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Attraverso gli occhiali del preside

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Ma come sono diversi questi docenti!

Elitari, storici, diligenti, irregolari, marginali, contrappositivi: ecco il catalogo delle tipologie insegnanti

di Marco Masuelli*

 

L'istituzione delle "funzioni obiettivo" è un nuovo strumento strategico dell'organizzazione scolastica e una buona occasione per riflettere sulla questione sempre più urgente dello sviluppo professionale dei docenti. Bisognerà ora incominciare ad avviare una nuova fase nella gestione delle dinamiche che influenzano, nelle scuole, i comportamenti professionali dei docenti al fine di una politica di sviluppo e di qualificazione delle prestazioni che supporti le trasformazioni in senso autonomistico dell'organizzazione scolastica.

Torna utile, a questo proposito, una riflessione derivante dall'osservazione dei cambiamenti in atto nel corpo docente. Quali sono le aree di opinione, i gruppi informali di docenti che è dato intravedere nelle realtà scolastiche attualmente più dinamiche sul piano dell'innovazione organizzativa?

Lo scopo dell'individuazione di questi gruppi non è quello di classificare i comportamenti professionali ma quello di riconoscerli e conoscerli sulla base del loro rapporto con i processi di cambiamento, al fine di offrire chiavi di lettura per interventi mirati ad effettive innovazioni sul piano organizzativo.

Tentiamo una definizione provvisoria di tali tipologie insieme ad una breve descrizione delle loro caratteristiche:

·         Il gruppo elitario o delle eccellenze

·         Il gruppo storico

·         I diligenti disponibili

·         I diligenti non disponibili

·         Gli irregolari

·         I marginali

·         I contrappositivi

Il gruppo elitario (o delle eccellenze) è sempre costituito da docenti professionalmente molto preparati e ad alta vocazione didattico-educativa. Essi hanno forti motivazioni professionali, senso di appartenenza, capacità progettuale, leadership riconosciuta nei confronti degli studenti e dei colleghi. I loro interessi culturali sono, in modo elevato, al servizio della professione docente nel senso che cultura ed attività professionale tendono ad identificarsi in un patrimonio unitario. Peraltro, tali docenti sono anche capaci di svolgere nella scuola gli umili lavori del quotidiano e di farsi carico dei problemi che comportano impegni da cui volentieri gli altri rifuggono.

Essi sono consapevoli della loro "superiorità" professionale, ma non ne fanno oggetto di potere nei riguardi degli altri. E’ naturale pertanto che essi facciano opinione, più e meglio degli altri. Un'opinione che conta ed è quasi sempre decisiva. Come tutte le élite tendono a chiudersi in una cerchia molto coesa ma anche ristretta di adepti; per entrarvi occorre essere preparati a pagare alcuni prezzi: disponibilità, maggiori responsabilità, più lavoro; il tutto in cambio di poco, spesso di niente, fatta salva la consapevolezza - consolidata nei singoli e nel gruppo - del valore che il lavoro svolto assume all'interno della scuola.

La loro disponibilità nei confronti dei colleghi, dunque, non è né strumentale, né interessata, ma esclusivamente professionale: in quanto tale esige una sostanziale reciprocità negli interessi, nell'elaborazione progettuale, nella ricerca, così come nella collaborazione di ogni giorno. Il rapporto di questi docenti con il capo di istituto è normalmente di collaborazione molto stretta.

Il gruppo storico è quasi sempre composto da persone che, nel corso degli anni, hanno accumulato molteplici benemerenze dimostrando, con il loro impegno, la "fedeltà" all'istituzione scolastica in cui operano, con la quale, quindi, sentono di avere un profondo rapporto di identificazione. Talora non esente da eccessi, come nella concezione "proprietaria" che alcuni di tali docenti hanno dei progetti cui sono preposti, o dei laboratori che sono incaricati di dirigere (quello di scienze o di informatica, ad esempio), o degli impegni particolari che essi assolvono da tempo per conto dell'organizzazione (l'orario!).

Sul piano del rinnovamento professionale sono disponibili a mettersi in gioco solo fino ad un certo punto, fino a quando cioè l'innovazione non li obbliga a ripartire da capo. Altrimenti si sottraggono, chiamano in causa l'età (spesso per altro ancora giovane), l'anzianità nella scuola, il credito accumulato che dovrebbe loro risparmiare le fatiche di certi nuovi tirocini. Anche il loro rapporto con il capo di istituto è condizionato da un'intenzione di complicità: qualche "vantaggio" e riconoscimento (classi meno difficili, orario un po' più comodo, esenzione dai verbali, ecc.) in cambio di una sostanziale fedeltà. Non sempre, nelle scuole fortemente innovative, il gruppo storico è capace di fare opinione, perché in realtà è disperso, frantumato per interessi diversi, tanto che alcuni suoi componenti sono frequentemente anche altrove.

E’ assai probabile che con le ulteriori notevoli innovazioni organizzative che l'autonomia comporterà questo gruppo sia destinato a scomparire.

I diligenti disponibili sono assai numerosi nelle scuole innovative. Si tratta di docenti molto bravi per sensibilità professionale, preparazione, interessi, competenze didattiche. Si aggiornano volentieri, partecipano con vivacità alle iniziative, svolgono con molta diligenza i compiti loro assegnati, normalmente ampliano la loro attività professionale al di là del dovuto; se richiesti sono, appunto, disponibili a svolgere incarichi anche complessi e tali da comportare talune responsabilità. La loro vocazione professionale è autentica, sentono la necessità del miglioramento come un dovere e non un'imposizione; offrono contributi utili e positivi all'interno dei gruppi di lavoro.

La loro autonomia professionale però è modesta, difficilmente seguono un progetto in tutta la sua complessità; esigono supporto, aiuto, quasi non si considerassero sufficientemente all'altezza. Collateralmente al moderato livello di autostima professionale, la loro attitudine a lottare per una linea o per un'opinione è fragile, precaria, certamente inferiore al livello della loro competenza didattica.

Anche il loro rapporto con il capo di istituto è segnato da una cifra comportamentale che è più di attesa delle disposizioni, anche complesse o "irrituali", che di proposta autonoma.

I diligenti non disponibili rappresentano probabilmente tuttora, anche nelle scuole molto avanzate nell'innovazione, il gruppo più numeroso. Si tratta di docenti, com'è agevole comprendere, che limitano il loro impegno professionale a quanto ritengono sia indispensabile per parte loro nella gestione del rapporto di lavoro: diligenza didattica e operativa, decoro professionale, misura, prudenza sono i tratti caratteristici del loro lavoro, che normalmente non è contrassegnato da slanci, divergenze creative, originalità, adagiato com'è sulle abitudini routinizzate, sugli orari scanditi in modo sempre uguale.

Essi "soffrono" l'innovazione anche se razionalmente la ritengono necessaria; pertanto tendono a chiudersi di fronte alle proposte di cambiamento. Potenzialmente sono un fattore di inerzia limitante, ma in realtà la loro coesione è fragile per debolezza argomentativa, inconsistenza di prospettive, assenza di strategie di gruppo. Di norma, infatti, non smentiscono una linea di indirizzo della scuola soprattutto quando questa veda impegnato il capo di istituto o un altro leader school in prima fila, piuttosto tendono a frenarne sotterraneamente l'adozione o l'accentuazione attraverso comportamenti passivi e attendisti.

Gli irregolari rappresentano uno spaccato assai interessante delle scuole di oggi, almeno quelle in cui sono in atto significativi processi di cambiamento. Essi infatti sono, in genere, portatori di qualità professionali anche pregevoli dal punto di vista delle idee progettuali, o della capacita di seguire certi aspetti dell'organizzazione, o di applicare talune competenze assai specialistiche che, per altro, non disdegnano di mettere al servizio dell'attività scolastica. Non a caso sembra che tale tipologia sia più diffusa fra i docenti che praticano anche un'attività professionale esterna alla scuola.

Tuttavia il loro modo di operare è fortemente squilibrato e asimmetrico: tanto è apprezzabile in certi ambiti quanto carente si presenta in altri, magari anche vitali sul piano didattico-educativo. Si pensi, ad esempio, a grosse carenze di tipo relazionale e nella gestione della mediazione didattica, o all'incapacità di lavorare proficuamente con gli altri; oppure, al contrario, si pensi ad elevate attitudini comunicative e di animazione d'ambiente connesse con modestissime qualità professionali e propositive. Il loro apporto, quindi, pur essendo quasi sempre potenzialmente foriero di valore aggiunto nell'attività delle scuole, è tuttavia di difficile gestibilità, o per gli eccessi di protagonismo o per lo scarso grado di compatibilità con l'impostazione generale e di assorbimento nel contesto organizzativo.

