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Quale autonomia per il sistema scuola?

di Anna Maria Gilberti

Assumere il quesito indicato suggerisce non una risposta chiusa, ma alcune considerazioni da compartecipare con un pubblico interessato come quello del convegno e nell’intenzione di promuovere dibattito.

Almeno tre sono identificabili come nuclei di riflessione: il primo è quello delle attenzioni necessarie per facilitare il passaggio dalla fase di assunzione della concezione di autonomia alla sua attuazione; il secondo concentrandosi sugli Istituti professionali riguarda la fattibilità di alcune esperienze caratterizzanti processi di autonomia; il terzo concerne, pur in una visione soggettiva, gli ambiti di gioco dell’autonomia.

Al fine di rendere snella la considerazione del primo punto è possibile procedere per parametri e cominciarne l’enucleazione dalla gradualità che deve sempre essere tenuta presente nel procedere verso l’autonomia, anche se ciò non significa necessariamente essere condizionati da atteggiamenti di forzata prudenza dettati da timori verso il nuovo. Non poche esperienze di non poche scuole dimostrano, infatti, già quasi acquisita l’esplicitazione dell’articolo 21 della legge circa l’autonomia amministrativa. Ma è pur vero che le situazioni sono diverse e soprattutto per quelle tipologie di istituti che, non avendo ancora autonomia amministrativa e giuridica, non hanno mai esercitato talune funzioni e certe mansioni caratterizzanti l’innovazione.

Fondamentale è pur sempre che gli operatori si riconoscano nella identità della loro istituzione scuola.

Perché si ritiene importante l’esperienza della gestione amministrativa? Perché non esiste assolutamente antinomia tra amministrazione, e quindi anche organizzazione, ed educazione. Uno dei punti di critica al documento del ministro Berlinguer sul riordino dei cicli, che più spesso è capitato di leggere in alcuni interventi sulla stampa - stampa anche illustre perché ultimamente ci sono stati molti quotidiani che hanno dato spazio alla scuola e questo è sicuramente molto positivo - è quello relativo ad una mancanza di attenzione per l’educazione. Si obietta che il documento si preoccupa prevalentemente della struttura organizzativa e relega in secondo piano i principi educativi.

Forse chi condivide questa posizione dimentica che quella del ministro Berlinguer non è una proposta di riforma, bensì un documento per il riordino dei cicli (in cui, quindi, non sono ancora stati introdotti vari elementi), ma forse, anche, fa riferimento ad un’idea di educazione, più teorica che operativa, che non consente di cogliere quanto di educazionale ci sia già nelle scuole. E il tipo di educazione verso cui, in questa pagina, si vuole attirare l’attenzione è la pedagogia del compito.

Tante volte si dà per scontata questa acquisizione perché nelle scuole la pedagogia del compito e l’importanza dell’imparare attraverso il lavoro, e non soltanto attraverso la dissertazione teorica, è prassi consolidata, così come la riflessione sul fatto che operatività e lavoro sono parte integrante della cultura. Dando per acquisiti e scontati questi principi, si è forse peccato di riserbo perché non si ha più avuto, per così dire, l’immodestia di discuterne, il coraggio di "docere" ad altri. In realtà la concezione suddetta non è consolidata affatto, se così frequenti e ricorrenti sono le occasioni di confronto-scontro sul tema dell’educazione. A tale proposito è opportuno esplicitare che gli insegnanti che hanno fatto riflessioni ed elaborazioni culturali più avanzate, come sicuramente i redattori di PRAGMA, dovranno lavorare molto e superare varie difficoltà nel portare avanti e diffondere questo concetto di educazione. Del resto permangono espressioni come "cultura e scienza" o fatti come quello capitato ad un esperto ed epistemologo di fama internazionale, direttore di una rivista scientifica tra le più quotate, "Le Scienze", che ha denunciato, proprio nel suo editoriale del mese di aprile un episodio assai significativo inerente il mancato riconoscimento della rivista come "opera di cultura", ma solo come opera di "mera divulgazione".

