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La differenza dei corsi integrati e di quelli surrogatori si manifesta anche alla fine del percorso scolastico, alla maturità: nel primo caso gli allievi giungono a un punto intermedio del corso regionale, e riprenderanno a settembre con moduli specialistici presso i Centri di formazione professionale e con lo stage di 200 ore in azienda, mentre nel secondo caso la fine del corso statale e la fine dell'esperienza professionalizzante sono concomitanti, e gli impegni delle verifiche finali si assommano, determinando un notevole e faticoso carico di lavoro per gli studenti.
Siamo di fronte a un nuovo caso di diversità di trattamento, e ancora una volta i corsi surrogatori mostrano uno svantaggio.
Vediamo se è possibile rovesciare di segno la situazione, cioè fare di necessità virtù, facendo in modo che le concomitanze diventino sinergie.
In primo luogo è necessario che i moduli professionalizzanti siano parte veramente integrante del quarto e del quinto anno, un capitale di cultura spendibile anche alla maturità, e non un'appendice estranea, mal conosciuta dagli insegnanti statali, soprattutto delle discipline dell'area comune, ma purtroppo anche delle materie tecniche. Tutte le programmazioni devono essere strutturate anche in vista di questa parte del corso, e per questo serve una figura riconosciuta di coordinamento, in modo che tutti i docenti trovino un luogo di programmazione il più possibile comune, e gli studenti siano portati a pensare i saperi appresi nei due ambiti come sinergici.
Il secondo punto di attenzione è l'elaborazione della tesina richiesta dall'ordinanza che regola gli esami di maturità: si tratta del lavoro fondamentale del quinto anno e dell'elemento centrale del colloquio di esame, e per questo deve essere scritta dagli studenti utilizzando tutto quanto hanno appreso sulla professione per la quale hanno studiato, compresi i moduli del corso surrogatorio e lo stage, durante il quale hanno potuto finalmente confrontarsi per un tempo abbastanza lungo con il mondo produttivo reale. In tal modo i due carichi di lavoro smettono di sommarsi semplicemente, e duramente, sulle spalle del nostro maturando, ma si integrano offrendogli una chance ulteriore per sostenere al meglio un buon esame.
Ovviamente, se la commissione di esame è al corrente delle particolarità dei nuovi programmi, e se accetta di sobbarcarsi il lavoro di leggere veramente le tesine e di farne davvero il punto centrale del colloquio. Ma questa è tutta un'altra storia ...
DICONO DI LORO
Gli esami sono temibili anche per i meglio preparati, perché il più stupido tra gli stupidi può fare domande a cui il più saggio tra gli uomini non è in grado di rispondere.
(Charles Colton, Lacon)
Esame di maturità. Inveire contro.
(Gustave Flaubert, Dizionario dei luoghi comuni)
Esame, dal latino examen, ago della bilancia; da un ant. ex-ag-s-men, composto di ex- e la radice di ago, "condurre", "ciò che si conduce fuori".
(Giacomo Devoto, Avviamento alla etimologia italiana)
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