Spesso infatti gli "irregolari" danno l'impressione di essere poco capaci di una lettura sistemica dell'organizzazione scolastica, di trascurarne aspetti qualificanti pur di affermare il loro punto di vista o il loro stile di comportamento. Nelle riunioni collegiali, pertanto, possono svolgere anche ruoli negativi, antagonistici, in particolare nei riguardi di capi di istituto che abbiano una forte leadership culturale ed organizzativa, aggregando intorno alla loro leadership episodica gli interessi, affatto diversi, di chi non vuole cambiare. Altre volte, invece, possono essere i naturali portatori dell'idea vincente che apre un processo importante per il futuro della scuola.

Insomma, gli "irregolari" sono, nelle scuole di oggi, un paradosso a tutto campo; anche nel riuscire ad essere o apparire gruppo organizzato pur essendo un insieme di soggetti con pochissime autentiche consonanze e comuni interessi.

Il gruppo dei marginali, a dispetto del nome, è assai spesso abbastanza numeroso, per quanto, di norma, non incida nella vita della comunità scolastica per l'assoluta inconsistenza dell'azione dei suoi componenti. La debolezza delle competenze didattico-pedagogiche, le difficoltà spesso insormontabili ad operare con gli alunni, soprattutto quelli più difficili, la modestia, in genere, dell'impianto culturale e delle capacità relazionali di cui essi dispongono, li rendono sostanzialmente estranei alla vita delle scuole, pur essendone essi in tutto dipendenti.

Nelle attività di gruppo e collegiali la loro partecipazione è sempre carente sul piano propositivo, mentre tende ad adeguarsi al clima ed agli orientamenti dominanti quando si tratti di esprimere formalmente una valutazione.

Il loro rapporto con il capo di istituto e i docenti di punta è esclusivamente formale, per quanto non esente da qualche stizzoso risentimento.

I contrappositivi, normalmente limitati a pochissime unità, sono soggetti alquanto particolari nell'organizzazione scolastica. A volte si tratta di docenti che svolgono un lavoro del tutto accettabile (se non addirittura apprezzabile) sul piano didattico ed educativo, e forniti di una preparazione che, pur non eccelsa, è tuttavia dignitosa. Altre volte, invece, si tratta di docenti con scarsa professionalità e modestissima cultura. Non di rado diventano "contrappositivi" docenti "irregolari" che si ritengono sottostimati dal capo di istituto o traditi in qualche loro aspettativa importante, anche illusoria o velleitaria. In tutti i casi l'atteggiamento dei contrappositivi è di costante antagonismo solo per la tendenza a recitare la parte di chi non è d'accordo, comunque e sempre.

La loro attitudine antagonistica li rende per certi versi invisi o, al contrario, molto graditi a seconda dei modi e delle circostanze con cui viene gestita. Tuttavia, i "contrappositivi", al di là delle apparenze, sono soggetti in genere poco competitivi poiché non amano le fatiche proprie che la competizione comporta sul piano dell'elaborazione progettuale e della gestione delle iniziative, limitandosi essi per lo più ad esercizi dialettici, ad esibizioni retoriche alquanto prevedibili che, non di rado, hanno tuttavia effetti assai negativi perché finalizzati a demolire senza alternative. Il loro atteggiamento influenza negativamente il clima depressivo e nevrotico da cui le scuole spesso sono affette.

Manca dunque ai "contrappositivi" la capacità di capire il senso del limite proprio di una posizione senza sbocchi e di trasformare in pensiero originale la propria inclinazione a non essere d'accordo, poiché essi quasi fatalmente diventano prigionieri del personaggio che si sono costruito.

Il problema è che, se non opportunamente neutralizzati, i contrappositivi - anche in numero ridotto - possono bloccare interi processi faticosamente avviati, per la presa paralizzante che la loro azione ha sul piano emotivo nei confronti dei soggetti più fragili e incerti.

E’ difficile se non impossibile stabilire la consistenza di ciascun gruppo all'interno delle scuole nell'attuale fase di cambiamento; la situazione, infatti, è profondamente diversa da scuola a scuola, al punto che neppure tutti i gruppi sono rilevabili all'interno di ciascuna realtà. Infatti, questo modello di lettura si riferisce alle scuole in cui i processi di innovazione sono in corso da alcuni anni ed hanno già significativamente inciso nelle abitudini operative e nelle modalità organizzative profonde.

Come già si è rilevato, tuttavia, la chiave interpretativa qui proposta fa riferimento ad una situazione di cambiamento innovativo indotto da un processo riformatore, come quello in corso; pertanto, essa sembra utile per comprendere alcune dinamiche, neutralizzandone gli effetti negativi e, al contrario, valorizzarne quelli positivi. Operazione oggi fortemente necessaria per stabilire una corretta partenza delle attività operative delegate alle nuove figure professionali introdotte attraverso le funzioni-obiettivo.

Linee di azione per lo sviluppo professionale dei docenti

E’ evidente che assume grande rilevanza nell'organizzazione scolastica l'individuazione dei soggetti che devono rivestire i nuovi ruoli funzionali agli obiettivi dell'autonomia. Dall'apporto delle persone che ne saranno investite dipenderà in buona misura il successo delle innovazioni e del cambiamento organizzativo. Dunque, occorrerà sempre più fare i conti con le condizioni di ambiente che determineranno le scelte nei confronti delle varie persone. E del tutto evidente è anche che i soli parametri della competenza professionale e della disponibilità personale a rivestire tali ruoli stabiliti dal contratto, pur necessari, sono del tutto insufficienti a garantire un risultato di successo, se, nel contempo, non sarà individuato l'impatto che le nuove funzioni avranno all'interno delle dinamiche gruppali nello specifico di ogni singola organizzazione scolastica.

Collateralmente, la semplice investitura di compiti nei confronti di nuovi soggetti non comporterà un decisivo miglioramento dell'organizzazione scolastica se specularmente non verrà effettuata una continua azione di sviluppo professionale ad ampio raggio nei riguardi dei docenti che tenga conto delle effettive condizioni di praticabilità e di efficacia dei vari interventi. Per coltivare questa prospettiva sarà fondamentale quindi un'azione mirata ad intervenire sulle dinamiche gruppali nella direzione che consegue dalle seguenti operazioni:

l  l'area delle élite con l'ingresso di molti soggetti appartenenti al gruppo dei "diligenti disponibili", attraverso operazioni di accreditamento, valorizzazione, rafforzamento dell'autostima, investitura di compiti, visibilità delle funzioni rivestite;

l  controllare il grado di coesione delle élite ed il clima interno, ponendo attenzione al rischio dell'autorefenzialità che tende a "contaminare" ogni aristocrazia professionale, cristallizzandone i ruoli e la percezione dell'identità professionale;

l  tendere a trasformare progressivamente l'area delle élite, da avanguardia ristretta del rinnovamento, circoscritta alle eccellenze, in gruppo professionale ampio, accreditato e riconosciuto;

l  tentare di dissolvere la consistenza del gruppo storico, come luogo obbligato di autoelezione e di confluenza dei valori professionali riconosciuti, ponendo i soggetti che ne fanno parte di fronte a nuovi compiti e a nuove responsabilità, e sottraendo alla percezione che essi hanno del proprio status professionale la rendita di posizione dei crediti accumulati attraverso l'anzianità di appartenenza all'istituzione;

l  attribuire agli "irregolari" compiti che inducano percorsi di autoformazione e di miglioramento diffuso dei comportamenti professionali, evitando che essi assumano ruoli contrappositivi;

l  neutralizzare il gruppo dei "contrappositivi" evitando tensioni polemiche e battaglie frontali.

E’ abbastanza agevole comprendere che quasi nessuna azione correttiva, integrativa, migliorativa nei confronti dei marginali e dei diligenti non disponibili è destinata a produrre significativi risultati nel breve periodo. Non dei primi, perché di essi sarebbe necessaria una ricostruzione completa della professionalità; non dei secondi, perché essi hanno deliberatamente stabilito di attestare le proprie prestazioni professionali entro un quadro circoscritto di impegni, che non comporta sforzi, tensioni, spirito di ricerca.

Gli uni e gli altri, però, possono essere "non avversari" nelle situazioni di cambiamento, che richiedono, per lo sconvolgimento o anche per il solo mutamento parziale degli assetti tradizionali, la massima aggregazione e la maggior consistenza possibile della massa critica. Per questo scopo l'unica azione possibile resta quella di rendere sempre del tutto trasparenti sia gli obiettivi dei progetti sia le operazioni necessarie per realizzarli. Di qui la necessità di un'informazione interna capillare, ampia, analitica, che non lasci margini di ambiguità e di incertezza rispetto alla natura dei percorsi individuati e da intraprendere.

Inoltre, non è detto che l'area dei "diligenti non disponibili" non possa essere erosa attraverso interventi ad personam che sappiano motivare i docenti professionalmente più preparati.

In estrema sintesi si può affermare che la chiave del successo di un'azione di governo volta ad innalzare il livello generale delle competenze organizzative in funzione di un cambiamento migliorativo consiste nell'ampliamento delle responsabilità, delle leadership, dell'appropriazione diffusa dei valori locali, che sono, nel loro insieme, gli ingredienti oggi necessari per una pratica efficace di sviluppo professionale nelle scuole.

