To pragma era per i Greci il fatto, l'azione conclusa e densa di significato: indicava l'agire, contrapposto al parlare vuoto, tanto è vero che dicevano " è necessario".
Pragma ci è perso un termine adatto a rappresentare le ambizioni di questa rivista e, insieme, la particolare situazione dell'istruzione professionale in questa fase di trasformazione. Infatti il Progetto '92 modifica profondamente indirizzi, strutture, organizzazione e contenuti della didattica, fino a ridisegnare la collocazione dell'istruzione professionale rispetto al resto della secondaria, della formazione regionale e del mondo del lavoro: di fatto è la prima riforma organica di un settore della scuola superiore dopo quella di Gentile.

La riforma dell’istruzione professionale comporta sconvolgimenti profondi, e impone sia ai docenti individualmente sia alle scuole tutte di ripensare globalmente fini, obiettivi, contenuti, profili professionali, procedure di controllo e di aggiustamento dei processi innescati e dei risultati raggiunti: di qui iniziative, sperimentazioni, stimolanti novità, ma anche incongruenze, problemi e difficoltà, tanto più faticose da superare in una situazione, quella della scuola, in cui la forza d’inerzia del vecchio può contare sulle mille incrostazioni burocratiche stratificatesi nel tempo.
Anche per questo si avverte tra tutti i docenti, quelli convinti come quelli perplessi di fronte alla richiesta di innovazione, un bisogno profondo di discussione, di approfondimento, di confronto di esperienze.
La ricerca scientifica procede per tentativi ed errori, secondo criteri di ripetibilità e di verificabilità delle esperienze. Altrettanto si può e si deve fare per la didattica: ogni progetto, ogni unità didattica, ogni percorso di lavoro sperimentato non può esaurirsi nell’ambito della singola scuola, ma va diffuso, perché venga sottoposto alla verifica di altri, adattato e ripreso.
Ma questo processo implica come condizione fondamentale l’esistenza di strumenti e canali per la comunicazione; proprio questo, in estrema sintesi, è l’obiettivo fondamentale di
PRAGMA : offrire una voce e uno spazio alla ricchezza e alla varietà delle esperienze in atto negli istituti professionali.
La rivista nasce dalla scommessa di un gruppo di docenti da tempo attivi su questi temi e dalla disponibilità della casa editrice Principato, che in tempi di sponsorizzazioni intrusive e di basso profilo ha voluto dare fiducia a questo progetto accollandosene gli oneri e garantendo alla redazione la più totale libertà e indipendenza.
I temi che tratteremo sono quelli già presenti nelle diverse sezioni e rubriche in cui si articola questo primo numero, dalla discussione sulla situazione del settore, alla presentazione di esperienze didattiche significative (sia per l’area comune che per quella di indirizzo), alla discussione dei problemi – e sono molti – che la sperimentazione comporta. Lo stile sarà volutamente conciso: per scelta e per coerenza con il nome della testata preferiamo correre il rischio di essere ellittici piuttosto che inutilmente verbosi, e gli articoli avranno prevalentemente un taglio operativo: scritti per lo più da insegnanti, si proporranno di offrire strumenti di lavoro, presentare esperienze già verificate, indicare soluzioni, ma anche segnalare incongruenze, strozzature e disfunzioni.

Inizialmente con tre numeri previsti per ottobre, gennaio e aprile, nei momenti di definizione e verifica dei progetti di istituto, la rivista si rivolge in primo luogo agli altri insegnanti, presidi, operatori degli istituti professionali e, più in generale, a tutti coloro che sono interessati a quanto avviene nel settore dell’istruzione professionale, poco seguito dai media, quanto essenziale, sia per il numero dei giovani iscritti (534.000, il 19% di quelli che proseguono gli studi) sia per la collocazione strategica, al crocevia tra formazione e lavoro.
La redazione comprende già oggi docenti di diverse zone del Paese, che hanno partecipato fin dall’inizio al faticoso avvio del progetto: l’obiettivo è comunque quello di allargarla ulteriormente e di arrivare a costituire una rete di corrispondenti da tutte le scuole italiane che hanno in atto esperienze significative. Indipendentemente dalla partecipazione continuativa alla redazione, poi, tutti sono invitati a collaborare inviando materiali, articoli e interventi o proponendo inchieste, servizi ecc.
La realtà delle scuole è tuttavia infinitamente più ricca di quella che può rispecchiare questo strumento, forzatamente limitato nella periodicità e nelle dimensioni: per questo pragma sta lavorando per costituire anche un centro di documentazione, organizzato come una vera e propria banca dati accessibile a distanza, nella quale raccogliere tutti quei materiali che, pur non pubblicati, sono di sicuro interesse.
E' un programma che sappiamo ambizioso, sia rispetto agli obiettivi che alle forze disponibili, ma per realizzarlo contiamo sulla partecipazione e sull’aiuto dei lettori cui ci rivolgiamo. Del resto, come ben sa chi misura ogni giorno la differenza tra la didattica progettata e la fatica della sua attuazione in classe, c’è sempre uno scarto tra il rigore geometrico di un progetto e i limiti della sua traduzione effettuale, ma senza quell’ambizione e quel rigore non ci sarebbe alcuna pratica razionalmente orientata.


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