Non che la parola
“informatica” ci fosse piaciuta molto fin da prima - avevamo salutato con
discreta soddisfazione la successiva modifica in “tecnologie
dell’informazione e della comunicazione” – ma quando l’allora ministro
dell’istruzione Moratti ne aveva fatto una delle sue tre bandiere avevamo
pensato che avrebbe potuto essere una cosa buona e abbiamo aspettato di
vedere come si sarebbe snodata. Ora siamo francamente perplessi, sì, perché
le bandiere sono state molto sventolate e poco issate su obiettivi
seriamente perseguiti (forse anche “ibili”) e conquistati, ed è solo grazie
all’impegno e alla professionalità di singoli insegnanti che la nostra
scuola ha potuto continuare il cammino sulla strada delle nuove tecnologie,
così indispensabili nella formazione e nell’educazione dei giovani, che per
altri versi e altri scopi molto ne sanno già.
Questo il principale
impegno del numero 37: dare voce, nell’ambito dei nostri lettori e
collaboratori, a tutti coloro che sono stati e sono ancora gli artefici di
tale processo di rinnovamento. Il ministero sta procedendo – seppur
lentamente - nei progetti per l’acquisto di Lavagne Interattive Multimediali
e per la realizzazione di corsi di formazione, ma tali investimenti
sarebbero vani senza l’entusiasmo e il volontariato di quei docenti di cui
si dice che non fanno altro se non impegnarsi tenacemente per turbare le
coscienze delle nuove generazioni, famiglie comprese. Infatti la mole di
lavoro per i docenti che vogliono adeguare le loro metodologie didattiche
alle nuove tecnologie è enorme: in primo luogo bisogna formarsi, poi
progettare e sperimentare e infine diffondere tra i colleghi le conoscenze
acquisite, il tutto quasi sempre a costo zero perché i fondi di Istituto
sono sempre più esigui.
Gli articoli del focus
prendono l’avvio dal pezzo di apertura di Andrea Garavaglia, dell’Università
Milano-Bicocca, che in modo molto efficace e significativo mette in luce i
principali nodi problematici relativi all’introduzione delle nuove
tecnologie nella didattica. L’abbiamo visto come un provvidenziale sasso
gettato nello stagno della disattenzione in cui giace la scuola italiana
oggi, completamente priva di una “attenta analisi del complesso del sistema
scolastico nazionale”.
Abbiamo poi ritenuto utile presentare un contributo sull’utilizzo della LIM
nelle scuole superiori e un articolo sulle possibilità didattiche delle
applicazioni Google Earth e Google Maps; l’uso della rete permette inoltre
scambi a distanza, come viene evidenziato nell’articolo sul gemellaggio
virtuale, e il superamento del libro di testo cartaceo (di cui parla
l’articolo sul progetto book in progress). Gli insegnanti attenti alle nuove
tecnologie possono anche insegnare ai propri alunni a navigare in modo
sicuro, come illustra il contributo sul percorso didattico per insegnare
come proteggersi dai pedinamenti in rete; infine la rete può essere anche un
potente strumento di inclusione, come dimostra l’articolo su webquest e
disabilità.
Nelle rubriche altre preziose esperienze di insegnanti ed un interessante
pezzo che analizza il modo di agire degli insegnanti a partire da due
recenti ricerche sul campo, oltre al consueto Messaggio in bottiglia.