 

* preside all'Ipscts " C. I. Giulio" di Torino

 

 

CAPACITà PROGETTUALE

Autonomia progettuale

Visione del sistema

Capacità di lavoro in equipe

Leadership fra i pari

Identificazione professionale

Spinta all’innovazione

Gruppo di elite

Elevata, propositiva, creativa

Elevata, autocentrata rispetto alle responsabilità

Elevata, ampia, capace di problematizzare

Elevata, autorevole, convincente

Elevata, selettiva

Elevata, molto consapevole

Elevata, continua, convinta

Gruppo storico

In genere elevata

Abitudinaria e tarata sulle procedure note

Condizionata da alcuni stereotipi

Accreditata per status

Diversificata secondo i soggetti

Legata ai crediti acquisiti

Diversificata in base agi impegni

Diligenti disponibili

Buona, propositiva

Debole  piuttosto incerta

Discretamente ampia

Modesta, poco incisiva

Elevata propositiva

Elevata e consapevole

Elevata, convinta costante

Diligenti non disponibili

Modesta e poco disponibile a mettersi alla prova

Non rilevante, né significativa

Non rilevante

Non consapevole rispetto alle esigenze

Adattiva e per lo più acquiescente

Limitata e sfuggente

Assente o nascosta o puramente passiva

Irregolari

Diversificata a seconda degli interessi

Squilibrata seconda a delle questioni

Frammentaria e incompleta

Differenziata secondo i casi

Incostante e irregolare

Molto autoreferenziale

Settoriale

Marginali

Insignificante

Nulla

Inesistente

Nulla

Insignificante

Molto modesta

Assente

Irregolari

Non sperimentata

Non sperimentata

Settaria e parziale

Molto differenziata secondo i casi

Dispersiva

Precaria e fortemente critica

Incostante, velleitaria

 

 

 

 Autonomia e offerta formativa

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Le opportunità e gli spazi dell'organico funzionale

E’ indispensabile poter disporre di risorse di personale aggiuntive se si vuole davvero attuare il P.O.F.

di Francesco Antonio Malaspina*

 

Non si può certo dire, oggi, che la scuola non sia dotata di strumenti per fornire adeguate risposte alle numerose istanze provenienti dall'utenza. E’ necessario sottolineare, però, che esiste una sostanziale differenza tra ciò che una scuola è un grado di offrire e gli strumenti che vengono utilizzati per organizzare, veicolare e finalizzare l'offerta formativa.

Sul primo punto si può affermare che la ricchezza dell'offerta formativa dipende dalla vivacità umana, professionale e culturale di docenti, non docenti, studenti, famiglie e dirigenti scolastici che operano in un determinato istituto. Non esiste infatti un'offerta formativa uguale per tutti, perché essa è strettamente legata alle esigenze dell'utenza che vive ed opera in un dato contesto socio - culturale, in un determinato territorio.

Se queste sono le premesse, l'organico funzionale diventa lo strumento privilegiato per realizzare l'autonomia nelle diverse istituzioni scolastiche. E’ noto che negli ultimi anni l'offerta formativa delle scuole si è via via diversificata, per i contenuti proposti, per la metodologia usata, per gli strumenti utilizzati. Risulta consequenziale che se l'organico funzionale libera delle risorse (non meno di 54-72 ore su 100-110 unità di insegnanti) esse possono essere utilizzate per rendere più efficace, articolato e puntuale l'intervento formativo delle scuole.

Quali sono dunque i traguardi che l'organico funzionale consente di raggiungere? Senz'altro, si è detto, una maggiore efficacia nel conseguimento delle finalità e degli obiettivi propri dei percorsi formativi dell'istituto scolastico, oltre alla valorizzazione e allo sviluppo delle esigenze formative del territorio, attraverso una maggiore flessibilità di gestione delle risorse e dell'organizzazione del servizio.

All'Istituto "Paolo Frisi", ad esempio, le risorse dell'organico funzionale sono state utilizzate in: corsi curricolari, corsi sperimentali, attività integrative, attività di orientamento e di recupero, esperienze scuola - lavoro, iniziative di raccordo con il territorio. Sotto il profilo organizzativo si può realizzare: adattamento dell'orario, diversa articolazione della durata delle lezioni, suddivisione del gruppo classe, impianto modulare dell'insegnamento, organizzazione pluridisciplinare della didattica (copresenze), didattica per progetti ecc. Ciò consente anche di valorizzare compiutamente le diverse professionalità presenti tra docenti e non docenti e di veicolarle là dove l'attività formativa lo richiede. Sempre a titolo di esempio, si allega la scheda di rilevazione delle disponibilità dei docenti, elaborata al "Paolo Frisi" e utilizzata per costruire l'organico. Volendo entrare più nel dettaglio, un piano dell'offerta formativa che privilegi il rapporto scuola - lavoro non può non prevedere almeno una cattedra con 4-6 ore di riduzione per consentire al docente di: organizzare una rete stabile di rapporti tra scuola e aziende, organizzare gli stage, raccogliere informazioni sulle opportunità di lavoro; interagire con enti ed istituzioni pubbliche, monitorare l'attività stessa.

Se il POF comprende la certificazione esterna delle competenze linguistiche, non si può non prevedere una cattedra di lingua con una o due ore di riduzione che il docente può destinare a tale attività. In un'istituzione scolastica che intende fornire servizi al territorio alcune cattedre dovranno essere comprensive di ore di lezione da svolgere al mattino e di ore che il docente può impegnare al pomeriggio o alla sera per corsi di lingue, corsi di informatica, laboratori manuali ecc.

Nel caso in cui il POF comprenda attività di recupero o di aiuto allo studio per gli studenti bisognerà prevedere 10-12 cattedre con riduzione di 1 o due ore destinate al "tutoraggio di materia". Infine, con un P.O.F. comprendente servizi diversificati destinati a pluralità di utenze, non si può non prevedere almeno in una cattedra una riduzione di 7-9 ore per il monitoraggio dell'intera attività formativa.

Questi e tanti altri esempi possono dare l'idea delle opportunità e degli spazi che l'organico funzionale apre alle istituzioni scolastiche. E’ ovvio che il computo delle ore da destinare a queste o quelle attività dipende esclusivamente dal tipo di offerta formativa che l'istituzione scolastica consapevolmente intende offrire alla propria utenza.

Quali possono essere, a questo punto, nel breve e medio periodo gli elementi, le circostanze che possono vanificare la efficacia strumentale dell'organico funzionale rispetto all'offerta formativa?

Da un punto di vista generale di sistema, non sempre le istituzioni scolastiche hanno quella capacità progettuale e quella consapevolezza delle proprie potenzialità che possono consentire loro da allocare efficacemente le risorse al momento opportuno a questa o a quella attività specifica. Anche l'attuale sistema di reclutamento del personale docente e non docente non consente di reperire, specie ad inizio d'anno scolastico, le professionalità necessarie per caratterizzare meglio l'offerta formativa delle istituzioni scolastiche; la stessa normativa sulla mobilità del personale aggrava ulteriormente tale situazione.

Ma c'è anche da chiedersi che cosa accadrà quando l'organico funzionale sarà esteso all'intero sistema scolastico, infatti non è detto che si riesca a disporre di quel 2-3% di risorse di personale in più per scuola se la tendenza attuale è quella di una inesorabile, anche se lenta, diminuzione del personale delle scuole, così come previsto anche nella legge Finanziaria in preparazione per l'anno 2000. E’ quindi ancora una volta di più necessario che lo Stato investa nella scuola e la metta in grado davvero di formare cittadini consapevoli e preparati.

 

* preside all'Ipsscts "P. Frisi" di Milano

 

Istituto professionale per i servizi commerciali turistici e sociali

             Paolo Frisi

             Via Otranto angolo Cittadini 1 - 20157 Milano                                                                         Cod. Fisc. 80127550152

               Telefoni 02-3575716/8 - Fax 02-39001523

 

Nome _______________________ Cognome __________________________________________

Materia d'insegnamento ____________________________________________________________

 

E’ disponibile ad avere una cattedra con orario insegnamento e/o approfondimento superiore a 18 ore ?

Indicare il numero (max 6h)

       no        N° ore 

E’  disponibile ad avere una cattedra con solo ore di insegnamento senza ore di approfondimento?

       no

E’  disponibile ad avere una cattedra con solo ore di approfondimento da impiegare in progetti attuativi del P.O.F.?                no

E’  disponibile ad avere una cattedra in cui ci siano in parte ore di approfondimento?             no

Fino a 2h  4h  6h  8h  altro

E’  disponibile ad utilizzare parte del suo orario di insegnamento nel T.I.C. sulla base del progetto approvato dal Consiglio di Classe?                no

Fino a quante ore?              N° ore

E’ disponibile ad avere una cattedra mista tra Milano e Bresso?               no

E’ disponibile ad avere una cattedra mista diurno/serale?               no

E’ disponibile a cumulare ore settimanali della sua cattedra per insegnamenti o attività diurne/pomeridiane/serali  per studenti o per adulti, per corsi di lingua, argomenti monotematici, per attività di laboratorio, culturali, pratiche concordate con la presidenza ed in attuazione del P.O.F.?

