POF; infatti, anche
preparare, ad esempio, i testi di supporto al sito WEB della scuola può essere
un valido esercizio. Ogni modulo deve, secondo il momento del percorso
curricolare in cui é collocato, fornire agli alunni gli strumenti linguistici,
le competenze e le abilità necessarie a produrre vari testi, da quello più
semplice ed informale a quello più articolato e formale, sostenere
l’arricchimento linguistico e, soprattutto, permettere loro di modulare il
linguaggio ed i registri rispetto al destinatario ed alle consegne.
Perché consenta di conseguire il successo, questo tipo
di percorso deve essere sostenuto da svariati tipi di
esercizi, eseguiti anche con il supporto della
multimedialità e coordinati da interventi mirati e individualizzati da parte
del docente. La prima prova del nuovo esame di Stato presuppone dunque, oggi
ancor più che nel passato, la progettazione di un curriculum di scrittura
variegato e funzionale.