Alla luce di quanto affermato risulta un compito rilevante per la scuola l’istruire ed educare per il superamento della prospettiva che ancora permette di tenere separate cultura e professionalità, ma anche cultura e scienza, così come cultura e tecnica. E questo è un compito che tutti gli intellettuali, e non solo nella scuola, debbono svolgere come testimonianza dell’assunzione di responsabilità.

Il secondo punto di attenzione per una gestione dell’autonomia è quello della verifica della compatibilità tra il sistema studente e il sistema docente; infatti questi due sistemi non necessariamente sono compatibili, in quanto il docente è portatore di competenze disciplinari mentre lo studente è portatore di conoscenze esperienziali. Il background del docente è talmente forte che non può sottrarsi alla sua competenza disciplinare per "sposare" in modo empatico l’esperienza di un’altra generazione, non è questa la sua funzione; però egli può integrare, può far sì che il suo sapere disciplinare abbia una dimensione "appetibile" o sia presentato con un’attenzione al "sapore buono" anche per chi non ha ancora il gusto formato.

L’autonomia della scuola, inoltre, dovrà sempre più tener conto di un "sistema studente" che è fatto anche di adulti: per questi si tratterà di inventarsi altri approcci ed altre metodologie. L’esperienza di ALIFORTI ne è un esempio e non a caso è proprio questa che ha fatto emergere una questione, quella della verifica dei crediti formativi, questione che sta assumendo grande rilevanza.

Tutte queste attività richiedono una progettazione collettiva e una capacità di gestione delle connessioni del sistema scuola, che rendono necessarie nuove figure, le figure di sistema appunto.

Esse avranno incarichi di coordinamento non solo rispetto ad attività di staff, ma, anche, rispetto a gruppi di lavoro su compito (ad esempio, di rivisitazione sistematica delle discipline al fine di evidenziarne i nuclei formativi) o di gestione del tempo (a livello della organizzazione del monte ore annuale per area disciplinare con progettazione coerente alle esigenze multiple dell’apprendimento per addestramento, consolidamento, recupero, integrazione tra teoria ed operatività esercitata nella scuola o in ambiente lavorativo esterno, approfondimento, sistematizzazione ...).

La gestione dell’autonomia comporterà, inoltre, la capacità di documentare le esperienze: molte scuole hanno fatto esperienze interessantissime, ma poche ne hanno la storia e gli strumenti prodotti documentati. Propri durante le prime iniziative di audit del Progetto MOVAL (Progetto di monitoraggio e valutazione dell’attuazione dei nuovi ordinamenti dell’Istruzione professionale) ciò è stato evidente a tal punto che un preside ha affermato "È importante questa azione perché ci accorgiamo di quante cose abbiamo fatto e di quante cose sappiamo, però, anche, di non saperle presentare perché alcune addirittura non ce le ricordiamo più."

Un altro elemento rilevante è quello della valutazione: è necessaria una definizione degli standard; non potrà non esserci una definizione nazionale da cui poi potrà scaturire una certificazione regionale. Questa - e le questioni legate ai corsi post-qualifica dell’Istruzione professionale lo insegnano - può venire solo dopo verifiche "in itinere", su progettazione comune e dopo che venga chiarito, a livello parlamentare, quali siano i compiti dei diversi soggetti e che cosa si attenda la società dalla scuola. L’integrazione è possibile se esiste una struttura organizzativa che tiene, e con questa considerazione si ritorna al primo stimolo: l’importanza dell’organizzazione. Qualunque progetto autonomo non potrà prescindere dall’esigenza di rifuggire dall’autoreferenzialità.

La realtà dell’Istruzione professionale è ricca di esperienze di integrazioni tra vari mondi (teoria e pratica, scuola e lavoro, scuola e territorio, istituzione scolastica ed Ente locale o provinciale o regionale).

