PROFESSIONALI E RIFORMA
Un' emergenza nazionale che richiede risposte adeguate
Il malessere della scuola
Elementi e motivi di scontento nella diffusa e generalizzata protesta
degli insegnanti italiani
di Chiara Zavarise
La protesta degli studenti, la frustrazione degli insegnanti, il disorientamento delle famiglie: tutta la scuola italiana attraversa un momento di profondo malessere che va molto oltre le cause contingenti e che pone con forza la 'questione-insegnanti'.
Il referendum organizzato dai sindacati firmatari del contratto della scuola tra i loro aderenti ha avuto una stretta maggioranza di 'sì'. Considerando la ridotta rappresentatività di questi sindacati e la scarsa partecipazione degli iscritti al referendum possiamo ritenere che solo una piccola minoranza degli 800.000 insegnanti ha esplicitamente approvato il contratto. E gli altri?
Mugugnano, si arrabbiano, si cercano, si dissociano, lottano, sono depressi, si informano, fanno proposte.
Come sempre nella scuola il passaggio delle informazioni è difficile, ma nonostante ciò circa 15.000 insegnanti hanno partecipato allo sciopero con manifestazione a Roma del 24/11 indetto dai vari comitati e coordinamenti contro il contratto che sono sorti spontaneamente in tutta l' Italia.
Per molti, poi, più che l'adesione a una linea sindacale (che non c'era), si trattava di dare voce a una protesta e a un disagio che fatica a trovare espressione compiuta.
Perché gli insegnanti non sono per niente contenti di come stanno andando le cose.
Sono state introdotte molte innovazioni, che rischiano di passare in modo confuso e contraddittorio, senza né discussione, né coinvolgimento, né possibilità di controllo.
L'aumento degli alunni per classe che specialmente nei professionali incide dolorosamente sulla qualità del lavoro, la restrizione del diritto di sciopero, l'istituzione di figure di struttura, referenti e coordinatori nell'organizzazione scolastica dai compiti e ruoli non ben definiti, una certa mistica della valutazione, la burocratizzazione accentuata, la modifica della progressione di carriera, la pretesa di dare autonomia alle scuole accentrando tuttavia le scelte fondamentali che ne impediscono di fatto l'attuazione sono i principali elementi della protesta.
Lavorare con ragazzi che sempre più escono da 'famiglie senza padre', inteso per padre un modello di autorità e di vita, è già molto difficile; non basta essere operatore culturale, e i ruoli si fanno più complessi. Se a ciò si aggiungono i compiti più disparati che la nuova funzione docente vorrebbe prevedere, la frustrazione diventa dilagante.
E che dire della remunerazione?
L'insegnante-precettore, esempio di virtù per i suoi allievi, ha delle reticenze a parlare di soldi, quasi fosse un argomento troppo meschino. Altri si sottopongono a faticose corveé per accedere ai premi del fondo incentivante. Ma se dobbiamo ridurre gli stipendi a tutti per premiare qualcuno, forse una lotteria sarebbe più gradita.
In uno studio commissionato da un sindacato di insegnanti statunitense ad un'azienda di indagini conoscitive e pubblicato da F. Nelson e T. O'Brien (How U.S. Teachers Measure Up Internationally, 1993) vengono paragonate le diverse retribuzioni calcolate in dollari Usa e convertite in unità paritarie di potere d'acquisto, in modo da tener conto del valore reale degli stipendi in relazione alle possibilità di spesa effettive.
Ecco la classifica:
| Austria | 42.424 dollari |
| Germania | 39.555 |
| Francia | 39.233 |
| Usa | 34.213 |
| Spagna | 33.566 |
| Inghilterra | 32.709 |
| Italia | 21.566 |
Questo livello di retribuzione così basso dà anche la misura della considerazione attribuita in Italia alla scuola e alla formazione: in futuro, chi vorrà fare l'insegnante a queste condizioni, con la prospettiva di bassi stipendi, frequenti cambiamenti di sede di lavoro, scarso credito sociale?
Rispetto a un contratto che ha lasciato tutti insoddisfatti, molte sono le proposte che nascono dalle scuole e dai coordinamenti spontanei: alcuni rifiutano in toto le figure di sistema, altri le vorrebbero elette dal Collegio, tutti sembrano respingere la progressione di carriera legata a queste forme di aggiornamento e alle pubblicazioni, poiché si considera un punto nodale della società civile la qualità diffusa della formazione.
Molti sono contrari a pagelline, schede e Pei imposti dall'alto e spesso raffazzonati.
Tutti, infine, chiedono aumenti salariali.
Le proteste hanno assunto molte forme: in alcune scuole i corsi di recupero sono stati organizzati sospendendo le lezioni e convocando solo gli alunni da recuperare, pagando i relativi insegnanti e tenendo gli altri a disposizione, anche a casa. In altre gli insegnanti si rifiutano di partecipare alle varie commissioni, astenendosi dalle attività che non siano strettamente connesse alla funzione docente. Molti non compilano pagelline né partecipano ai corsi di recupero. In varie scuole, poi, sono stati eletti rappresentanti di base al di fuori dei sindacati essendoci una vacatio legis dopo il referendum sul contratto.
Assemblee e presidii raccolgono centinaia di insegnanti che vogliono essere consultati nelle decisioni che li riguardano e riguardano scelte strategiche per il futuro del paese.
Non è facile, e nemmeno possibile, arrivare ad una piattaforma comune, tuttavia la protesta sta montando ovunque.
Sappiamo che non ci sono risposte semplici ai problemi complessi, ma anche questa è un'emergenza nazionale, forse meno clamorosa, ma non meno decisiva.