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di Angela Montagna
E evidente nella proposta di riforma del ministro Berlinguer la volontà di adeguare il sistema scolastico
formativo al sistema produttivo.
Ed essendo le forme del lavoro e dell'organizzazione economica cambiate, si rende necessario un parallelo
cambiamento della scuola.
Un cambiamento radicale, insito nella mancata riforma delle strutture educative in Italia, che rimangono
complessivamente uguali a se stesse da decenni, è chiesto con forza nell'Accordo per il lavoro firmato a
settembre tra il governo e le parti sociali.
La prima parte di quest'ultimo documento, infatti, è dedicata alla formazione e dopo la premessa che 'la qualità
del sistema di istruzione e di formazione è una leva fondamentale per la competitività attuale e futura e per
costruire un modello sociale equilibrato fondato sull'attuazione del pieno diritto di cittadinanza', si pone
l'obiettivo prioritario di 'innalzare, da un lato, complessivamente il livello di scolarità dal punto di vista
quantitativo e qualitativo, dall'altro di creare le condizioni per assicurare continuità di accesso alla formazione
per tutto l'arco della vita, anche in relazione alle trasformazioni del contesto competitivo del mercato del
lavoro caratterizzate da mobilità, da lavori che richiedono adattabilità e continua capacità di apprendere'.
In quest'ambito ndimento, e che valorizzi gli apporti che il sistema di formazione professionale può recare».
Tra gli obiettivi del rinnovamento fissati nell'Accordo per il lavoro sono previsti la realizzazione dell'autonomia
delle istituzioni scolastiche, la trasformazione dei centri di formazione professionale in agenzie formative, il
riordino complessivo del sistema scolastico, con la revisione dei programmi, , il potenziamento delle
interconnessioni tra i vari canali formativi, la diffusione degli stage, l'attivazione di un efficace servizio di
orientamento dei giovani.
Per quanto riguarda i percorsi formativi post-obbligo, nell'Accordo è scritto che .
Il segmento post-obbligatorio prevede una finalizzazione specifica al lavoro attraverso corso, alla stregua di
quanto avviene in altri paesi europei».
Con particolare enfasi viene sottolineata la necessità di .
Tutti questi obiettivi, impegni e richieste hanno trovato ascolto nella proposta di riforma presentata a gennaio
dal Ministro della Pubblica Istruzione e nella legge-quadro Bassanini sull'autonomia.
In un contesto più ricco e complessivo, con osservazioni puntuali sulle necessità culturali e formative imposte
dall'attualità, e un confronto continuo con i sistemi formativi degli altri paesi, soprattutto europei, che con più
tempestività hanno ridisegnato i loro sistemi scolastici, la proposta di riforma contiene al suo interno le linee
dell'adeguamento del sistema formativo al sistema produttivo.
Per quanto riguarda l'ampliamento dell'obbligo scolastico, l'escamotage di allungare il ciclo di studi di un anno
verso il basso, comprendendo l'ultimo anno di scuola materna, darà forse qualche delusione ai sottoscrittori
dell'Accordo.
Soprattutto è interessante, in risposta alle esigenze espresse dalle parti sociali, il capitolo due del documento
del MPI, "La scuola secondaria", suddiviso nei paragrafi 2a, "La scuola dell'orientamento e la conclusione
dell'obbligo scolastico"e 2b, "La scuola superiore". Qui troviamo il confronto con la concretezza del dover
pensare, per esempio, l'opzionalità degli indirizzi e l'orientamento nel mondo reale dei ragazzi e delle ragazze di
13-15 anni.
.
Si delinea un sistema di opposizione sistematico che ripropone, nonostante le buone intenzioni espresse in
precedenza dall'estensore, la scissione tra attività liberali (le lettere, le scienze, l'arte) e attività varie (il
giardinaggio, i trasporti e lo sport) tra le quali supponiamo si debbano annoverare le attività più strettamente
professionali. Sono i pericoli dell'aver frequentato il liceo classico fin da piccoli.
tecnico, professionale) già nettamente caratterizzati e con i quali ha avuto primi, esemplificativi contatti, nel
primo anno».
Ecco che a 14 anni, al momento della scelta più realistica, lo studente si ritrova alle prese con le opzioni
tradizionali, che già oggi gli vengono offerte.
Nel triennio finale post-obbligatorio, dovrebbe poi realizzarsi un , attraverso le aree di progetto e gli stage
autonomamente realizzati dalle istituzioni scolastiche .
Di particolare importanza risulta, sin dal triennio finale dell'obbligo, il ruolo della formazione professionale
che, integrandosi al sistema scolastico in un sistema della formazione complessiva, te in Italia».
Qui il richiamo all'Accordo per il lavoro è esplicito, nel previsto potenziamento del ruolo di programmazione e
di supporto da parte delle Regioni, nella riforma dell'apprendistato e dei contratti di formazione, in un rapporto
produttivo ed efficace tra sistema scolastico e sistema della formazione professionale sia nella realizzazione
dell'obbligo scolastico, sia come arricchimento, integrazione, specializzazione nel corso dei trienni della scuola
secondaria superiore.
Dopo il confronto tra i due documenti, qualche parola di conclusione.
Nella "Proposta di riforma", 'professionale' è un termine jolly, che compare quasi a ogni pagina, all'interno di
un rifiuto continuamente proclamato della scissione tra cultura e lavoro, formazione liberale e formazione
professionale.
Anche gli studenti di liceo classico troveranno elementi di 'professionalità', nel saper fare archeologico,
filologico o bibliografico, ma non si dice, in questo caso, che la formazione professionale o le Regioni
entreranno in rapporto con il sistema di istruzione statale. L'interazione viene esplicitata solo per quei percorsi,
di base, secondari, di post-diploma o di formazione permanente, che più da vicino riguardano il mondo della
produzione, e si precisa nei confronti delle scuole che formano lavoratori, di basso o medio livello, come
l'Istruzione professionale o quella tecnica.
In che modo ciò debba avvenire è, per ora, una pagina del tutto bianca: di qui timori e preoccupazioni più che
legittimi.
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