Articolo precedente |
Articolo seguente |
|---|
Questo nuovo anno scolastico sarà migliore del precedente? "Le norme contenute nella circolare ministeriale 293 del 02-09-'95 si iscrivono nel più generale disegno volto a rafforzare l'autonomia progettuale delle singole istituzioni scolastiche..."; "In tale prospettiva le scuole possono programmare l'intera durata dell'anno scolastico..."; "In relazione alle suindicate iniziative il consiglio d'istituto...".
La circolare sugli esami
Le difficoltà per rendere questo anno scolastico migliore esplodono immediatamente quando si passa dalla fase della comunicazione a quella dell'analisi dei nodi strutturali che compaiono nella circolare.
L'autonomia scolastica è sicuramente un grande obiettivo ma la costruzione dell'autonomia trova molte resistenze in tutti i settori del mondo scolastico, e non solo in quelli.
Per realizzare l'autonomia della scuola sono necessarie regole che permettano nei fatti di favorire l'autonomia progettuale delle istituzioni scolastiche e impediscano continui episodi di improvvisazione e lacerazione del già martoriato tessuto scolastico nazionale.
L'autonomia non è solo un problema di finanziamenti, è soprattutto un problema di formazione del personale della scuola e di una coerente partecipazione delle forze sociali alla vita della scuola. Il Ministero della Pubblica Istruzione, nella Circolare Ministeriale 273 del 4 agosto '95 (che accompagna il testo della legge n°352 dell' 8 agosto '95 sull'abolizione degli esami a settembre) richiama alla necessità che (oltre ad apposite competenze dei Capi di Istituto che favoriscano l'adozione di criteri omogenei nell'attuazione degli IDEI) siano previste per il personale docente "organiche azioni formative".
Infatti gli interventi educativi didattici e integrativi mettono in gioco tutta l'organizzazione scolastica e i docenti, i quali, non potendo più contare sugli esami di riparazione, deve farsi carico subito della situazione di difficoltà dell'alunno, individuandone le cause e, di conseguenza, i rimedi.
In tale prospettiva le scuole, i collegi docenti, possono e devono programmare per l'intera durata dell'anno tali interventi con criteri autonomamente definiti.
Il collegio e i consigli di classe devono pensare ad un rinnovamento della didattica, che affiancherà alla trasmissione dei contenuti interventi mirati allo sviluppo di metodi, abilità e autonomia.
Il modello della lezione frontale, ad esempio, non dovrebbe essere preminente: se si vuole sviluppare negli alunni un'adeguata autonomia di studio, occorrono itinerari di apprendimento personali e diversificati.
Il recupero
Attuare momenti di recupero significa attuare momenti di coinvolgimento, di orientamento, di rinforzo, di arricchimento.
Sembra dunque di poter affermare che il recupero deve far parte della didattica ordinaria, deve essere attuato in itinere da ogni docente, deve far parte della programmazione disciplinare e deve essere inserito coerentemente nella programmazione del consiglio di classe e del collegio docenti. Bisogna stabilire in quale momento dell'orario settimanale attuare il recupero, in quale periodo dell'anno scolastico, con quali modalità nella gestione del corso e se con l'interruzione o meno della prevista programmazione disciplinare.
Le ore di approfondimento
Non bisogna poi dimenticare che negli istituti professionali le 4 ore di approfondimento, soprattutto nel biennio, hanno la specifica finalità di realizzare il recupero metodologico e di superare le carenze di base.
E' opportuno tornare alla circolare 293/95 e pensare al problema degli altri interventi di orientamento e approfondimento, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, per gli alunni che hanno un livello di apprendimento giudicato sufficiente dai consigli di classe.
Come quantificare queste risorse? E quali risposte possono venire da un ministero costretto a tagliare corposamente i finanziamenti alla tanto auspicata innovazione della scuola, per la quale si preconizza addirittura l'autonomia?
E poi, ancora, come decidere quali discipline debbono essere coinvolte per il recupero, quali classi, soprattutto nel Professionale in cui il terzo e il quinto anno sono terminali?
Siamo poi certi che l'autonomia degli istituti nel determinare questi aspetti didattici e organizzativi sia il modo migliore per risolvere il problema?
E' poi così facile provvedere nel corso dell'anno scolastico ad un'organizzazione degli alunni per livelli e non per classi, ad una scansione flessibile delle lezioni con eventuali interruzioni dello svolgimento dei programmi curricolari, salvo restando l'obbligo di assicurare almeno 200 giorni di effettive lezioni a tutti gli alunni? Tutto questo in una situazione con classi che vanno da 25 a 30 alunni, con spazi insufficienti, con risorse precarie, con orari di 40 ore settimanali e con calendari scolastici decurtati tutti gli anni dai più svariati motivi di ordine gestionale, sociale e elettorale.
E che dire poi della mobilità del personale, del tardivo completamento degli organici e del prolungamento talvolta esasperato di orari scolastici provvisori? Insomma, tutto questo non favorisce certo l'autonomia, anche dove ci sono precise volontà di costruirla partendo dal singolo istituto.
Inoltre chissà se il piano di fattibilità del consiglio di istituto e le sue indicazioni vengono tenuti nella giusta considerazione dal Collegio docenti?
E' possibile pensare che un docente già retribuito per il suo orario cattedra possa percepire una retribuzione oraria facendo recupero in fase di interruzione delle normali attività didattiche?
La circolare 293/95, ultima delle disposizioni ministeriali per quanto concerne gli IDEI, è solo una parziale indicazione per la risoluzione dei tanti problemi che affliggono la scuola secondaria italiana, la cui soluzione è stata spesso al centro delle richieste dei lavoratori della scuola, che non si sono mai limitati a chiedere solo aumenti retributivi, ma hanno perseguito finalità tese a migliorare l'istituzione chiedendo autonomia, formazione, aggiornamento.
Articolo precedente |
Articolo seguente |
|---|