Tali esperienze hanno permesso di sottolineare l’importanza della progettazione di sinergie e la valorizzazione dell’impianto modulare del curricolo dello studente. L’organizzazione modulare è già stata sperimentata ed è patrimonio comune per quanto riguarda la strutturazione modulare e culturale delle materie di insegnamento e la riorganizzazione dei contenuti; terreno ancora di prova è l’adeguata organizzazione del tempo. Appunto relativamente a questo compito la scuola sarà giudicata dall’utenza per la capacità di garantire ciò che ha dichiarato e che dichiarerà nella Carta dei servizi.

È necessario, quindi, che i gruppi disciplinari non verifichino solo la disciplina rispetto ai nuclei fondamentali, alle attività e alle competenze sviluppando in questo modo un tipo di analisi fondamentale, ma di genere esclusivamente epistemologico formativo; c’è ora un aspetto, che si potrebbe denominare di ingegneria di sistema, per cui si va a considerare la risorsa tempo in termini di monte ore annuale all’interno del quale deve essere ristrutturato il percorso dello studente. Per questa "ingegneria" occorrono competenze specifiche: una persona può essere espertissima in Storia, ma non avere capacità di vedere, di sapere riconoscere l’organizzazione di un percorso, come credo dimostrino alcuni articoli recentemente comparsi su giornali e riviste.

Il Decreto Legislativo del ministro Berlinguer in attesa dell’emanazione dei regolamenti previsti dall’art.21 concerne un programma nazionale di sperimentazione per la promozione e il sostegno dei "processi innovativi volti ad introdurre i primi elementi di autonomia" riguarda più aspetti tra cui anche questi e rispecchia proprio lo spirito delle sensate esperienze.

E per finire, ma certamente non all’ultimo posto in una ipotetica scala di importanza, quali gli ambiti di gioco dell’autonomia?

 

La scuola autonoma sicuramente dovrà essere una scuola che frequenti il gioco di squadra e sappia organizzare le squadre. Occorrerà la figura del talent scout, ma, anche. quella dell’allenatore. La scommessa non potrà non interessare la capacità di attivazione dell’integrazione tra individualità. Resta aperto l’interrogativo: si giocherà "a uomo" o a "zona"? In ogni caso per fare canestro bisognerà padroneggiare entrambi gli schemi.

Nell’ottica della valutazione partecipata, i debiti e i crediti vanno accertati e riconosciuti anche sul versante dell’organizzazione delle risorse, perché il tutto sta avvenendo in una restrizione di risorse che non è solo della scuola, ma di tutta la società. Ecco perché ragionando in termini di gestione dell’autonomia è utile introdurre il concetto di qualità totale, non perché ora sia di moda, ma perché effettivamente la norma che definisce il sistema di gestione di qualità totale è fondamentale e applicabile alla scuola là dove dice che l’organizzazione di qualità totale è un’organizzazione vitale che pur in presenza di ristrettezza di risorse persegue il miglioramento del servizio per il cliente (o dell’utente, o del coproduttore, come si intende dire per la scuola), con miglioramento della situazione di lavoro per gli operatori (e infatti il processo di autonomia della scuola non è una riforma che deve andare contro gli operatori caricandoli di lavoro non riconosciuto) e con l’indotto di un benessere sociale.

Per questo impegno la scuola non può essere lasciata sola. Quindi scuola autonoma, scuola organizzata, scuola del sapere e della competenza, scuola del lavoro, ma scuola nella società, naturalmente.

Un altro ambito del gioco sarà quello dell’assunzione di responsabilità ai vari livelli. Ciò è imprescindibile dal coinvolgimento del collegio docenti. Forse bisognerà lavorare perché il collegio docenti si riconosca negli obiettivi. Le analisi condotte nel mondo del lavoro informano che un elemento che differenzia la scuola da altri ambiti produttivi è la convinzione che hanno le imprese che il loro funzionamento dipenda da quanto gli operatori si identifichino nella mission aziendale.

Infine, il gioco è in realtà un’attività seria, il gioco dell’autonomia è molto serio, la posta è altissima perché sulla tovaglia verde c’è la nuova generazione, ma i giocatori sono una grande ed importante risorsa. Si tratta di inventare una nuova strategia semplificando le regole e valorizzando le mosse.

 

* ispettrice tecnica

 


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