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di Ugo Panetta *
Il tema della valutazione, qualunque sia il sistema organizzativo in cui la scuola sarà inserita e qualunque sarà il sistema di distribuzione dei poteri istituzionali, di cui si sta discutendo ultimamente, sarà comunque e sempre di più un tema centrale, anche perché il nostro Paese non può non seguire le esperienze che altri paesi ad economia avanzata hanno effettuato nei decenni passati in questo campo.
Ricordiamoci che gli Usa, a partire dagli anni '60, forse nella foga della competizione con l'Urss, fecero massicci investimenti nel sistema educativo, allo scopo di elevare la qualità dell'istruzione, soprattutto nelle materie scientifiche, accompagnando questi investimenti con un sistema di verifica e di valutazione della ricaduta degli investimenti stessi sul prodotto scolastico, sistema basato soprattutto su rilevazioni statistiche, per capire il progresso dell'apprendimento degli alunni.
A questo sistema di verifica, meramente statistico, si accompagnò col tempo l'esigenza (posta sia dall'opinione pubblica sia dagli organi di governo) che gli operatori scolastici dessero una risposta sull'efficacia e sull'efficienza del loro intervento. La stessa esigenza si è avvertita in tutti i paesi avanzati, già nei decenni passati, e ha portato alla necessità di una valutazione e di una verifica dell'efficacia e dell'efficienza dei rispettivi sistemi scolastici.
Questo iter è stato segno anche di un certo disagio, che un po' tutti i paesi industrialmente avanzati hanno avvertito e avvertono tuttora nei confronti dei propri sistemi educativi, forse anche perché a partire dagli anni '60 si è sviluppato il fenomeno della scolarizzazione di massa: un gran numero di ragazzi oltre i 15-16 anni è entrato nel sistema scolastico e questo ha comportato da una parte l'abbassamento del livello qualitativo e dall'altra la necessità dell'elevazione della cultura di base necessaria per fronteggiare l'evoluzione della società.
È altrettanto facile riconoscere che in Italia si è fatto poco in materia di valutazione: in realtà nel passato, ma in gran parte ancora adesso, nella scuola formalmente aperta a tutti, la promozione e la bocciatura avvengono sì sulla base del merito dell'individuo, ma la selezione degli studenti a livello superiore dell'istruzione è una selezione sociale.
Solamente dopo l'introduzione della scuola media unica, poiché è stato necessario elevare la cultura e diffonderla a più larghi strati della popolazione scolastica, si è posta attenzione alla verifica e alla valutazione.
In realtà di fronte alla scolarizzazione di massa e alla diminuzione della corrispondenza tra titoli di studio e posti lavorativi, e quindi a una minore desiderabilità della scuola da parte dei giovani, la scuola ha assunto un atteggiamento avalutativo, nel senso che ha delegato alla società quella valutazione che in parte essa non si è sentita di effettuare.
Oggi, di fronte a una scuola che si prospetta in via di rapida evoluzione e trasformazione, anche il tema della valutazione è oggetto dell'attenzione politica (nel documento sui cicli scolastici del Ministro della Pubblica Istruzione c'è un accenno, sia pure sintetico, sull'importanza della valutazione nel sistema educativo).
Ma come sarà il sistema di valutazione?
Sono decenni che si parla di un sistema di valutazione, di organismi di valutazione; in questo senso si andrà alla istituzione di un organismo di valutazione probabilmente esterno al Ministero.
La scuola, all'interno del sistema che si andrà a costruire, dovrà approfondire e migliorare le proprie capacità di verifica e di valutazione.
In relazione al tema della valutazione, si può partire da un'ipotesi di lavoro che vede la valutazione non più solo centrata sul raggiungimento degli obiettivi e sul risultato degli apprendimenti, ma anche sui processi formativi: ipotesi che ha portato ad una trasformazione della valutazione da controllo, da giudizio sul singolo alunno, a sistema di valutazione del prodotto.
In quest'ipotesi di lavoro sono essenziali due cose:
Per quanto riguarda il primo punto, è sempre più necessario effettuare una verifica continua del lavoro che è stato svolto in un dato momento, per verificare il raggiungimento degli obiettivi di quella determinata unità da parte dei singoli alunni e da parte di tutta la classe, per poter procedere poi alla successiva unità di insegnamento.
Quindi, in questo senso, va evitata quella prassi, che ancora probabilmente esiste, di fare un'attività di istruzione molto lunga alla quale poi segue dopo molto tempo l'attività di verifica in quanto questa separatezza tra l'attività di insegnamento e l'attività di verifica è una delle cause degli insuccessi e dei ritardi nell'apprendimento. Invece una verifica fatta in continuazione, in itinere, alla fine di ogni unità di insegnamento, permette al docente e a tutto il consiglio di classe di verificare il lavoro fatto e quindi di adottare decisioni coerenti con la prosecuzione di un lavoro efficace.
È chiaro che a un lavoro di questo genere non si prestano gli strumenti di verifica tradizionali.
L'interrogazione orale è molto soggettiva: dipende non solo dalla giornata in cui viene eseguita, ma anche dal fatto che viene eseguita in giornate diverse e quindi si presta a interpretazioni soggettive, così come le prove scritte che possono verificare solo determinate competenze, determinate conoscenze e non una gamma di conoscenze e di competenze varie, almeno così come le prove scritte sono intese tradizionalmente.
Da qui l'importanza di adottare prove di verifica che siano attendibili e che diano misurazioni valide nel tempo e valide oggettivamente e che estrinsechino anche quali sono i criteri di scelta delle domande.
Mi riferisco ad un'ipotesi di lavoro che nell'istruzione professionale dell'ex progetto 92 oggi di ordinamento, non è più solo ipotesi di lavoro ma prassi quotidiana: le prove strutturate o semi strutturate, sulle quali sono stati effettuati numerosissimi interventi di aggiornamento nelle scuole.
Le prove strutturate, che devono essere effettuate durante tutto il percorso scolastico, consentono una verifica oggettiva attendibile e valida del raggiungimento degli obiettivi di quasi tutto il processo formativo, che è stato effettuato sia dal singolo alunno, sia dall'intera classe, permettendo quindi all'insegnante di effettuare una fotografia oggettiva dello stato di avanzamento del lavoro in una classe.
L'Istruzione professionale ha, in parte, anticipato i tempi della riforma dei cicli scolastici, attraverso il patto con il mondo del lavoro, attraverso gli strumenti di verifica e di valutazione: questo le consente di entrare a pieno titolo e a testa alta nella nuova scuola dei cicli.
* dirigente IV Divisione delle Direzione generale per lIstruzione professionale
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