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a cura di Lucia Frigerio
Il dottor Giuseppe Martinez, da molti anni direttore generale dellistruzione professionale, è il promotore di quel processo di rinnovamento e riforma del settore, noto come "sperimentazione assistita Progetto 92". è quindi molto importante e significativo per noi inaugurare la rivista con unintervista proprio al Direttore Generale, che ringraziamo vivamente per la sua attenzione e disponibilità.
Dottor Martinez, da quali principali
elementi di analisi e riflessione ha preso lavvio il progetto di riforma
dellistruzione pofessionale?
Sicuramente la crisi dei sistemi produttivi occidentali esplosa alla fine degli anni 70 e il dibattito che ne era seguito in tutte le sedi di confronto e in particolare nella CEE, avevano capovolto vecchie concezioni e sottolineato ritardi e contraddizioni dei sistemi formativi. Si affermava una nuova concezione della formazione professionale - considerata ormai come importante fattore di istruzione e di sviluppo e non come puro strumento di lotta alla disoccupazione - che implicava caratteristiche diverse dellofferta formativa nel suo complesso e rapporti fisiologici con il sistema produttivo.
Da noi si tardava a capire cosa stesse succedendo e listruzione professionale, ancora complessivamente ripiegata nella sua logica addestrativa, vedeva sempre più appannarsi il suo ruolo formativo e sociale.Daltro verso, disperando di poter giungere ad un rinnovamento legislativo della secondaria superiore, si cercava di rivitalizzare la scuola attraverso le sperimentazioni e di rilanciare, anche sullonda delle crescenti istanze di delegificazione, la via amministrativa.
Questo, in estrema sintesi, lo sfondo su cui si è innestato il processo innovativo dellistruzione professionale.
In questi cinque anni di
sperimentazione molti sforzi sono stati compiuti e alcuni obiettivi sono stati perseguiti;
quali sono a suo giudizio i più significativi?
Vorrei distinguere tra obiettivi definibili come "politici" e obiettivi
classificabili (tutto è relativo) come "tecnici". In ordine ai primi, nella
prefazione del Libro Bianco sullistruzione professionale, presentato alla
commissione parlamentare l 11 ottobre 1993, ho avuto modo di porre laccento
su:
- consonanza dei processi di rinnovamento innescati con le scelte che caratterizzano la
riforma in discussione al parlamento;
- crescente interesse degli organismi regionali per una logica di integrazione degli
sforzi;
- capacità del nuovo assetto dellistruzione professionale di ridefinirsi e
adattarsi in relazione a rettifiche di impostazioni della riforma;
- rilancio dellimmagine di questo settore dellistruzione, che si è
complessivamente attuato anche in virtù di una maggiore fiducia e di una conseguente
riqualificazione professionale da parte di tutti coloro che vi operano nei diversi ruoli.
Riguardo agli obiettivi "tecnici" (fermo restando che in una nuova concezione dei processi formativi come evoluzione continua tutto assume carattere interlocutorio), vorrei sottolineare i buoni risultati ottenuti nellimpostazione dellaggiornamento diffuso a presidi e docenti, i riscontri positivi al nuovo impianto didattico, il successo dellarea di approfondimento nel recupero delle situazioni di difficoltà, i nuovi sistemi di accertamento e di valutazione dei risultati. Naturalmente, in un paese caratterizzato da forti dislivelli socio-culturali, tutto va commisurato in unottica particolarmente attenta alla base di partenza degli studenti.
Quali i traguardi futuri?
il traguardo è uno solo: unistruzione professionale di qualità, quale momento fondamentale di una formazione iniziale in grado di contribuire realmente allo sviluppo della società.
É stato più difficile gestire la
fase di sperimentazione del Progetto 92, oppure è più problematico guidare quella
del passaggio a ordinamento? Perché?
In uninnovazione di questo tipo non esistono fasi meno difficili.
Il momento della progettazione e della sperimentazione ha richiesto grandi sforzi di analisi, inventiva, approfondimento e confronto; ma ha potuto contare sulla parte più motivata di tutte le componenti dellistruzione professionale. La generalizzazione del nuovo quadro formativo, nella fase di passaggio a ordinamento, può contare sullesperienza precedente, ma comporta problemi altrettanto complessi per gli aspetti quantitativi e le maggiori difficoltà di coinvolgimento di tutti soggetti.
Si dice che lei sia molto esigente con
i suoi collaboratori: come deve essere, a suo giudizio, un insegnante oggi?
E' difficile dare una risposta esauriente a questa domanda senza correre il rischio di sbagliare e di suscitare indignate reazioni. A mio avviso, oggi un insegnante deve recuperare fondamentalmente la sua centralità nellazione di mediazione tra conoscenze in continua espansione - apprendimento effettivo - obiettivi formativi da raggiungere.
E un preside?
Un promotore di impegno e di iniziative, con locchio sempre più rivolto ai rapporti esterni con il territorio, con il mondo del lavoro, con la società nel suo complesso.