Se la risposta è affermativa fino a                       N. 1 ora settimanale

                                                                       N. 2 ore settimanali      

                                                                       N. 3 ore settimanali

                                                                       N. 4 ore settimanali

                                                                       Pomeriggio

                                                                       Sera

Indicare quale attività

E’ disponibile a svolgere attività di copresenza?              no

Per quante ore?                  N° ore

 

DATA ________________       FIRMA _______________________________________________

 

ATTENZIONE: i dati riportati in questa scheda costituiscono ulteriori informazioni per l'assegnazione delle cattedre sulla base del P.O.F..

 

 

Il sistema EDA

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Verso una nuova offerta formativa per gli adulti

Corsi di alfabetizzazione, 150 ore e Istruzione secondaria superiore

di Liliana Borrello

 

Viviamo ed operiamo in una società caratterizzata da continui e profondi cambiamenti culturali sociali e tecnologici, che vede le imprese impegnate in una sistematica revisione dell'attività e dell'organizzazione per non essere espulse dal mercato globale.

Tale crescente complessità della società, la flessibilità del mercato del lavoro ed i rapidi cambiamenti delle professionalità presuppongono nei lavoratori livelli qualificati di cultura e competenze, periodicamente aggiornati e potenziati per consentire loro una partecipazione attiva a tale processo. Un tempo l'eccellenza professionale era determinata dalla alta specializzazione oggi, invece, è vincente una buona formazione di base che favorisca le autonomie individuali di riconversione professionale e di acquisizione di nuove competenze lungo tutto l'arco della vita.

La Conferenza di Amburgo del luglio '97 ha riconosciuto il diritto dell'adulto al conseguimento delle conoscenze di base e delle abilità necessarie nella società moderna in forte trasformazione, il diritto alla formazione permanente in considerazione della profonda trasformazione dell'assetto economico e produttivo. Ciò inevitabilmente determina per i lavoratori una esigenza continua di formazione e, a volte, addirittura di "riconversione professionale".

Tale realtà impone un grosso impegno per il mondo dell'Istruzione e della Formazione che si deve organizzare per fornire proposte formative adeguate a supportare la formazione continua dell'individuo. Oggi non esiste più "un tempo per andare a scuola un tempo per lavorare" in successione sequenziale, i diversi momenti si alternano e si integrano in un bisogno continuo e sistematico di acquisizione di nuovi saperi.

In tutti i Paesi Europei vi è un forte impegno per l'adozione di politiche di investimento, che consentano di fornire a tutti gli individui le competenze richieste da un contesto lavorativo in continua evoluzione culturale e tecnologica, e per l'individuazione di modelli formativi più idonei al conseguimento di tale obiettivo.

Per la realtà Italiana di particolare interesse su questo tema è quanto viene indicato nel Patto sociale per lo sviluppo e l'occupazione, infatti l'allegato 3 prevede l'impegno del Governo "... a predisporre un progetto specifico e risorse mirate per la sperimentazione e la messa a regime di un sistema di educazione per gli adulti, sul quale avviare il confronto e la sperimentazione, d'intesa con le forze sociali e con le rappresentanze delle Regioni e degli Enti locali. Tale progetto, da collocare nell'ambito della formazione integrata, avrà caratteristiche di integrazione, modularità, interdisciplinarietà e flessibilità, per consentire percorsi formativi personalizzati, e prevederà inoltre una certificazione integrata e il riconoscimento di crediti, spendibili nei percorsi di studio e nel mondo del lavoro... . Per rispondere ai fabbisogni formativi dei lavoratori e delle aziende Governo e Regioni assicureranno un'offerta formativa integrata tra università, scuole e centri di formazione professionale, che potrà trovare un punto di riferimento nei Centri Territoriali per l'educazione degli adulti, opportunamente integrati dall'apporto delle strutture della formazione professionale e dell'università. Tale offerta formativa sarà organizzata in modo da sostenere l'inserimento lavorativo delle fasce deboli del mercato del lavoro...".

Può essere interessante fornire qualche informazione sulla situazione attuale dei Centri Territoriali Permanenti, istituiti ai sensi dell'Ordinanza ministeriale n.455 del 29 luglio 1997. Tali Centri hanno raccolto e integrato le precedenti esperienze dei corsi di alfabetizzazione e dei corsi per lavoratori, rappresentano, sotto l'aspetto organizzativo, l'insieme dei servizi e delle attività di istruzione e di formazione degli adulti presenti su un territorio di dimensione distrettuale.

Le attività e i servizi per gli adulti vengono svolte su più sedi, anche non scolastiche, e sono coordinate dal Centro Territoriale, che ha come riferimento amministrativo e didattico una istituzione scolastica della fascia dell'obbligo e come coordinatore responsabile il suo capo d'istituto.

Sotto l'aspetto funzionale i Centri Territoriali Permanenti sono luogo di concertazione, di lettura dei bisogni formativi, di progettazione e di organizzazione delle iniziative di istruzione e formazione in età adulta, per l'alfabetizzazione culturale e funzionale, il consolidamento e la promozione culturale, la rimotivazione e l'orientamento, l'acquisizione e il consolidamento di conoscenze e competenze specifiche, di pre-professionalizzazione e/o riqualificazione professionale.

Le attività che si svolgono sono di due tipologie: corsi lunghi di istruzione, corsi brevi/moduli di carattere monografico.

Al termine delle attività è previsto il rilascio di titoli, certificazioni o attestazioni dei crediti formativi acquisiti.

L'accesso ai Centri Territoriali è gratuito. Possono accedere alle attività dei Centri gli adulti di qualsiasi età e condizione e viene data la precedenza a coloro che intendono conseguire la licenza elementare o media.

Il Centro si avvale di docenti messi a disposizione dal provveditorato agli studi e dagli operatori messi a disposizione da altri soggetti pubblici o assunti con contratto d'opera.

Il 1998/99 è stato l'anno in cui i Centri hanno preso effettivamente l'avvio in forma diffusa su tutto il territorio nazionale, riorganizzando e comprendendo anche molte delle esperienze per gli adulti dei precedenti ordinamenti.

Può essere significativo soffermarsi su alcuni dati relativi all'attività realizzata nel precedente anno scolastico: sono stati attivati circa 700 corsi di alfabetizzazione (scuola primaria) su 2/3 dei Centri, circa 1700 corsi delle 150 ore nel 95% dei Centri, con una utenza complessiva di 53.000 adulti.

Altri 97.000 adulti hanno potuto fruire presso i Centri di corsi brevi o a carattere modulare con tematiche monografiche varie in cui hanno prevalso quelle di alfabetizzazione informatica e linguistica.

L'innalzamento dell'obbligo scolastico e la tipologia di offerta formativa proveniente dagli utenti spostano, senza dubbio, l'attenzione per la realizzazione dei Centri verso gli istituti di istruzione secondaria superiore, ed in particolare verso gli istituti professionali e tecnici.

Questi istituti sono da tempo impegnati nella formazione per gli adulti con corsi mirati al conseguimento della qualifica, del diploma o all'inserimento in livelli intermedi dei percorsi dell'istruzione secondaria superiore, e vi sono esperienze e potenzialità che potrebbero essere molto interessanti per la riorganizzazione dell'offerta formativa per gli adulti

E’ importante procedere alla realizzazione del sistema EDA (Educazione Degli Adulti) predisponendo gli strumenti normativi finalizzati a promuovere interventi mirati a fornire stabilità, competenze e strumenti al settore.

 

 

Uno sguardo oltre la siepe

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Autonomia negli Istituti tecnici

Il progetto di autonomia di un Istituto Tecnico Commerciale: intervista al preside Benedetto Di Rienzo*

A cura di: Giuseppina Casto e Mauro Riboni

 

Benedetto Di Rienzo è dirigente scolastico dell'ITC Tosi di Busto Arsizio, dove ha da tempo attuato una costante ricerca di sperimentazione realizzando molteplici iniziative innovative, espressione di quella capacità di autonomia nel gestire la complessità dei rapporti che caratterizza oggi il sistema dell'istruzione e della formazione. Il progetto per l'autonomia sperimentato nello scorso anno scolastico ne è un esempio.

Abbiamo perciò chiesto al dirigente scolastico di illustrarcene i caratteri essenziali, ben sapendo, come lui ci premette, che tutto è pubblicato sul sito Internet che lo stesso istituto gestisce da tempo.

Da subito il prof. Di Rienzo ci spiega che l'Istituto è una delle 160 scuole che sul territorio nazionale hanno sperimentato una nuova e diversa organizzazione del curricolo nel biennio definito dell'autonomia e dell'orientamento.

