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di Cristina De Amicis e Isabella Pellicanò
L'idea di una raccolta di dati relativa agli esiti e all'organizzazione dei corsi di
recupero (IDEI) è molto presente a tanti docenti della scuola superiore.
Ma la specificità degli istituti professionali rende ancora più interessante la lettura
che si può fare di tali dati. Lo scorso anno le maggiori critiche erano infatti rivolte
all'obbligo di tenere corsi di recupero in orario aggiuntivo. Fortunatamente quest'anno
sarà possibile interrompere le lezioni fino a due settimane per sostituirle con gli IDEI.
Molti collegi hanno dovuto fare i conti con tutti gli aspetti didattici e amministrativi
dell'attuazione dei corsi. Proprio perché ci sembrava utile svolgere sia un monitoraggio
sui corsi di recupero dello scorso settembre che su quelli che si terranno nel corso
dell'anno abbiamo inviato un questionario consistente in 14 domande a 75 scuole
sull'intero territorio nazionale.
Ci ha risposto circa un 20% in tempi molto brevi, a significare quanto sia sentito il
problema ma come l' 80% stia ancora "pensando" a come attuarli e ad interpretare
la normativa.
Ovunque i corsi di recupero si sono tenuti in settembre per circa due settimane in orario
di lezione e senza spese aggiuntive per le scuole ¤ ma d'altra parte con quali soldi
avrebbero potuto pagarli? In due casi le scuole hanno aperto i battenti una settimana
prima solo per quegli allievi che dovevano "riparare" e in un caso proseguendo
nella prima settimana ufficiale delle lezioni. Quasi tutti non hanno prolungato i corsi al
pomeriggio, probabilmente per evitare un immediato carico defatigante per allievi già
fortemente disagiati. Quasi tutti gli insegnanti, senza differenziazione di disciplina,
sono stati impegnati nella maggior parte dei casi per tutto il proprio orario cattedra. Il
dato più significativo è che in nessun caso si è proceduto per aree disciplinari o per
abilità trasversali. _ un dato che deve farci riflettere, perché nel biennio acquista un
significato di tradizionalità e di completo appiattimento su schemi che sono in aperto
contrasto con lo spirito del Progetto '92. Ma se dalle parole e dalla teoria passiamo ai
fatti, quale scuola può organizzare lezioni trasversali se fin dai primi giorni di
lezione il corpo docente non è completo? E come si può fare ad organizzare un orario che
preveda compresenze ¤ poniamo tra le materie di area linguistica ¤ se poi gli insegnanti
di lingue hanno un così elevato numero di classi? Si tratta di fare le nozze con i fichi
secchi anche questa volta. Anche questa volta si devono far convivere elementi di
populismo con esigenze di professionalità, e nonostante la fantasia degli insegnanti
certi contorsionismi si rivelano impossibili, con dati di fatto alla mano. L'unica deroga
alla classica lezione di ripasso è avvenuta in alcune scuole in cui i corsi sono stati
tenuti a classi parallele, non si sa se per sopperire alla mancata nomina di alcuni
docenti o proprio per tentare di uscire dagli schemi.
Il monte ore è stato in media di 10 ore con punte massime di 12 e minime di 6, sempre per
disciplina. La valutazione data ai corsi di settembre è stata per oltre il 50% negativa,
solo in un caso buona ed in pochi casi sufficiente. Si potrebbe quindi azzardare un
giudizio su ciò che è stato: i docenti si sono dovuti adeguare loro malgrado a
quest'altra novità, non dimostrando una grande fiducia e cercando di fare il possibile,
senza eccessi però.
Che cosa ci attende?
L'adeguamento senza impennate è evidente dalla scelta del quadrimestre operata dal 90%
delle scuole, che per il 70% lo ripartiscono poi in bimestri. Lo stesso numero prevede poi
la stesura di un "pagellino" o scheda di valutazione che però non viene nella
quasi totalità portato a conoscenza delle famiglie e serve solo in parte per inviare gli
studenti al recupero. Ma a cosa serve una scheda di valutazione se i valutati non ne
vengono resi partecipi? Non si rischia di ridurre tutto ad ulteriori formalismi
burocratici? Il rischio che corriamo sembra proprio evidente. E lo studente, l'oggetto
forse soggetto di tante dissezioni valutative, in fin dei conti cosa ne ricaverà? Come si
dovrà comportare, cosa ne sarà di lui? Il problema non sembra sia stato ancora preso in
considerazione.
La totalità delle scuole ha deliberato nuovi interventi integrativi che si svolgeranno
per lo più in due periodi e come sempre per gruppo classe. Verranno utilizzate in appena
il 10% le ore di area di approfondimento ed in parte altre ore retribuite come IDEI; nel
restante 90% verranno interrotte le lezioni per consentire lo svolgimento dei corsi, a cui
dovranno partecipare solo gli studenti ad essi destinati. Nel 50% dei casi la valutazione
dei corsi sarà fine a se stessa, nel restante 50% sarà valida ai fini del quadrimestre.
Ma qui si deve fare una precisazione: molti collegi docenti hanno deliberato la
sospensione dell'attività curricolare nella convinzione che quei giorni fossero
"dovuti" dai docenti e non dovessero quindi comportare retribuzioni aggiuntive.
Da una più precisa interpretazione della normativa si evince invece che per contratto i
docenti devono svolgere un minimo di 200 giorni, mentre il calendario ne prevede 214
proprio per consentire lo svolgimento degli IDEI (209 per le Terze, che hanno diritto a 5
giorni di corsi integrativi in meno, tanto per non fare differenze!), i 14 giorni dovranno
essere retribuiti agli insegnanti che svolgeranno interventi integrativi.
Anche quest'anno quindi vi sarà una gran confusione, e a farne le spese saranno ancora
una volta gli studenti e i docenti che continueranno a deliberare a inizio d'anno
attività che poi non potranno essere svolte nei termini previsti.
E siamo solo all'inizio...
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