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Il Ministro della Pubblica Istruzione ha preso la decisione di sospendere ogni autorizzazione a nuove classi sperimentali sia autonome sia guidate e nel contempo ha avvertito tutte le scuole del fatto che anche l'approvazione dei progetti guidati che avevano iniziato la procedura per il passaggio in ordinamento per via amministrativa era sospesa.
Si tratta di una scelta che può essere condivisa solo alla luce di un riordino globale sia del sistema scolastico secondario, sia della struttura ministeriale che vi sovrintende.
Non è un mistero infatti che l'evoluzione della riforma, così come andava delineandosi dopo il passaggio ad ordinamento dei progetti guidati della Direzione generale dell'Istruzione tecnica, entrava in conflitto con qualsiasi ipotesi di unitarietà del biennio e, di conseguenza, con l'imminenza dell'innalzamento dell'obbligo, più volte preannunciata dal Ministro.
C'è dunque una correzione di rotta.
In rapporto a questa nuova rotta cambierà anche la collocazione che l'istruzione professionale ha nel quadro della secondaria superiore?
A ben vedere oggi l'istruzione professionale sembra essere dilaniata tra due tendenze: una, molto presente nel mondo politico e nella società civile, di ispirazione "autonomistica", la vorrebbe del tutto omologata alla formazione professionale e quindi inserita alle dipendenze dell'autorità regionale; l'altra, più diffusa nel mondo della scuola e negli ambiti ministeriali, e supportata dall'evoluzione del settore a partire dalla riforma d'ordinamento del 1992, la vorrebbe più omologata all'istruzione tecnica.
Assisteremo dunque, in un caso o nell'altro, alla "cronaca di una morte annunciata"?
Non credo che di questo si tratti: il tutto dipenderà dall'evoluzione complessiva del sistema, e quindi il settore professionale "morirà" nella misura in cui anche gli altri "moriranno" o "sopravviverà" nella misura in cui anche gli altri "sopravviveranno". Lo sapremo quando dal progetto di riforma si passerà alla legge.
Molto può dipendere da tre condizioni.
La prima riguarda l'assetto complessivo dell'istruzione che comunemente chiamiamo tecnica: se evolverà i direzione di un liceo tecnologico o in quella di un indirizzo tecnico-professionale.
La seconda riguarda il sistema dei cicli didattici in cui verrà articolata la nuova secondaria: la scadenza dell'obbligo innalzato intorno ai quindici anni e una diversa scansione dei cicli può provocare una fortunata coincidenza con la peculiarità dell'istruzione professionale di avere un titolo legalmente riconosciuto intorno ai sedici anni.
La terza riguarda la possibilità che l'istruzione secondaria superiore riformata interagisca con la formazione professionale regionale non solo nell'eventuale post-diploma, ma anche nel triennio superiore. E su questo terreno mi sembra che l'istruzione professionale abbia molto da insegnare agli altri.
*della CGIL Scuola nazionale
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