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di Daniela Strano*
Arrivare in un Istituto Professionale, in un quartiere periferico e forse non di chiara
fama come Quarto Oggiaro a Milano, anche per chi ha un curriculum di tutto rispetto
guadagnato sul campo, a Genova, nei corsi delle "scuole di quartiere", non è proprio
uno scherzo.
Allievi difficili, non abituati ad ascoltare, incontenibili, specialmente quelli delle prime
classi, potrebbero far rimpiangere il passato a chiunque.
Ma forse è proprio lo spirito di frontiera che spinge a mettersi in gioco, a cercare
di soddisfare bisogni che sono ben al di là di quelli meramente o esclusivamente
scolastici.
Come farsi ascoltare da giovani così poco abituati a dar retta agli adulti?
Ecco, narrata in prima persona, una possibile soluzione.
Ascoltare per farsi ascoltare
Mi misi io dalla parte dellascoltatore e in apertura di anno scolastico, feci parlare
loro con un espediente molto semplice, ma efficace: "Scrivete una lettera indirizzata a
me, in cui descrivete come dovrebbe essere secondo voi il vostro insegnante ideale".
Io avrei fatto lo stesso in una lettera indirizzata alla classe. Inizialmente gli studenti di
una delle mie prime pensarono che stessi scherzando, ma quando mi videro allopera
con carta e penna si convinsero che facevo sul serio e attaccarono a scrivere le loro
letterine. Ma come spesso succede con questo tipo di ragazzi, la lezione la diedero
loro a me. Arrivarono le loro missive in quellitaliano stentato formalmente, tipico di
una generazione culturalmente un po "ignorantella", ma carico di contenuti e
significati e di conseguenza di richieste, questo mi sembra invece tipico di una
generazione che è alla ricerca sul piano affettivo di rapporti e regole che ancora non
ritrova allinterno della scuola nella relazione con gli insegnanti, ma di cui ha
estremamente bisogno.
Nel loro ideale di insegnante cè al primo posto una persona severa, ma non troppo,
che sappia instaurare un rapporto di amicizia, che sia seria, ma dolce e non per
tergiversare con lo studio, ma semplicemente come dicono loro stessi "questo amico
allinterno della scuola deve saperci ascoltare, se ce nè bisogno". La loro paura è
quella di chi teme in caso di difficoltà di trovarsi davanti al vuoto. Come tutti gli amici
anche linsegnante ideale deve guadagnarsi fiducia ed averla nei suoi studenti e deve
saper essere sincero. Al secondo posto, ma sembrerebbe per loro una richiesta un
po scontata, arrivano metodo, competenza, disponibilità ad andare a fondo nei
problemi dello studio, sentimento, capacità di creare un buon clima allinterno della
classe.
Il bisogno di non annoiarsi
Fra i loro bisogni, espressi con molta chiarezza nelle lettere, vi è anche quello,
fondamentale in qualunque processo di apprendimento, del non annoiarsi,
dellimparare divertendosi in un rapporto di reciproca stima, rispetto e affiatamento.
Hanno bisogno inoltre di non sentirsi urlare nelle orecchie con isteria, vogliono che ci
rivolgiamo a loro con calma, pazienza, con educazione. Fa niente se loro stessi sono
maleducati o sono i primi ad alzare la voce. Siamo noi gli educatori e da noi si
aspettano modelli diversi da quelli che conoscono probabilmente al di fuori della
scuola, in noi ricercano esempi veri da poter imitare.
Tutte cose che noi insegnanti sappiamo bene, ma ogni tanto val la pena lasciarsele
rinfrescare dai nostri allievi.
Cè chi poi, in modo abbastanza ingenuo, non si lascia sfuggire loccasione per poter
esprimere un desiderata sui compiti, che non devono essere troppi oppure la
richiesta che li si lasci riposare nelle ore di supplenza.
La maggior parte di loro però ha capito che la posta in gioco non erano i compiti a
casa o le verifiche, bensì la possibilità di esprimere i loro bisogni, per dare così modo
allinsegnante di soddisfarli.
Ma è stato solo dopo aver letto la mia lettera indirizzata a loro che a molti fu chiaro
che stavamo prendendo dei veri e propri accordi per poter lavorare insieme nel
modo migliore.
Io elencavo tutta una serie di desiderata, bisogni miei se vogliamo, per certi aspetti
molto simili ai loro. Cercavo di spiegare ai miei studenti che sono umana e che ho
bisogno anche della loro collaborazione per poter creare quel tanto desiderato clima
di affiatamento, che si fonda sulla stima reciproca e sul rispetto.
Lo studente ideale
Desideravo uno studente ideale che esprimesse entusiasmo e che sapesse
apprezzare quello che io avrei fatto per lui. Sottolineavo che la scuola è una cosa
seria per tutti noi, io ci lavoro, gli studenti ci passano la maggior parte del loro
tempo, ci lasciano le loro energie. È quindi una grossa occasione che non va
sprecata. Concludevo la mia lettera dicendo che poiché la perfezione non è di
questo mondo avremmo dovuto metterci dimpegno per trascorrere nel modo più
proficuo un piacevole anno scolastico. La loro reazione fu: "Prof, siamo daccordo".
Avevamo concluso un contratto: io mi impegnavo a mettere a loro disposizione la
mia competenza di insegnante ed educatrice e loro in cambio il loro impegno, la loro
serietà e il loro entusiasmo.
Questo nostro accordo potrebbe sembrare, dal punto di vista formativo
professionale un po limitante, ma in realtà si tratta di un primo passo, di un punto di
partenza su cui costruire il lavoro di un intero percorso scolastico.
* docente allIpsct "Frisi" di Milano
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