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Come nasce il nuovo corso post-qualifica
Questo nuovo percorso articolato nasce con una proposta sperimentale diffusa attraverso la C.M. 135 del 21/5/91 quando, in quello stesso a.s. 90/91, sta per concludersi il primo triennio sperimentale Progetto '92. L'intento è esplicito: rispondere all'esigenza di modificare i programmi e gli orari dei corsi post-qualifica, coerentemente con il rinnovamento del corso di qualifica; rilanciare l'Istruzione professionale adeguando la formazione dei giovani alle nuove esigenze del mondo del lavoro, realizzando un curricolo che integri finalità e obiettivi di carattere formativo generale e professionale di base, di competenza dell'Istruzione professionale, con quelli paralleli, ma più operativi, specifici della Formazione professionale, di competenza della Regione.
Quali sono le sue finalità
La riorganizzazione del curricolo è finalizzata a colmare le carenze della formazione avvertite dai giovani che intendono proseguire gli studi dopo il raggiungimento della Maturità Professionale, ma soprattutto ad offrire maggiori possibilità di sbocchi lavorativi, rapportandosi alla realtà del territorio regionale e alle sue esigenze, oltre che alle istanze formative di valenza nazionale, grazie alla polivalenza formativa raggiunta con la riforma del triennio, arricchita dall'acquisizione di una professionalità definita. Pertanto diventa indispensabile la collaborazione con la Regione, che viene favorita dalla stipula di una Intesa generale fra il Ministero Pubblica Istruzione e la Conferenza dei Presidenti delle Regioni, in data 16/2/94, "per la conclusione di accordi regionali e provinciali in materia di integrazione dei sistemi formativi, con particolare riguardo anche al riconoscimento della valenza professionale dei curricoli integrati".
La struttura e l'organizzazione oraria del curricolo
Nel curricolo si integrano due pacchetti formativi. Il primo comprende la I area, delle discipline comuni di formazione umanistica e scientifica, di 15 ore settimanali, con il seguente orario:
Un confronto tra le due ipotesi
Il nuovo ordinamento scolastico del biennio post-qualifica si assume il compito di fornire i presupposti per l'acquisizione dell'identità professionale attraverso un effettivo accesso al sapere professionale e indica come proprio referente fondamentale le organizzazioni produttive da cui dipende sia per i contenuti da trasmettere, sia per realizzare esperienze di tirocinio. Per questo i nuovi curricoli del biennio post-qualifica puntano ad un incontro sinergetico con le risorse proprie della Formazione professionale regionale, attraverso un percorso integrato.
Qualora sorgano difficoltà (non meglio precisate!) nel realizzare i corsi integrati, l'Istituto professionale gestisce direttamente la III area, con autonomia organizzativa, amministrativa, didattica e finanziaria, senza venir meno agli obiettivi e alle caratteristiche specifiche della stessa, possibilmente d'intesa con organismi produttivi. Indicazioni più dettagliate in merito si possono trovare nella CM 284 del 16/9/91, Modalità di gestione della III area, relativa proprio all'ipotesi surrogatoria.
Vengono date indicazioni normative in merito alla programmazione, alle professionalità da conseguire, agli obiettivi formativi, alle tipologie di intervento, alla quantificazione delle ore per ogni tipo di intervento, al personale chiamato a svolgere gli interventi formativi e alla sua retribuzione, alla definizione della spesa e alla procedura di deliberazione degli organi collegiali.
Nella tabella sottostante mettiamo a confronto il modello di corso integrato della Regione Lombardia con quello del corso surrogatorio previsto dal Ministero.
Dov'è la differenza?
Il Ministero non ha ancora riconosciuto giuridicamente ed economicamente la figura del coordinatore (il Tutor?) necessaria per l'integrazione delle iniziative dei due ordinamenti coinvolti nell'intervento formativo, oltre che per corrispondere ad altre specifiche richieste previste da nuove norme per lo svolgimento degli esami di maturità , come da CM n° 150 del 13/5/93. Nel testo del DM 15/4/94 in proposito compare solo la laconica affermazione: "A tal fine verranno individuate le più congrue forme di collaborazione tra i rappresentanti della scuola e della Regione". Non si può tacere il grave onere che l'organizzazione del corso surrogatorio fa ricadere sul capo di Istituto e sui docenti e nemmeno ignorare la grande discriminazione fra gli Istituti e le classi che possono accedere ai corsi surrogatori, piuttosto che a quelli integrati, attivati solo da poche Regioni. Ma l'aspetto che più differenzia le due ipotesi è proprio nella certificazione dell'area di professionalizzazione e nel suo valore. Nella tabella è evidente la rilevanza della portata nazionale del diploma regionale; invece, per il corso surrogatorio possiamo riscontrare solo che è oggetto di apposita attestazione da parte dell'Istituto. Così, nel DM che sancisce il passaggio a ordinamento del corso sperimentale, si dice: "ciascun Istituto certifica, congiuntamente al conseguimento del diploma di maturità, gli ambiti di specifica professionalità frequentati dagli allievi". Fermo restando il valore dell'esperienza maturata dagli studenti nel frequentare il corso, alla fine, solo questo? E' legittimo farsi carico di tanto lavoro... per nulla?