Ciò ha portato anche a rivedere il sistema organizzativo e didattico e ha messo in moto gli strumenti di autonomia anche per tutti gli altri progetti che caratterizzano la complessità dell'Istituto.

Aggiunge poi che, con l'autonomia scolastica, è parso opportuno definire e collocare le diverse attività in un contesto che permetta di superare la tradizionale organizzazione didattica, a partire dal riordino del calendario scolastico.

"Perciò - sottolinea - abbiamo ideato una complessa articolazione del nostro progetto che prevede:

·         biennio dell'autonomia e dell'orientamento

·         adattamento del calendario scolastico

·         progetto finalizzato a contrastare la dispersione scolastica

·         progetto finalizzato a contrastare la dispersione nelle classi prime

·         orientamento

·         area di progetto

·         progetti integrati con reti di scuole

·         alternanza scuola - lavoro

·         progetti di revisione didattica (storia, economia aziendale, inglese, scienze)

·         corso post diploma

 

Il progetto tocca in modo articolato tutti gli ambiti previsti per la sperimentazione dell'autonomia (adattamento del calendario scolastico, flessibilità oraria, articolazione flessibile dei gruppi classe, organizzazione delle attività di recupero, attività per innalzare il successo scolastico, collaborazione con soggetti esterni).

 

Gli chiediamo:

Quali sono le finalità che avete individuato come prioritarie?

Le finalità generali del progetto sono rivolte soprattutto all'ottimizzazione delle risorse - tempo - scuola, professionalità docente, strutture - con l'obiettivo di accrescere il successo scolastico, e alla ridefinizione del ruolo della scuola stessa come agenzia formativa, con l'obiettivo di sviluppare la personalità globale dell'alunno e di migliorare la qualità della sua preparazione professionale.

 

Come potrebbe, alla luce dell'esperienza condotta, sintetizzare lo specifico operativo della vostra proposta?

Un aspetto specifico è certamente quello di aver individuato modelli organizzativi e curricolari flessibili, aperti, polivalenti, tutti riconducibili - come indica l'art. 21 della legge n. 59/1997 - ad un sistema unitario, entro il quale siano però consentite interazioni, opzioni, passaggi dall'uno all'altro canale formativo, possibilità di uscite e di rientri.

Il calendario scolastico prevede di mettere in atto una scansione ordinata del tempo scolastico, caratterizzata sia da strutture temporali basate su una tradizionale organizzazione dell'attività didattica centrata sul gruppo classe, su modelli di apprendimento e di verifica e su orari delle lezioni rigidi; sia da strutture articolate su orari flessibili, su modelli di apprendimento alternativi che prevedano aggregazioni per fasce di livello o per progetti.

Nel nostro progetto abbiamo considerato sullo stesso piano sia i momenti destinati ai modelli tradizionali di insegnamento -Fasi A- sia le strutture temporali -Fasi B- organizzate secondo modelli formativi non immediatamente riconducibili a una valutazione immediata dei risultati, ma allo sviluppo di abilità tese a sviluppare una capacità di adattamento alla complessità e certificate attraverso i crediti formativi.

 

Che tipo di attività vengono svolte durante i tempi che chiamate di fase B?

Le attività da svolgere nelle diverse FASI B sono state:

l  quelle relative ai diversi progetti dell'Istituto che i singoli Consigli di Classe approvano e che gli alunni della classe devono obbligatoriamente frequentare;

l  quelle relative a progetti disciplinari offerti dall'istituto e tenuti dai singoli docenti ai quali ogni studente può liberamente accedere.

Per gli alunni del Liceo Tecnico tale fase viene dedicata a corsi di recupero e di approfondimento.

Gli alunni potranno frequentare i corsi che riterranno opportuno secondo le esigenze dettate dal superamento o meno di tutti i moduli svolti nel curriculum precedente (questo significa che, per esempio, gli alunni della classe seconda potranno seguire corsi anche relativamente a moduli svolti nella classe prima).

Ci può fare degli esempi?

Nella prima fase B dello scorso anno l'Istituto ha messo a disposizione 166 progetti disciplinari per complessive 980 ore. Ogni alunno ha organizzato il proprio orario iscrivendosi, attraverso l'utilizzo di Internet, a un numero di corsi tali da coprire una media di 25 ore di frequenza.

Per evitare sovrapposizioni fra i diversi corsi e per permette l'adesione di un numero sempre maggiore di alunni alle attività prescelte l'orario scolastico è stato dilatato dalle ore otto alle ore diciotto di ciascun giorno.

 

Quindi voi prevedete, per ogni anno scolastico, un alternarsi di queste due fasi di cui una, quella A essenzialmente simile alla impostazione tradizionale basata sul gruppo classe e sugli insegnamenti curricolari e una, quella B per i progetti.

Sì, i modelli didattici alternativi sono organizzati su orari flessibili e per aggregazioni di progetti o fasce di livello a seconda della loro peculiarità e si rivolgeranno all'utenza con modalità programmate di volta in volta.

Ci saranno, ad esempio, attività obbligatorie rivolte ad alunni di uno specifico anno di corso (terze e quarte scambi, prime e accoglienza) oppure attività a carattere opzionale alle quali si potrà accedere per interesse.

 

Come è possibile vedere nella tabella, per l'anno scorso, le fasi erano:

Fase B      16-22 settembre

Fase A       22 sett. -30 ott.

Fase B       2-9 novembre

Fase A       10 nov. - 23 genn.

Fase B       25-30 gennaio

Fase A       1 febb. - 20 aprile

Fase B       21-30 aprile

Fase A       5 magg. - 10 giu.

 

 

I quadrimestre       Dal 14 sett. al 23 gennaio               85           14          99

II quadrimestre       Dal 25 genn. al 10 giugno             88           15        103

Totali                                                                          173           29        202

 

Per un totale di giorni scuola ripartito come sopra. Rimane comunque attiva la rete permanente di sostegno, funzionante nelle ore pomeridiane della FASE A, sulla base delle disponibilità dei docenti e finalizzata  alla risposta alle esigenze dei singoli alunni.

 

Operativamente come viene organizzata tutta la attività didattica?

L'organizzazione della prima Fase B prevede i seguenti momenti:

-          i Consigli di Classe deliberano sulle attività obbligatorie per la classe in base a progetti proposti dall'istituto e nominano un coordinatore dell'attività;

-          i gruppi disciplinari predispongono i diversi progetti relativi ai corsi da proporre agli studenti;

-          una commissione definisce l'orario dei corsi e la loro collocazione all'interno dell'Istituto.

-          Il controllo delle attività avviene sulla base dei seguenti strumenti:

-          schede di frequenza per il controllo della partecipazione, compilata a cura dello studente e controfirmata dall'insegnante ad ogni ora di frequenza;

-          schede di attività da distribuire ai docenti per programmare, svolgere e controllare l'attività.

Tutti i docenti impegnati nei progetti partecipano per il proprio orario di cattedra. Nell'eventualità che un docente sia impegnato per un orario maggiore della cattedra potrà avere la possibilità di compensare le ore in eccesso nel successivo periodo di FASE B o di essere retribuito per le ore eccedenti.

 

Ci sembra di capire che tutto ruoti intorno ad una progettazione modulare certamente non nuova per i nostri istituti professionali. In che modo e con quali strumenti l'avete utilizzata?

L'impianto modulare della programmazione comporta che per ogni segmento del curricolo vengano definite alcune competenze (in termini di sapere e saper fare) che costituiscono la stabile trasformazione prodotta nello studente dalla partecipazione al modulo stesso; queste competenze vengono definite in modo il più possibile concreto attraverso descrittori; al termine del modulo si attesta che lo studente ha conseguito o meno ciascuna competenza, utilizzando una scala che prevede cinque livelli: gravemente negativo, insufficiente, sufficiente, buono, eccellente.

Per questo, come è ovvio prevediamo ben precise scansioni di valutazione periodica intermedia, finale e di orientamento senza trascurare anche un utilizzo della valutazione formativa.

 

Quest'anno il vostro istituto sperimenta l'organico funzionale. Che cosa si modifica rispetto agli altri anni?

L'organico funzionale permette un utilizzo più attento e razionale delle risorse destinate all' istituto, dando ad esso la responsabilità di organizzare un piano completo dell'offerta formativa senza i vincoli di rigidità di quello di diritto. In sintesi ha significato il superamento del concetto di cattedra e di servizio scanditi dall'orario settimanale del docente ed ha condotto ad una distribuzione della risorsa "orario di servizio" dei docenti più rispondente alle esigenze del POF che ha potuto realizzare alcune innovazioni veramente significative come, ad esempio, l'insegnamento per livelli. Un'organizzazione tradizionale con il rapporto rigido per tutto l'anno di " classe - aula - docente " non riesce organizzativamente a realizzare tale insegnamento. Al contrario, l'organico funzionale ha permesso di liberare risorse docenti che possono intervenire costantemente nei gruppi di apprendimento diversificati per livello in numero superiore al classico rapporto 1 docente - 1 classe. Conseguentemente per quest'anno scolastico, quando i docenti di matematica ad esempio, di due classi, ne dovessero avvertire la necessità, gli studenti vengono divisi in tre o più gruppi ed assegnati a diversi docenti.

