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Ipertesto in classe
"Non sanno fare i collegamenti!"
Comunicazioni non lineari e complessità della formazione come elementi di discussione per una nuova
formazione scolastica.
di Davide Scalmani
"Non sanno fare i collegamenti!"
Vi è capitato mai di definire o di sentir definire così quei ragazzi che, pur avendo studiato, non hanno veramente capito
l'argomento o la materia? A me sì; e credo che sotto questa valutazione, pronunciata con un tono di sorpresa e amarezza, non
ci siano solo le idiosincrasie di qualche insegnante disilluso, ma una questione molto profonda, che ha a che fare proprio con il
fondamento della comunicazione docente-allievo, con la logica dell'apprendimento, con la cultura della complessità.
Tali questioni sono oggi in discussione in numerosi campi del sapere in cui si è avviato un processo di rinnovamento radicale,
fondato sull'adozione di modelli di pensiero pluralistici, olistici, sistemici, reticolari. L'insieme di questi nuovi indirizzi di ricerca,
a cui sono interessate discipline come sociologia, psicologia, linguistica, fisica, biologia, ha come punto di riferimento il
paradigma della complessità nelle diverse accezioni originatesi a partire dallo sviluppo della cibernetica. Le caratteristiche di
fondo di questo modello si possono generalizzare in alcuni postulati: la prospettiva della globalità, con la quale si rilevano i
rapporti tra l'insieme del fenomeno studiato e le sue parti; la metafora della rete di fenomeni che si richiamano l'un l'altro in un
intreccio di rapporti non descrivibili linearmente; la presenza costante di descrizioni di campo condotte da molteplici punti di
vista diversi e complementari, in cui la posizione dell'osservatore è parte integrante della descrizione; la teoria della ricorsività e
dei tipi logici come strumento per superare i paradossi e i limiti della logica proposizionale; la percezione del valore
contingente di ogni teoria e della sua natura costruttiva.
Paradigmi della complessità nella scuola
Anche le scienze dell'educazione si trovano a dover fare i conti con i nuovi paradigmi legati alla complessità. Le sollecitazioni
che vengono da questi campi di ricerca possono trovare nella scuola un campo di applicazione interessante. Le problematiche
educative che trarrebbero giovamento dall'accoglimento, criticamente meditato e discusso, di un tale modello sono quelle oggi
emergenti: dalle strategie disciplinari di individualizzazione dell'insegnamento, alla progettazione di percorsi personalizzabili
all'interno del sistema scolastico; dalla valorizzazione degli stili cognitivi a quello dell'educazione al comprendere; dal
riconoscimento dell'efficacia dai metodi basati sulla ricerca-azione alla sperimentazione di quelli che si ispirano alla teoria delle
"intelligenze multiple"; dalla sempre sbandierata e mai veramente attuata interdisciplinarità, allo sviluppo di abilità trasversali
complesse, a cavallo tra saper essere e saper fare, come il saper entrare nella dinamica di gruppo, il saper assumere decisioni,
il saper risolvere conflitti, il saper progettare.
La risposta a questa sfida epistemologica non può essere di basso profilo, e si andrà necessariamente estendendo dai piani alti
della ricerca pedagogica alle pratiche didattiche quotidiane. Si avverte nella scuola la necessità di non farsi travolgere da quello
che si prospetta come un rinnovamento radicale delle forme e degli strumenti del sapere. Una delle idee cruciali che dai
risultati della ricerca educativa arrivano direttamente agli insegnanti è l'approccio ipertestuale all'apprendimento.
Un modello della complessità: l'ipertesto come superamento dell'informazione sequenziale
L'ipertesto può servire da esempio della funzionalità didattica di questa logica che vuole fare i conti con la complessità.