| CORSO INTEGRATO | OPZIONE SURROGATORIA | |
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| ATTIVAZIONE E ORGANIZZAZIONE | E' affidato dalla Regione ad un Centro di Formazione Professionale che definisce specifiche intese con gli Istituti Professionali per attuare l'integrazione e l'ottimizzazione delle risorse; è inoltre promosso solamente per alcune figure professionali. | L'organizzazione è compito specifico del Preside coadiuvato da docenti che abbiano particolari esperienze in ambito produttivo; presuppone una programmazione attenta alle offerte occupazionali del territorio, alle strutture e al personale a disposizione. |
| STRUMENTI E METODI | Il Direttore del Centro di Formazione è responsabile dell'attuazione dei percorsi di Formazione Professionale, a prescindere dalle sedi o dai luoghi di svolgimento delle attività. Il piano di attività è definito attraverso una microprogettazione che presenta obiettivi, contenuti e metodi di realizzazione dello stesso. Verrà utilizzata prevalentemente la metodologia attiva: il metodo dei casi, la simulazione di situazioni reali, l'utilizzo di documenti il più possibile originale, lezioni frontali, esercitazioni individuali e collettive. | Si richiede l'intervento di consulenti esterni, escludendo le persone in possesso del solo titolo di studio e non inserite concretamente in attività di lavoro; è possibile ricorrere a docenti particolarmente competenti, ma in ogni caso a personale di ruolo che abbia esperienza significativa nel mondo della produzione. Il piano di attività dovrà prevedere diverse tipologie di intervento: esperienze di scuola-lavoro, simulazione aziendale, lezioni frontali ecc.; ogni attività va programmata e quantificata in un monte ore definito. |
| FINANZIAMENTO | La copertura dei costi rientra nell'ambito del finanziamento del piano annuale di Formazione Professionale e, in parte, nell'ambito del finanziamento delle iniziative con il contributo dei Fondi Speciali Europei. | La spesa graverà sul capitolo 2481 del Ministero e quindi sul capitolo 11 del bilancio di ciascun Istituto. |
| COORDINAMENTO | Per il coordinamento viene previsto: a) un gruppo di coordinamento costituito da funzionari del Ministero e dell'Assessorato all'Istruzione Formazione professionale; b) gruppi di progetto per ogni area d'intervento, costituiti da due docenti per ogni Istituto Professionale, docenti della formazione professionale per ciascuna area formativa, un esperto nelle metodologie di progettazione e di valutazione, un esperto del Ministero con funzione di coordinatore per gli aspetti di raccordo tra il percorso scolastico e il percorso di formazione professionale. Inoltre, la Regione Lombardia, nella scheda informativa sull'attuazione del Progetto Intesa, specifica che, data la complessità dell'intervento formativo, è prevista la presenza di due coordinatori (uno dell'Istituto e uno del Centro di Formazione professionale) che devono garantire l'integrazione fra le Competenze Integrate e le Competenze Specifiche. Nella convenzione fra il singolo Istituto Professionale e il Centro di Formazione professionale a cui la Regione lo abbina, viene definito il numero delle ore da dedicarsi al coordinamento e anche la retribuzione delle stesse | Non è prevista alcuna forma di coordinamento né di retribuzione per questa attività, ma soltanto contratti di prestazione d'opera di diritto privato per il consulente e compensi come da articolo 3 comma 10, DPR 399/88 per le prestazioni del personale di ruolo incaricato di svolgere attività delimitate e saltuarie di insegnamento. |
| VALUTAZIONE | Ne è responsabile la Regione. Peraltro, essendo il curricolo integrato, il DM del 15/4/94 stabilisce che i risultati finali o intermedi della III Area debbano concorrere alla valutazione degli alunni in sede di scrutinio di ammissione agli esami di Maturità. Il Progetto Intesa della Regione Lombardia prevede: la valutazione d'ingresso dei prerequisiti e delle competenze della qualifica professionale; la valutazione formativa in itinere; la valutazione di fine primo ciclo di formazione (fine 4° anno); la valutazione formativa in itinere durante il 5° anno; la valutazione alla fine del 5° anno per esprimere un giudizio sulla professionalità raggiunta ai fini della valutazione per l'ammissione all'esame di maturità; una prova finale di qualifica , secondo la L.R. 95/80, che potrà svolgersi anche dopo la maturità, alla presenza di una commissione esterna. | E' operata di concerto fra consulenti esterni, Preside o un suo rappresentante e un docente della classe appartenente all'area di indirizzo. Non si esprime in un voto, ma in un giudizio di fine anno sulle abilità operative e le attitudini professionali maturate. Può essere formulata su apposite schede proposte dal Ministero e allegate alla C.M. 11803/B/1/H del 31.12.92. Per la classe V il giudizio sulla terza area è uno degli elementi per l'ammissione alla maturità. Alla fine del percorso di formazione può essere fatta svolgere, contemporaneamente alla maturità o prima di questa, una prova d'esame con una commissione eterogenea composta dal consiglio di classe, dagli esperti esterni e da non meglio precisati rappresentanti delle categorie produttive. |
| CERTIFICAZIONE | Dopo il superamento della prova finale verrà rilasciato un diploma di qualifica professionale della Regione Lombardia, valido in tutto il territorio nazionale. | Attestato di professionalità. |
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