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Secondo quanto previsto dalla Gazzetta Ufficiale 1.7.94, il TIEL (tecnico
dellindustria elettrica ed elettronica) "può svolgere un ruolo attivo e responsabile di
progettazione, esecuzione di compiti, coordinamento di personale, organizzazione di
risorse e gestione di unità produttive nei campi della distribuzione e della utilizzazione
dellenergia elettrica e ne conosce le modalità di produzione.
Tanto in un contesto di lavoro autonomo quanto in un contesto produttivo industriale
il TIEL è in grado di:
progettare impianti elettrici civili e industriali di comune applicazione;
utilizzare la documentazione tecnica relativa alle macchine, ai componenti e agli
impianti elettrici;
intervenire sul controllo dei sistemi di potenza;
saper scegliere e utilizzare i normali dispositivi di automazione industriale;
gestire la conduzione, da titolare o da responsabile tecnico, di imprese installatrici
di impianti elettrici.".
Si rimanda al testo citato per la completa indicazione del profilo professionale.
Per quanto concerne le finalità delle materie di tecnica professionale, esse devono,
sempre secondo la G.U. citata, dare le seguenti competenze e abilità:
intervenire nella progettazione, realizzazione, collaudo e conduzione di semplici
impianti industriali, anche automatici, nellambito delle proprie competenze;
conoscere le modalità di produzione, di misurazione e di impiego dellEnergia
Elettrica, con particolare riferimento alle tecniche di conversione e di utilizzazione;
saper scegliere e utilizzare dispositivi elettrici, elettronici, fluidici, programmabili
offerti dal mercato per applicazioni di automazione industriale;
conoscere gli aspetti fondamentali della prevenzione, della sicurezza e delligiene
del lavoro, con riferimento alla normativa e alla legislazione vigente;
descrivere e documentare il lavoro svolto;
consultare i manuali duso, fogli di specifiche, documenti vari e software applicativi
nel campo elettrico;
affrontare in unottica sistemica problemi tecnici, economici, gestionali e di impatto
ambientale.
Gli obiettivi alla fine del 5° anno sono i seguenti:
analizzare ed identificare le problematiche connesse ai sistemi di distribuzione e di
utilizzazione in BT;
conoscere le caratteristiche funzionali e di impiego delle principali macchine
elettriche;
conoscere le caratteristiche funzionali e di impiego dei dispositivi elettronici per il
comando, il controllo e la regolazione delle macchine elettriche;
applicare dispositivi elettronici programmabili per la gestione di impianti elettrici sia
in ambito civile che industriale;
conoscere le tecniche di interfacciamento e di elaborazione dei segnali di
trasduttori e dei sensori;
saper analizzare un problema di automazione attraverso diversi linguaggi di
programmazione;
saper utilizzare software applicativi per il disegno e la progettazione di impianti
elettrici.
Tutto ciò è indicato nella G.U. sopra richiamata, che non individua gli obiettivi di ogni
singolo anno, ma riferisce complessivamente quelli del biennio.
Ora, una figura professionale di questo tipo è difficilmente realizzabile. Cè da
immaginare che non esistano statistiche a tal proposito, tuttavia ci sentiamo di
affermare che non facilmente uno studente dellIPSIA raggiunge appieno questi
obiettivi, e che con ogni probabilità anche uno studente medio dellITIS non
dimostra alla maturità le capacità richieste dai documenti poco sopra citati.
Che tutto quanto sia stato definito ponendo un limite cui bisogna tendere? O, invece,
che siano gli studenti a dimostrare poco interesse per la scuola esprimendo una
maturità che sfugge dai canoni definiti (peraltro secondo procedure
comprensibilissime) per legge? O che, forse, non siamo in grado noi docenti di
arrivare ai risultati richiesti? O, ancora, che la struttura scolastica non venga
sufficientemente in aiuto da questo punto di vista? Risposte complesse, ma sulle quali
dobbiamo interrogarci, sapendo che, in qualche modo, ciò comporterà una revisione
critica dellattuale organizzazione delle scuole superiori in Italia.
Continuando con le domande (provocatorie): quanti studenti sono passati
direttamente dallIstruzione professionale allistruzione tecnica senza fare esami,
come stava scritto nella formulazione del Progetto 92?
E ancora, come è possibile rispondere a chi dice che il post-qualifica del
professionale è una brutta copia dellITIS? E che senso ha la partecipazione delle
Regioni e Provincie? Quanti e quali istituti sono stati in grado di gestire gli stage e per
quanto tempo? Non cè stato in questi ultimi anni un aumento di burocrazia a scapito
della partecipazione a progetti condivisi?
Anche lesame di maturità (ne abbiamo scritto in altri numeri) non è esente da queste
contraddizioni: docenti che chiedono autoreferenzialmente solo le cose che sanno e
che bocciano o promuovono in base a questo, studenti che presentano tesine non
originali e docenti per i quali, se la tesina non è degna di un brevetto, allora lo
studente non è maturo. Programmi svolti in modo diverso da scuola a scuola (è un
bene o è un male?), se non da sezione a sezione, tanto da discriminare in sede di
votazione luna dallaltra.
Una cosa tuttavia è certa: non è vero che si stava meglio quando si stava peggio. Le
esigenze per cui è nato il Progetto 92 sono tuttora valide e la rilettura del documento
istitutivo ci fa ancora pulsare il cuore di speranza. Ma allora che cosa è successo?
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