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di Vittoria Bellini
A distanza di due anni dall’inizio della
sperimentazione dell’esame di Stato, si può avviare una riflessione
complessiva per definire il percorso dell’innovazione, gli snodi, gli effetti:
l’impatto sul sistema scuola, il coinvolgimento interattivo di tutti gli
operatori scolastici, gli effetti speciali, l’utilizzo delle nuove tecnologie.
L’effetto più coinvolgente: l’inversione di tendenza del modo di lavorare
dei docenti e la conseguente trasformazione del consiglio di classe, da luogo
monolitico di incontro/scontro delle attività, dei punti di vista dei docenti
di ogni singola disciplina, con un proprio percorso, fatto su misura e
inattaccabile, a luogo di confronto e di lavoro sull’organizzazione della
didattica e del tempo scuola in relazione ai bisogni formativi ed alle esigenze
reali.
Quindi un Consiglio di classe che diventa protagonista di
una rinnovata collegialità, cioè corresponsabilità educativa perseguita
attraverso operazioni di progettualità sorrette da un setting operativo
definito e condiviso.
Tale modo di procedere ha richiesto l’introduzione di
una funzione di programmazione comune e diretta, l’adozione di scelte
educative che si sostanziano delle proposte e delle risposte fornite attraverso
un’attività didattica che sia rivolta all’intera classe, a
gruppi di studenti, individualizzata.
Tutto ciò induce ad una definizione di bisogni formativi
di carattere professionale, in relazione ai problemi dell’apprendimento, di
organizzazione dei contenuti attraverso la progettazione di una didattica
modulare, di relazione tra le esperienze curriculari ed extracurriculari per
evidenziare un’area di integrazione che realizzi in toto l’esplicitazione ed
il raggiungimento delle conoscenze, delle capacità e delle competenze da
certificare. La scelta strategica di lungo periodo che si impone in questo caso
é la formazione, sono le proposte che la scuola raccoglie dai bisogni dei
docenti e ne organizza la risposta
con corsi che finalmente soddisfano la domanda; la formazione si struttura con
metodi e tecniche innovative che fanno riferimento alla ricerca attraverso la
costituzione di gruppi di docenti che progettano, che producono documentazione e
lavorano col metodo della ricerca-azione.
E’ così che, con la centralità dello studente,
nell’esame di Stato, riacquista una nuova centralità anche il docente che
rivaluta la propria professionalità attraverso l’ampliamento di competenze di
tipo relazionale e di tipo strettamente disciplinare; ogni docente partecipa ad
un processo educativo condiviso con altri nella conduzione, nelle ragioni, nelle
scelte profonde; le competenze disciplinari si riferiscono ad un’unica
struttura professionale integrata, alle capacità di ascolto, di dialogo, alla
gestione dei conflitti. Ciò é decisivo per la collegialità e la ricerca
comune e consapevole che il consiglio di classe esprime attraverso il documento
del 15 maggio, che tiene conto anche dei rapporti con gli studenti e dei
rapporti con i genitori, degli strumenti di lavoro e degli strumenti di
verifica..
La didattica diventa quindi il cuore del percorso di
innovazione attraverso l’organizzazione a rete, modulare, lo sviluppo delle
competenze, gli approfondimenti settoriali, la multidisciplinarità.
Un punto caldo: l’impianto curricolare centrato sui
saperi che diventa il nocciolo della vera ricerca attraverso l’approfondimento
di alcuni aspetti, il ragionare per modelli o per procedure di analisi e
sintesi; ciò comporta un impianto metodologico-didattico ben definito con
strategie prescelte e modelli e metodi di analisi mutuabili da disciplina a
disciplina attraverso la comprensione dei possibili nodi critici: i modelli
concettuali e le procedure mentali, le domande inevase. Tale impostazione
comporta un livello organizzativo alto per percorsi flessibili e
un’intenzionalità progettuale che si costruisce attraverso la creazione di
costumi mentali assolutamente flessibili, un’efficace ed efficiente
collocazione delle risorse, dei percorsi e dei dati di osservazione.
E’ un percorso innovativo dunque che si basa sullo
sviluppo di competenze riferite sia ai docenti che agli studenti; in
particolare, per questi ultimi, si tratta di competenze necessarie per lavorare
nei contesti occupazionali moderni con efficacia, efficienza, soddisfazione e
sicurezza; allora si fa riferimento alle competenze di base, alle competenze
tecnico professionali, alle competenze trasversali (fonte ISFOL).
E’ così che il percorso di innovazione investe i
rapporti di relazione con gli studenti e con i saperi come
connessione tra i vissuti emozionali e gli apprendimenti,
come momenti di sviluppo dell’affettività significativa: che cosa fare e come
fare; questo comporta il rispetto delle abilità cognitive dello studente,
l’accettare la personalità dello studente piuttosto che negarla, dare una
grande rilevanza agli aspetti affettivi in chiave apprenditiva.
Un altro punto caldo é quello della valutazione che, con
l’esame di Stato, ha ritrovato una nuova dignità e può esprimersi finalmente
a più voci, in più momenti, in diverse fasi: l’osservazione, la narrazione,
l’analisi, la diagnosi, la formativa, la sommativa, l’autovalutazione. Ma la
problematica, forse, é mal impostata ?!
Le voci attraverso cui si é espresso il percorso di
innovazione, quindi, hanno coinvolto un mutamento nei processi di formazione,
nei contenuti, nei metodi, finalizzati alla nuova organizzazione della scuola:
il mutato rapporto intelligenza/emotività, la considerazione dei molteplici
stili cognitivi, una specie di condivisione sociale della conoscenza,
un’impostazione del modello scuola, flessibile e funzionale all’esigenza di
una trasformazione in senso pedagogico-didattico.
Si può affermare, pertanto, che l’esame di Stato é la
prima espressione della nuova cittadinanza che l’autonomia scolastica ha dato
alla scuola e ai suoi operatori.
Però anche questo é un altro punto caldo…