Attraverso la consultazione/produzione di ipertesti è possibile infatti introdurre gli studenti alla logica non sequenziale ad essi
sottesa. L'ipertesto, come è ormai noto, è un testo non lineare, non sequenziale, dotato di caratteristiche che lo rendono uno
strumento funzionale dell'educazione alla complessità. Il mercato propone alle scuole soprattutto opere finalizzate alla
consultazione; esiste però una variegata tipologia di ipertesti, che possono essere distinti sia per le potenzialità dei codici
comunicativi (testo, audio, video) che per il ruolo, più o meno attivo, riservato a chi li usa. In assoluto, però, la qualità di un
ipertesto si giudica a partire dalla logica dei 'collegamenti' e dell'interazione con l'utente. Negli ipertesti di buona fattura è
attraverso i collegamenti che l'informazione viene strutturata secondo quelle che sono le sue reali caratteristiche.
In astratto infatti un'idea è passibile di molteplici connessioni logiche: quando si fanno delle sottolineature nella lettura di un
testo, creando dei rimandi ad altri argomenti, aggiungendo note, riferimenti, bibliografia a parti di testo presenti nello stesso o
in altri testi, si crea di fatto un gioco di rinvii che trasforma la sequenzialità della scrittura. In pratica si libera l'informazione dalla
monodirezionalità in cui era stata forzatamente incanalata. All'interno della logica sequenziale dei capitoli e paragrafi in cui il
testo è organizzato, l'informazione è spesso una voce che non riesce a far 'sentire' le sue ragioni; allo studente è allora
destinato il difficile compito di distinguere, ad esempio, la tesi di un'argomentazione da richiami, anticipazioni, digressioni,
approfondimenti, esemplificazioni. Molti docenti affermano di spiegare in classe il testo: quest'ultimo invece di essere
strumento di comunicazione diventa quindi oggetto del comunicare, necessita di un traduttore; in pratica il docente è un
metacomunicatore, comunica il comunicante, e l'informazione arriva al destinatario con un percorso artificioso. Ecco un primo
obiettivo della didattica dell'ipertesto: restituire all'informazione la sua identità e renderla intelligibile: insegnare a 'capire i
collegamenti' mostrandone la logica.
Gli ipertesti per integrare e potenziare le abilità complesse
Inoltre, un secondo obiettivo più ambizioso si pone a chi intende presentare il modello ipertestuale come esempio di nuovo
sussidio didattico capace di potenziare le metodologie educative, di sfruttare le abilità 'connessionistiche' presenti nei processi
cognitivi di chi apprende, di aprire la scuola alla complessità e alle sue logiche. Pare infatti che siano le nostre capacità
cognitive naturali a comportarsi secondo il modello ipertestuale. Gli psicologi che negli ultimi anni hanno cercato di descrivere
il funzionamento dell'apprendimento umano hanno fatto ricorso a metafore delle complessità: apprendere significherebbe
costruire una rete di concetti in parallelo, integrata secondo leggi descrivibili attraverso modelli 'complessi'. Ecco allora che
l'ipertesto potrebbe esemplificare al meglio questa struttura non sequenziale, mostrando a studenti e insegnanti un modello di
ragionamento che sfrutta appieno l'associazione dinamica di informazioni e sollecita abilità diverse. Altre e più articolate attività
si possono preparare per l'esplorazione e la comunicazione in rete: la logica ipertestuale è infatti esplicitamente alla base della
telecomunicazione. La stessa rete delle reti, Internet, non è che il più esteso ipertesto disponibile.
Quindi l'ipertesto, con i suoi derivati ipermedia e Internet, si rivelerebbe uno strumento decisivo per potenziare
l'apprendimento di quelle abilità complesse che la scuola di solito persegue a fatica: apprendere a ricercare, selezionare,
criticare fonti e documenti; raccogliere materiale utile per svolgere compiti complessi di
informazione/esposizione/argomentazione ecc. Poiché l'ipertesto può contenere codici diversi da quello verbale, è poi
possibile proporre attività connesse all'uso di media diversi, e quindi individualizzare i percorsi di apprendimento sulla base dei
prerequisiti e delle abilità, anche non strettamente 'scolastiche' di ciascun allievo.
Questo oggi può significare 'saper fare i collegamenti'!
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