Dottor Martinez, parliamo ancora di
professionalità: che cosa pensa di fare la direzione generale dellistruzione
professionale per riqualificare secondo il nuovo ordinamento il personale direttivo e
docente?
In sintesi, ci stiamo muovendo lungo queste direttrici fondamentali:
- messa a punto di un sistema di aggiornamento territorialmente diffuso, fondato su
collegamenti tra gruppi di istituzioni con momenti di coordinamento a livello regionale;
- espansione cauta, ma continua, di forme di aggiornamento a distanza in collaborazione
con istituzioni di pieno affidamento;
- buona programmazione centrale accompagnata da iniziative dirette a predisporre materiali
di supporto allaggiornamento e al nuovo impegno didattico dei docenti;
- azione costante di confronto con i presidi e i loro collaboratori.
Quali sono le strategie che la
direzione generale ha messo in atto e intende potenziare per favorire rapporti di sinergia
tra mondo della scuola e mondo del lavoro?
Si tratta essenzialmente di queste tre linee di azione:
- il raggiungimento di intese con gli organismi rappresentativi del sistema produttivo
per portare avanti iniziative congiunte di sensibilizzazione sia degli operatori
scolastici sia degli imprenditori (in Italia tradizionalmente molto disinteressati ai
problemi della formazione), e per creare, nel contempo, un quadro di compatibilità
giuridico-organizzativo atto a facilitare i rapporti alla base;
- la previsione per tutti gli studenti, specie a livello di biennio post-qualifica,
dellesperienza in azienda come momento fisiologico e indispensabile al processo
formativo globale;
- la messa in atto, ove sia possibile, di iniziative e progetti mirati allo sviluppo di
questi rapporti sia in modo diretto (si vedano alcuni progetti attuati nel Mezzogiorno con
i finanziamenti del Fondo Sociale Europeo) sia nellambito delle intese con le
Regioni.
Ovviamente il momento della verità è quello dei reali rapporti che si riescono a
instaurare tra le singole istituzioni scolastiche e le singole aziende. Le iniziative
comunque procedono.
Dottor Martinez, nel mondo della
scuola alcuni però temono che questi rapporti si risolvano in una prevaricazione del
mondo del lavoro a danno dellautonomia e dellindipendenza del sistema
scolastico; qual è il suo parere?
Non so in futuro, ma per adesso siamo ancora noi che dobbiamo seguire un mondo
imprenditoriale che, al di là degli slogan, è sempre riluttante a rendere sinergici i
rapporti con la scuola. Comunque lindipendenza del sistema non è qualcosa che si
possa conservare in un recipiente sotto vuoto spinto. Sta a noi, operatori della scuola,
garantirla a tutti i livelli, e non certo mantenendo il sistema scolastico
nellisolamento, ma ponendo in essere tutti i correttivi e le strategie che
levoluzione del rapporto renderà necessari.
Il Progetto 92 sottolinea
limportanza del raccordo tra la scuola, il territorio e le sue caratteristiche
socio-economiche. Come si concilia questa esigenza di adattamento alla realtà locale con
quella di ridurre la polverizzazione degli indirizzi e delle qualifiche
nellistruzione professionale?
Questo è il nodo centrale, il problema che, per opposti motivi, ha messo in crisi sia
il sistema formativo nazionale sia quelli locali e periferici: da una parte si chiedono
più ampie dimensioni culturali e una formazione caratterizzata da forte polivalenza,
dallaltra si auspicano specializzazioni specifiche, legate alle domande settoriali e
locali del sistema produttivo.
Listruzione professionale sta cercando di dare la sua risposta a questo problema
distinguendo con grande attenzione tra obiettivi nazionali e obiettivi locali. In funzione
dei primi si è fortemente ampliata la dimensione culturale (generale e professionale) e
ridotta la formazione di indirizzo a pochi percorsi (non più di 18-19 contro i precedenti
140 circa), in grado di conferire una qualificazione di primo livello a forte polivalenza;
per raggiungere i secondi si punta ad innestare in quella formazione, possibilmente in
accordo con le regioni, percorsi specialistici rispondenti anche alla domanda locale.
Il Progetto 92 è considerato da
più parti un modello di tendenza per la riforma della secondaria di secondo grado; quali
sono, a suo giudizio, gli elementi più "esportabili" e generalizzabili agli
altri indirizzi di studi?
Diciamo che Progetto 92 (ormai ex) si è collocato sin dallinizio in una strategia di riforma della scuola secondaria superiore che presenta ovviamente scelte comuni a tutti i settori. Ognuno di questi tuttavia in complesso ha, e deve avere, le sue specificità legate ai diversi obiettivi e alle caratteristiche della sua utenza. Comunque il testo della riforma approvato dal Senato sembra aver considerato di utilità generale alcune nostre scelte quali la linea delle intese con le regioni, larea di approfondimento e la stessa organizzazione modulare della didattica.
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