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Il docente di PRAGMA verso la scuola del 2000 di Lucia Frigerio La riforma della scuola, da anni e da ogni parte invocata come strumento di promozione della società italiana nel suo complesso, rischia di essere tradita dalle strumentalizzazioni politiche ed ideologiche che, con motivazioni diverse e da parte di soggetti tra loro anche assai differenti, possono indurre a sottovalutare i passi che sono stati fatti fin qui. Non è compito di PRAGMA scendere sul terreno delle dispute politiche fini a sé stesse, ma attiene alle "ragioni di PRAGMA" *
discutere di scuola e contribuire in modo costruttivo alla ricerca e al
dibattito fra coloro che di scuola vivono, nel senso che hanno a cuore
l'educazione e la formazione dei giovani. Se si ripercorre il cammino
dell'innovazione in quest'ultimo decennio, ci si rende conto di quale portata
storica siano state nell'ambito dell'istruzione superiore le sperimentazioni
assistite che, come Progetto '92, hanno avviato una ricerca metodologica,
didattica ed epistemologica di notevole rilevanza. Ponendo per prime
l'accento sulla centralità dello studente, queste sperimentazioni hanno fatto
emergere nuovi aspetti determinanti nella relazione educativa che hanno dato
vita a progetti e a figure di riferimento divenute ormai indispensabili.
Nell'ultimo anno poi, se la riforma dell'esame di Stato ha introdotto un
nuovo modo di progettare e di valutare la preparazione dello studente, le
circolari e i decreti, che gradualmente hanno permesso di attuare
l'autonomia, hanno reso possibile a molte scuole liberare risorse per
progettare ed attuare in modo più mirato la propria offerta formativa.
Eppure, oggi che un disegno è stato tracciato e che, a partire dal 2000, ogni
scuola potrà mettere a frutto le proprie energie creative, non pochi avanzano
perplessità ed obiezioni su alcune delle quali vale la pena di riflettere. Qualcuno vede la proposta di
riforma come un contenitore vuoto che si potrà giudicare solo quando sarà
stato riempito (di programmi, di scansioni, di prescrizioni?), ma, se da una
parte può essere prudenza del legislatore il dare più tempo e voce a quella
revisione epistemologica degli statuti disciplinari, che di tanta riflessione
comune (e non calata dall'alto) oggi necessita, dall'altra è urgente partire
dai saperi minimi di base indicati dai saggi e su di essi costruire nuovi
percorsi. Altri sono seriamente preoccupati per un itinerario scolastico che
toglie un anno ai curricoli degli studenti italiani, e trascurano in questo
modo un particolare di notevole importanza: la scuola italiana deve
allinearsi a quella europea, se vuole davvero svolgere la sua funzione di
formazione del cittadino e del lavoratore del nuovo millennio. Altri ancora, pur essendo
consapevoli dell'importanza che a una grande quantità di giovani venga esteso
il diritto all'istruzione, vedono nell'ingresso obbligato al biennio delle
superiori un mutamento radicale della scuola e della didattica, che li
disorienta e li trova impreparati, una sorta di "passo più lungo della
gamba". Ed è con tutti questi che PRAGMA
intende continuare a discutere per trovare soluzioni e proposte: quelli
consapevoli della complessità del loro compito nella scuola di oggi,
complessità che colgono comunque come ineludibile frontiera verso il futuro;
una frontiera per cui cercare, insieme agli altri, passaggi praticabili. Alle soglie del Duemila si può
ritenere giunto a buon punto quel processo di scolarizzazione che ha
caratterizzato il Novecento nei paesi industrializzati. I vari POF in corso
di elaborazione sanciscono il fatto che l'offerta di formazione comincia a
non essere inferiore alla domanda, come è accaduto per tutto il nostro
secolo, e che quindi occorre entrare davvero nel merito della
diversificazione e della qualità del servizio offerto. Tutto ciò richiede un
livello di progettazione elevato e un clima di condivisione ampia, ma non
tutte le scuole si sentono attrezzate a compiere in tempi brevi questo
notevole salto di qualità e molte forse temono che si accentui la forbice fra
scuole di serie A e scuole di serie B, C..., a danno dei meno fortunati,
tanto alunni quanto insegnanti. E’ allora molto importante che
lo Stato promuova, sostenga e valuti l'autonomia in tutte le scuole dove si
progettano e si attuano processi di formazione di qualità a favore di
un'utenza sempre più numerosa, diversificata ed esigente. * PRAGMA, anno I, numero 1, Le ragioni di PRAGMA, di Paolo Aziani |
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