L'organico funzionale ha permesso di liberare una notevole quantità di risorse: si consideri che nel nostro Istituto più di 8.000 ore docente sono state finalizzate alla realizzazione del POF.

 

In sintesi che giudizio ritiene di poter dare all'attività condotta dal punto di vista dell'apprendimento e della effettiva rispondenza degli alunni ?

Un giudizio sull'efficacia delle azioni nell'ambito della sperimentazione dell'autonomia è prematuro, così come sono azzardati tutti quelli precoci sull'efficacia dei processi formativi; è certamente aumentata la progettualità complessiva dell'istituzione scolastica a proporre soluzioni organizzative più efficienti nei riguardi dello studente. Da questo punto di vista le iniziative conseguenti all'elevamento dell'obbligo scolastico, come il progetto "Student oriented School" rappresentano un banco di prova interessantissimo per verificare la rispondenza tra i propositi e il conseguimento del successo scolastico.

 

* preside all'ITC "F. Tosi" di Busto Arsizio (VA)

 

 

Passato e futuro dei Centri di documentazione

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La memoria dell'autonomia

L'esperienza dei centri di documentazione didattica promossi nell'Istruzione professionale di Stato come risorsa per l'autonomia

di Benedetto Russo*

 

Il regolamento, finalmente emanato, sull'Autonomia (didattica, di ricerca, organizzativa, amministrativa) delle istituzioni scolastiche, rilancia in Italia, la funzione dei "Centri Provinciali di Documentazione Didattica".

I Centri, promossi dalla Direzione Generale alla fine del 1994 allo scopo di capitalizzare le esperienze, gli strumenti operativi e i materiali didattici prodotti nella fase di sperimentazione del Progetto '92, sono serviti in questi anni a sostenere - a livello provinciale - la formazione in servizio dei docenti e dei presidi degli istituti professionali di Stato.

L'iniziativa era maturata dopo lo straordinario successo della Mostra nazionale di Roma (10-21 ottobre 1994 - Museo delle arti e delle tradizioni popolari) che, per la prima volta, aveva presentato in modo organico e completo i materiali più significativi prodotti dall'istruzione professionale nei corsi di formazione riservati ai docenti e presidi, sviluppati sovente in collaborazione con gli Enti di ricerca più avanzati e con le Università più sensibili ai problemi dell'innovazione didattica.

La mostra presentava anche i lavori prodotti da alcuni istituti professionali che avevano partecipato ai progetti promossi dalla Ue; proprio questa collaborazione con le scuole europee aveva contribuito a far conoscere direttamente a molti operatori scolastici le positive esperienze che venivano realizzate nei paesi europei.

L'esperienza francese

Il 100% dei licei, l'85% delle scuole medie, oltre il 50% degli istituti professionali francesi dispongono di un Centro di Documentazione (C.D.I.). Questa istituzione, animata a tempo pieno da responsabili specializzati, è la risposta francese alla memoria storica dell'istituto.

Il C.D.I. francese raccoglie tutti i documenti pedagogici disponibili nella scuola per alunni, insegnanti, genitori (periodici, diapositive, film, videocassette, carte geografiche, software didattici, CD ROM ...); esso è concepito anche per far fronte a bisogni legati all'evoluzione dei metodi didattici e all'impiego crescente delle nuove tecnologie. Il C.D.I. è affidato ad un documentalista che da una parte cura la raccolta di tutta l'esperienza didattica (compresa la cosiddetta "letteratura grigia," ovvero il materiale didattico elaborato, ma non pubblicato), dall'altra svolge diverse funzioni di natura pedagogica.

Il documentalista, per esempio, partecipa con il capo d'istituto all'accoglienza dei nuovi insegnanti e dei nuovi alunni. Infatti, è importante far conoscere subito ai nuovi arrivati la struttura dell'istituto, le sue attività, i suoi progetti, presentando le risorse documentarie della scuola e del territorio.

Il documentalista svolge il ruolo di "iniziazione" degli alunni ai metodi di lavoro intellettuale e insegna loro ad utilizzare le risorse documentarie; rappresenta, quindi, una insostituibile memoria storica dell'istituto.

L'avvio dell'esperienza italiana

I Punti permanenti di documentazione didattica promossi dalla Direzione Generale Istruzione Professionale sono stati individuati dai Provveditori agli Studi e collocati, in genere, in un istituto professionale che, nella provincia, si era distinto nella produzione e nella sperimentazione dei materiali didattici.

I Centri hanno beneficiato - in molti casi - di finanziamenti che, seppur modesti, hanno consentito l'acquisizione delle attrezzature minime per il loro funzionamento.

Problematica, risulta, invece, la figura dell'addetto alla documentazione scolastica; sovente questa figura è inesistente e la sua funzione è svolta o direttamente dal capo d'istituto o da un addetto all'ufficio di segreteria o da un docente sensibile o disponibile.

Non di rado il Centro dispone di personale individuato dal Provveditore nelle situazioni di soprannumerarietà provinciali.

La fase attuale

Nell'attuale fase di trasformazione della Scuola italiana che vede i docenti non più relegati al ruolo di "trasmettitori di notizie e conoscenze" o come "terminali passivi dell'innovazione tecnologica", ma come professionisti chiamati a progettare e controllare ogni fase del processo educativo e formativo, i Centri di Documentazione si presentano come risorsa nei seguenti ambiti:

a) sostegno del processo di autonomia, in particolare per quanto riguarda:

l  la documentazione delle esperienze italiane ed europee,

l  l'approccio al sapere inteso non più come sommatoria di discipline variamente integrate, ma come "aree tematiche" o "moduli", coerenti alla ricomposizione del sapere;

b) potenziamento del sistema integrato istruzione-formazione per un pieno utilizzo dei materiali didattici prodotti e ciò nella prospettiva:

l  del prolungamento dell'obbligo; l  dell'educazione continua e ricorrente,dell'istruzione post-secondaria;

c) formazione in servizio del personale docente e dirigente; i Centri potrebbero svolgere un importante ruolo nella ricerca didattica attiva, collegandosi anche con le Università, impegnate ad avviare i corsi per la formazione iniziale dei docenti;

d) promozione di reti di supporto alle scuole da integrare con analoghe iniziative avviate da Regioni, IRRSAE;

e) supporto anche alla formazione di coloro che si apprestano a partecipare ai concorsi a cattedra. In questo scenario appare opportuno un potenziamento dei Centri, es del resto, l'avvio del nuovo Esame di Stato, ha ampliato il campo di utilizzo ed il numero degli utenti dei centri, ma ha però evidenziato, aggravandoli, i limiti e le difficoltà che gli stessi hanno incontrato in questi anni: impossibilità di continuità operativa del personale addetto individuato tra i soprannumerari; esiguità dei fondi disponibili per l'acquisto dei materiali didattici.

I limiti e le difficoltà suddette portano non di rado ad un sottoutilizzo dei Centri che pur tuttavia consentono sovente, a distanza, sia la consultazione delle schede di presentazione dei materiali sia l'acquisizione di interi pacchetti formativi.

I Centri di Documentazione di fronte ai nuovi modelli organizzativi della scuola

Nell'attuale momento di trasformazione della scuola italiana caratterizzata dai processi di autonomia, impegnata nella implementazione del nuovo esame di Stato, investita dei problemi legati al prolungamento dell'obbligo scolastico e dell'educazione ricorrente, i materiali prodotti dall'istruzione professionale e raccolti nei Centri possono costituire un sicuro punto di riferimento anche per altri tipi di istruzione. Infatti, nei nuovi modelli organizzativi della scuola italiana, i Centri, oltre alle funzioni di luogo di raccolta e di catalogazione dei materiali, dovranno divenire luoghi deputati alla ricerca e, quindi, alla trasformazione dell'informazione in conoscenza.

L'elenco dei Centri di documentazione italiani è disponibile al sito Internet:

(http://www.bdp.it/dgip0001)

 

* preside all'Ipsct "V. Mucci" di Brà (CN)

 

Il Centro di documentazione didattica dell'IPSCT "Mucci" di Bra (Cuneo)

Il Centro è annesso alla biblioteca dell'Istituto in modo da poterne utilizzare comuni strutture, personale e tecnologie. Il Centro dispone di un PC, munito di videolettore, di un autonomo collegamento Internet e di un televisore munito di videolettore.

Il Centro è aperto a tutti i docenti della scuola secondaria di I e II grado della provincia di Cuneo.

