A Roma la prima rassegna nazionale dell'Istruzione Professionale
Una vetrina per l'istruzione professionale
Una mostra pensata per un pubblico interessato, ma ridotto, deve far fronte
ad una massa di insegnanti e presidi desiderosi di informazione e formazione
di Lucia Frigerio
In alcune scuole molti docenti non ne sapevano pressocché nulla, in altre (non poche) ne erano venuti a conoscenza proprio all'ultimo momento, in altre ancora (soprattutto quelle più lontane) si era valutato che i costi (in termini di tempo e in termini di denaro) fossero troppo elevati e che, comunque, sarebbero stati attivati altri canali informativi e di trasmissione dei materiali. C'era anche chi pensava che non si sarebbe trattato di un'occasione particolarmente significativa dal punto di vista della novità e della quantità dei materiali prodotti, ritenuti già noti e forse anche superati.
A tutta prima, la Rassegna di supporti didattici prodotti per il rinnovamento dell'Istruzione Professionale svoltasi a Roma dal 10 al 21 ottobre 1994 poteva dare l'idea di una vetrina allestita per il mondo esterno che, bontà sua, l'avrebbe visitata e che vi avrebbe trovato l'immagine di un settore di scuola italiana poco conosciuto, ma certo interessante per molti aspetti di innovazione e sperimentazione didattica.
E' anche molto probabile che chi, all'interno dell'istruzione professionale, ha deciso e ha avuto l'opportunità di andare a visitare la mostra pensasse di dare con la sua partecipazione una mano alla credibilità e al prestigio di quel settore.
E invece no: il "popolo" dei professionali, un po' come quello dei fax, si è mosso, ha captato il segnale di richiamo della Rassegna e, affrontando anche trasferimenti defatiganti, si è ritrovato al Museo delle Arti e Tradizioni Popolari all'EUR in numero certamente assai superiore alle aspettative più rosee degli organizzatori, per i quali, in alcune situazioni, il successo di adesione alla rassegna si è quasi tramutato in inadeguatezza delle risposte ricettive e funzionali.
L'attesa, sulle scale, per segnalare il proprio nome e quello della propria scuola alla reception (gestita con squisita gentilezza e vera professionalità dalle studentesse degli Istituti romani) ha smorzato solo in parte l'interesse per i materiali esposti negli stand. Questi ultimi si sono rivelati davvero troppo piccoli per contenere, anche a turno, la processione di presidi e docenti. D'altro canto, la ricca produzione di aggiornamento disciplinare curricolare e per il recupero socio-culturale, a volte anche corredata da software applicativi e multimediali come quello di accompagnamento ai materiali relativi al Laboratorio di organizzazione e gestione dei servizi ristorativi, o il programma Testimonanze d'Arte ha ripagato pienamente la pazienza e la fatica dell'attesa.
Se ancor più affollati e scarsamente capienti si sono rivelati gli spazi per le comunicazioni di presentazione e illustrazione dei materiali stessi agli addetti ai lavori delle singole discipline, è indubbio che gli argomenti trattati hanno suscitato un interesse e una voglia di dibattere le tante questioni importanti di epistemologia e metodologia didattica, che certamente non si esaurirà.
E i materiali? E' vero che nell'invito arrivato alle scuole era stata esplicitata la modalità della prenotazione, ma molte scuole non hanno potuto inserire il proprio nominativo nell'apposito programma perché il computer era andato in tilt a causa dell'immissione massiccia di richieste.
Allora: successo della grande rassegna d'ottobre, senza dubbio, ma forse meno gratificante di quel che avrebbe potuto essere se ci fosse stata un migliore previsione della partecipazione reale.
Si è visto che il popolo dei professionali vuole saperne di più, vuole migliorare ed essere più efficiente nella sua offerta di formazione, è disposto a riqualificarsi anche a prezzo di fatica e impegno consistenti. E' necessario allora fornirgli risposte adeguate, soddisfare le sue richieste di aggiornamento e professionalità, utilizzando anche le grosse vetrine, come quelle dalla Rassegna, in modo più razionale, produttivo e mirato. Si potrebbe altrimenti correre il rischio di ridurre l'efficacia dei grandi sforzi organizzativi di una parte e delle eccezionali disponibilità collaborative dell'altra.
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