Il Centro svolge le funzioni di raccolta ed organizzazione dei materiali e pacchetti didattici prodotti dai vari istituti italiani e della UE e dispone dei seguenti materiali organizzati per sezioni:

a) materiale relativo a sperimentazioni, progetti, esempi di innovazioni didattico-metodologiche, corsi di aggiornamento (anche a distanza), pacchetti per l'autoaggiornamento, pacchetti per l'aggiornamento dei capi d'Istituto

b) materiali prodotti dall'Istituto

c) biblioteca pedagogico-didattica

d) riviste

e) ipertesti, CD ROM, videocassette, audiocassette, progetti multimediali

 

SEZIONE   A       AREA COMUNE O DI EQUIVALENZA

Italiano   Storia   Matematica ed Informatica    Inglese    Francese     Diritto ed economia

Scienze della Terra - Biologia    Educazione Fisica

SEZIONE   B     AREA D'INDIRIZZO

Settori:

Abbigliamento e moda    Agrario    Chimico e biologico   Economico-aziendale, turistico e grafico

Edile   Elettrico-elettronico    Fisica     Industria e artigianato     Odontotecnico     Ottico      Pubblicità

Servizi alberghieri e della ristorazione       Servizi sociali     Storia dell'arte

SEZIONE   C      NUOVA GESTIONE DEL PROCESSO FORMATIVO

Area di approfondimento

Orientamento

Impresa formativa simulata

Area di professionalizzazione

Controllo del processo e del prodotto

Aggiornamento presidi

Documentazione

Attività cofinanziate dal Fondo Sociale Europeo

SEZIONE   D     IMPIEGO DI NUOVE TECNOLOGIE

Aggiornamento a distanza

SEZIONE   E      Libri e riviste

SEZIONE   F    Materiali prodotti dall'istituto

Materiali prodotti da altri istituti

SEZIONE   G     Materiale prodotto dalle scuole medie

 

Il Centro può essere consultato:

-          direttamente in sede

-          per via telematica attraverso il collegamento al sito Internet dell'istituto

Modalità di consultazione:

-          materiale cartaceo: è possibile prelevare i testi per la consultazione e riprodurre i materiali utili ed indispensabili.

-          materiale informatico: la consultazione può avvenire attraverso l'uso di un P.C. che permette la lettura di CD ROM e software in genere.

A richiesta i CD possono essere duplicati grazie ad un masterizzatore.

-          materiale audiovisivo: sono in dotazione un televisore con videoregistratore e un registratore con duplicatore di cassette.

L'addetto al Centro è la prof.ssa Rosaria Giuffrida.

 

 

Da una Scuola Media di Milano

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Per un nuovo concetto di continuità

Un progetto di ricerca-azione in verticale

di Pietro Calascibetta*

 

Nell'anno scolastico 1998/99 la scuola media statale "Rinascita" di Milano, nell'ambito del suo status di istituto sperimentale per la ricerca didattica applicata, ha proposto alle scuole superiori del territorio una ricerca - azione pluriennale tesa a esplorare l'idea di continuità nell'immaginazione collettiva di docenti, studenti e genitori chiedendo loro non di definirla a parole, ma di agire la continuità concretamente, facendo lavorare i docenti a progetti comuni tra i due ordini di scuola.

L'ipotesi sottesa a questa ricerca è che, ponendo i soggetti di fronte a un compito di realtà, possa emergere più facilmente un'idea di continuità pragmatica e spontanea, in modo da raccogliere un contributo il più possibile non mediato dalla formalizzazione teorica individuale, spesso preda di stereotipi e pregiudizi alimentati da anni di difficile comunicazione tra i docenti dei due ordini di scuola.

Un contributo che possa essere variegato, spontaneo, ricco di idee anche inaspettate, che possa favorire la costruzione di un nuovo e più attuale significato del concetto di continuità, adeguato alla scuola dell'autonomia e della riforma. In particolare la ricerca intende :

1. individuare modelli didattici, strutturali e organizzativi agiti di fatto nelle scuole e orientati al successo formativo e alla continuità, in modo da poterli rendere sperimentabili e trasferibili sul territorio;

2. innescare una revisione dei percorsi formativi degli istituti che aderiscono al Progetto favorendo la flessibilità nell'ottica di trovare una nuova coerenza nella continuità verticale;

3. arricchire la preparazione professionale dei docenti dei diversi ordini di scuola coinvolti nel Progetto, utilizzandone in modo integrato le diverse esperienze, competenze, attitudini e abilità nelle varie fasi del lavoro ai sensi di quanto indicato già nel DM 251/98 e nel più recente DM 179/99 rispetto alle potenzialità offerte dalla collaborazione tra le scuole nella sperimentazione dell'autonomia.

Le motivazioni della ricerca

Perché una scuola media ha scelto di lavorare di lavorare sul rapporto tra media e superiore piuttosto che, sugli stessi temi, con la scuola elementare? Sia perché è sembrato questo il punto di sutura più sensibile e meno esplorato, sia perché questo istituto ha maturato negli anni un'attenzione particolare nei riguardi del curricolo orientativo e della didattica per progetti, che offrono opportunità molto favorevoli soprattutto nel lavoro con i preadolescenti.

L'innalzamento dell'obbligo e il riordino dei cicli, qualunque sia la nuova linea di confine tra i due ordini di scuola, pone ormai in modo ineludibile la questione di ridisegnare il percorso formativo degli studenti attualmente in età compresa tra la scuola media appunto e il biennio delle superiori , valorizzando la professionalità e le differenti mission dei docenti che lavorano su questa fascia d'età, ed evitando il pericolo di trasformare la scuola superiore in una media e viceversa.

La ricerca di una prospettiva nuova pone la necessità di definire e costruire un'ipotesi di continuità che risponda più ai bisogni degli studenti, e conseguentemente dei docenti, piuttosto che ad astratte asserzioni di principio, che spesso dominano gli incontri tra i docenti delle due scuole lasciando agli uni e agli altri un senso di frustrazione e immutata la situazione.

Ecco quindi il perché di un approccio molto pragmatico anche nella metodologia della ricerca, anch'essa non precostituita nei suoi strumenti e procedure, ma aperta a raccogliere gli stimoli lungo il tragitto.

L'articolazione del Progetto

Dal punto di vista operativo la ricerca prevede l'attivazione di:

1. "micro-progetti" operativi che vedono di volta in volta il coinvolgimento di insegnanti dei due ordini di scuola, di materie anche diverse, con un piano di lavoro, tempi e prodotti specifici. Ciascun gruppo di insegnanti di ciascun istituto coinvolto lavora ad un micro - progetto ed è coordinato da un docente.

L'adesione è volontaria, per cui prima si individuano i docenti che desiderano impegnarsi nell'esperienza e poi viene formalizzato il rapporto di rete tra le scuole e non viceversa. Il gruppo sceglie l'ambito e le modalità di lavoro nella più assoluta libertà, senza alcuna ingerenza o tentativo di condizionamento. I micro-progetti possono affrontare tematiche e aspetti curricolari ed interdisciplinari, rivolti ad alunni di uno o più istituti;

2. una equipe di supervisione, che costituisce una sorta di osservatorio attivo delle esperienze che prendono corpo e si sviluppano, in grado di monitorare il processo di comunicazione tra i docenti e tra gli alunni stessi, attrezzato a leggere le trasversalità e a rimandare ai gruppi un feedback in itinere sui percorsi, sui processi e sui contenuti delle esperienze via via realizzatesi, in modo da produrre una riflessione sui nodi emergenti.

L'equipe, costituita nel febbraio 1999 con un atto formale del provveditore agli Studi di Milano, si è formata grazie alla collaborazione oltre che del Provveditorato stesso, della II Università Statale di Milano, dell'IRRSAE Lombardia e del Polo della Qualità.

Sono previsti poi momenti seminariali di riflessione comune a tutti gli operatori che a vario titolo e con funzioni diverse lavorano alla ricerca, dove si cercherà di definire e ragionare insieme sui modelli didattico-gestionali di continuità emersi, grazie anche al confronto con le molteplici esperienze di continuità che spesso sorgono spontanee nel territorio sulla base dell'intuizione dei singoli docenti o di situazioni particolarmente favorevoli.

Cos'è un "micro - progetto"?

Nei "micro - progetti" si programma insieme; si realizzano prodotti concreti e fruibili dagli studenti, dai genitori o da altri; si scambiano classi, materiali e prestazioni professionali; la relazione tra i docenti e tra gli alunni prende forma man mano che il lavoro procede; tutti hanno piena autonomia e flessibilità nel cercare e intraprendere percorsi didattico -strutturali, culturali, organizzativi e strutturali che il contesto stesso suggerisce loro in base anche alla peculiarità del prodotto / intervento da realizzare.

La volontarietà della partecipazione e la libertà nel lavoro, come ho scritto, è considerata la condizione necessaria per la buona riuscita del progetto. Questi "micro - progetti", infatti, sono immaginati come dei micro - contesti comunicativi in cui possa nascere e svilupparsi uno scambio di esperienze capace di innescare processi di autoformazione dei docenti coinvolti contaminando per propagazione successiva i collegi e i gruppi più grandi (di materia, di fascia ecc.) in cui sono inseriti.

Questa modalità "soft" permette una minore resistenza e conflittualità, un controllo più puntuale sull'avanzamento del lavoro e la possibilità di studiare e riflettere su esperienze già realizzate e, quindi, una maggior concretezza del lavoro di riflessione successivo.

Primo bilancio del lavoro di avvio e prospettive di lavoro per l'anno scolastico 1999-2000

L'anno 1998/99 è stato dedicato a predisporre quanto necessario all'avvio della ricerca vera e propria. Poiché anche nell'impianto della ricerca si è voluto utilizzare il metodo della ricerca - azione, quest'anno è stata sollecitata, in via sperimentale, la nascita di alcuni microprogetti il cui svolgimento ha permesso all'equipe di supervisione di ideare e mettere a punto una serie di strumenti e procedure per attivare la ricerca vera e propria.

Si tratta di strumenti e procedure essenzialmente di tipo qualitativo che tendono ad avere anche una funzione formativa per gli stessi operatori che li utilizzano.

Il lavoro di preparazione svolto nell'ultimo anno e il successivo inserimento del "Progetto Continuità" tra le attività proposte nell'ambito del Progetto nazionale SP.OR.A1, pongono le migliori premesse per un avvio della ricerca - azione, che può contare sul coinvolgimento di un numero significativo di scuole medie e superiori.

E’ stato poi aperta una pagina web, in fase di sviluppo, dove è possibile trovare altre informazioni e dove si sta allestendo una bacheca che consentirà di dialogare con le scuole partecipanti.

Vi sono tre modalità per seguire l'iniziativa:

1. comunicare l'interesse della scuola ad essere informata degli sviluppi del lavoro e ricevere la documentazione;

2. uno o più docenti possono trovarsi dei partner di scuole di ordine diverso e attivare dei micro - progetti dandone comunicazione all'equipe e fornendo alla fine la documentazione del lavoro;

3. uno o più docenti possono trovarsi dei partner di scuole di ordine diverso, attivare uno o più micro - progetti e dichiararsi disponibili a partecipare alla ricerca rendendosi disponibili per il monitoraggio e l'interazione con l'équipe di supervisione, in questo caso i docenti e l'istituto faranno parte a tutti gli effetti del gruppo di ricerca.

Le ore dedicate alla programmazione e alla documentazione individuali sono a carico delle scuole di appartenenza dei singoli docenti di ciascun gruppo di micro - progetto le quali potranno attivare i canali ritenuti più adatti tra quelli offerti dalla normativa attuale per reperire le risorse economiche necessarie. Il lavoro di ricerca potrà essere riconosciuto e certificato come aggiornamento.

 

1  SP.OR.A. (Sperimentare - Orientare - Accogliere ) è un progetto promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione e ha lo scopo di promuovere attività di formazione integrata, ricerca e sviluppo per la promozione della didattica orientativa e del successo formativo nel Sistema Formativo Integrato in modo da disseminare le esperienze più significative nella prospettiva dell'autonomia. Per informazioni si consiglia di visitare

il sito SPORA:  http://www. falco.mi.it/spora/index.htm

 

* preside alla scuola media statale "Rinascita - Livi" di Milano, rinascal@tin.it

 

Nell'anno 1998/99 si sono attivati o stanno per essere attivati i seguenti "microprogetti":

 

CRESCERE

L'attività ha come obiettivo quello di fornire agli alunni gli strumenti e le conoscenze necessarie per affrontare le problematiche legate all'adolescenza imparando a comunicare i dubbi e i problemi, a confrontarsi con gli adulti e ad utilizzare le risorse offerte dai servizi degli enti locali. L'attività è costruita intorno al confronto di esperienze tra gruppi di studenti di scuola superiore e media.

COSTRUZIONE DI UN IPERTESTO

1. Musica e gusti giovanili

La costruzione dell'ipertesto dovrebbe costituire l'occasione per sperimentare nuove modalità di lavoro comune tra ragazzi di due ordini di scuola diversi, nell'ottica della continuità e dell'orientamento.

2. Che senso ha il cibo? Educazione alimentare

Il lavoro coinvolge un gruppo di alunni della scuola media e una classe di educazione fisica del liceo e utilizza l'analisi sensoriale come metodologia comune per sperimentare l'apprendimento di conoscenze e concetti necessari ad una corretta informazione e pratica alimentare a livelli differenziati tra i due ordini di scuola, tenendo conto dell'incidenza dei disturbi alimentari (bulimia. anoressia) legati alle dinamiche affettive adolescenziali.

SCRITTURA PER VINCOLI (Corso di aggiornamento)

Il microprogetto nasce dall'esigenza di sollecitare negli studenti la libera espressione della propria creatività, soprattutto nel componimento scritto, valorizzandone la valenza formativa. Nel lavoro di progettazione comune tra docenti di ordini di scuola diversi ma contigui, sarà inoltre possibile avviare attraverso il confronto la costruzione di un curricolo verticale integrato tra scuola media e biennio.

SCIENZE UNDER 18

Scopo dell'attività è la realizzazione di una manifestazione pubblica  (mostre e convegno) della durata di 5 giorni, denominata appunto " Scienze under 18", da tenersi al Museo Nazionale della Scienza e della tecnica, durante la quale gli studenti di scuole medie e superiori illustreranno, ad altri studenti e a tutti i visitatori, i lavori scientifici elaborati nelle classi durante l'anno scolastico. Il micro-progetto coinvolge un gruppo di scuole come organizzatori (manifesto, depliant, riprese filmate ecc.) e un'altro gruppo di scuole come espositori.

TEATRO A SCUOLA

Lo scopo del microprogetto è di realizzare una rassegna di teatro degli studenti per gli studenti in modo da innescare uno scambio di esperienza tra le scuole e tra i docenti per trovare nuove modalità di inserimento del teatro nel percorso degli alunni valorizzando la valenza formativa del linguaggio multimediale proprio dell'espressione teatrale.

TUTOR

L'attività, che vede coinvolti gli insegnanti in un percorso di autoformazione, vuole innescare una revisione dei percorsi formativi degli istituti che aderiscono al microprogetto che favorisca una migliore relazione degli alunni con la scuola e favorire un arricchimento della preparazione professionale dei docenti dei diversi ordini di scuola coinvolti, utilizzandone in modo integrato le diverse esperienze e competenze.

 

 

RECENSIONE

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69 ricette per imparare a parlare

Da una collana di libri che valorizza la relazione nella professione docente, uno zibaldone di giochi per sviluppare le abilità linguistiche di base

a cura di Lucia Frigerio

 

Non è il primo libro scritto da colleghi che ci arriva in copia saggio da recensire, ma questo ci ha colpito e (gli altri amici non ce ne vogliano) per la particolare originalità e per la immediata praticabilità. Sì, perché lo si può utilizzare per strutturare attività di accoglienza in dimensione trasversale, per potenziare abilità comunicative all'interno dell'educazione linguistica, per osservare dinamiche e soggettività in gruppi classe nuovi e sconosciuti e, perché no, per allentare la tensione o superare la noia durante mattinate scolastiche ancora troppo lunghe e defatiganti.

C'è bisogno di rompere il ghiaccio? Si può giocare al circolo dei bugiardi, ideando tutti in insieme, studenti e docenti, delle storie da recitare in pubblico. Può essere utile approfondire temi e problemi dell'adolescenza? Ci sono i giochi per parlare di sé. E poi, quante volte abbiamo raccomandato ai ragazzi (ma anche alle ragazze) di seguire i media con atteggiamento attento e critico? Con quale risultato? Forse i giochi con la radio ci possono aiutare a divertendoli e divertendoci. Per non parlare dei giochi della politica, che insegnano a riflettere su temi di grande importanza attraverso l'approccio friendly e familiare, fra gli altri, degli emarginati al bar o di 3001 Odissea sulla terra. Ancora, si impara a registrare, senza imbarazzo ma con naturalezza, un messaggio sulla tanto odiata segreteria telefonica, perché molte volte (e non solo nel caso della segreteria del medico di famiglia) è indispensabile saper parlare per la propria vita.

Dopo un repertorio di simulate e sociodrammi veramente divertenti (ad esempio, in autobus), ma anche di giochi più raffinati per ripensare al parlare, il libro trova la sua degna conclusione nelle sette brevi lezioni sul parlare, vero e proprio vademecum per l'insegnante, il primo a sperimentare che non è mai troppo tardi per imparare a parlare.

 

Alessandro Marchiori - Bernardo Draghi

Giochi per parlare 69 giochi nella scuola di base e nel biennio, edizioni la meridiana -

collana P come gioco, pp. 135,   L. 28.000 (ISBN 88-87507-06-6)

 

http://www.lameridiana.it/

e-mail edizioni@lameridiana.it

 

 


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