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di Liliana Borrello *
LIstruzione professionale va da Progetto 92 a Progetto 2002 muovendosi sui binari dellautonomia e nella logica dellinnovazione.
Il Progetto 2002 si inserisce in una sperimentazione del biennio di orientamento, che vede impegnate tutte le scuole medie secondarie superiori con obiettivi fondamentali comuni da perseguire, che si connettono:
allautonomia didattica con riferimento a quanto previsto dalla legge
Bassanini;
alle indicazioni programmatiche contenute nel documento Berlinguer di riordino dei
cicli scolastici;
alle indicazioni fornite dalla Commissione dei Saggi;
ai risultati acquisiti attraverso le sperimentazioni già effettuate.
Mi sembra opportuno ricordare che, dai riferimenti citati, emergono indicazioni che sono in coerenza con quanto riscontrato nel contesto europeo, ad esempio nel rapporto allUNESCO della Commissione Internazionale sullEducazione per il XXI secolo (presieduta da Delors) i quattro pilastri base della educazione sono :
imparare a conoscere (cultura generale);
imparare a fare (cultura professionale);
imparare a vivere con gli altri (rispetto delle differenze, tolleranza, capacità di cooperare);
imparare ad essere (responsabilità ed autonomia di giudizio).
LIstruzione professionale parte da Progetto 92 quindi, senza dubbio, in una posizione di assoluta sintonia con le indicazioni che vengono dai riferimenti sopracitati e, a tale proposito, può essere utile soffermarsi sui punti nodali di Progetto 92:
area comune uguale per tutti i settori; didattica dellessenziale; didattica modulare; rafforzamento della cultura professionale attraverso gli insegnamenti generali; utilizzo di metodologie attive; riduzione della quantità dei percorsi specialistici puntando sul potenziamento della formazione di base umanistica e professionale, associata a progetti modulari di specializzazione; percorsi di formazione flessibili mirati al conseguimento di competenze strutturate e capitalizzabili; attivazione di forme di interazione e integrazione con il mondo del lavoro e con gli enti locali.
Bisogna, tuttavia, considerare che nelle scuole questi obiettivi sono stati perseguiti in misura diversa in connessione alla maggiore o minore disponibilità allinnovazione, alle risorse interne ed esterne, al contesto in cui gli istituti hanno potuto operare. Pertanto dal punto in cui le diverse scuole si trovano, devono andare avanti, non servono nuovi contenuti, ma una accelerazione del processo di innovazione realizzata nella logica della ricerca-azione utilizzando al meglio il grosso spazio che viene dallart.21 della legge Bassanini, ed in particolare dai commi: 8, 9, 10, 12, 13.
Mi rendo conto che in attesa dei regolamenti di attuazione vi sono una serie di impedimenti oggettivi allapplicazione della legge (a questo proposito il Ministro ha emanato un decreto); tuttavia lì dove ci sono gli spazi bisogna operare nella logica dellautonomia perrealizzare, in linea con quanto emerge da tutti i contesti qualificati, e facendo riferimento al lavoro della Commissione dei Saggi, "una scuola capace di futuro":
che rappresenti una parte della società e non un mondo separato;
che abbia un nuovo ruolo ed un nuovo mandato sociale;
che educhi alla democrazia, nella democrazia;
che rinforzi lidentità dei giovani;
che costruisca mentalità aperte e dinamiche;
che insegni ad indagare, a comunicare, ad operare;
che trasmetta il concetto di lavoro come valore.
Queste finalità devono mandare un messaggio molto forte agli istituti professionali, perché se è vero che, prima di altri, possono aver operato per linnovazione, non bisogna trascurare che con Progetto 92 lattenzione prioritaria era stata riferita al curricolo e quindi solo indirettamente al sistema scuola come struttura complessa. Oggi al miglioramento dei curricoli bisogna aggiungere una maggiore attenzione allorganizzazione della scuola, che diventa la base indispensabile per realizzare i fondamentali principi della nuova scuola italiana. Quindi gli istituti professionali, per potersi avviare in modo corretto allattuazione dellinnovazione, dovrebbero riflettere sullorganizzazione della struttura in cui operano, sul processo che in essa si sta realizzando, sul servizio formativo prodotto, per arrivare ad una analisi degli esiti educativi ottenuti in termini di efficacia ed efficienza. Dovrebbero fare riferimento alle risorse utilizzate per realizzare il percorso di apprendimento, alla capacità di programmarlo, di gestirlo e di controllarlo. Questa analisi sarebbe poco produttiva se non fosse finalizzata alla predisposizione di progetti tendenti al miglioramento del processo e con l'obiettivo finale della "soddisfazione del cliente". Il concetto di "cliente", mutuato dal mondo della produzione, deve, in questo contesto, essere riferito a genitori e studenti, al sistema economico-produttivo, alla società, agli operatori della scuola e ad altri soggetti che sono interessati al "prodotto" della scuola.
Si tratta di applicare i principi che regolano una attività improntata al miglioramento della qualità nella scuola, puntando l'attenzione sul miglioramento di tutti i processi dellorganizzazione, con lobiettivo di ottenere risultati il più possibile vicini a quello che realmente serve alla collettività.
Per ottenere questi risultati, ma anche per concordare quelli più opportuni, è indispensabile coinvolgere sia i clienti che gli utenti; tutto ciò con lobiettivo di promuovere una scuola che tenda al miglioramento continuo dellofferta formativa e che possa essere un punto di riferimento per il territorio.
Una visualizzazione delle connessioni che una scuola potrebbe attivare per migliorare lofferta formativa può essere fornita dal seguente schema:
Vorrei fornire elementi per dare maggiore contenuto alle connessioni proposte. Con riferimento al rapporto tra scuola-mondo della produzione-enti locali non può non essere considerata limportanza dellAccordo per il Lavoro tra il governo e le parti sociali del 24/9/96 di cui riporto una sintesi significativa.
La qualità del sistema di istruzione e di formazione è una leva fondamentale per la competitività attuale e futura e per costruire un modello sociale equilibrato fondato sullattuazione del pieno diritto di cittadinanza. Per questo limpegno del governo per il lavoro e loccupazione deve basarsi su interventi strutturali, che perseguano lefficienza e lefficacia del sistema di istruzione e di formazione. Lassenza di unofferta sufficientemente dimensionata ed articolata di professionalizzazione per giovani ed adulti ha determinato una grande dispersione di risorse umane, una frattura fra sistema formativo e lavoro che rischia di avere ricadute sul sistema produttivo.
A tal fine è necessario interconnettere gli interventi formativi e di ricerca attraverso un forte rinnovamento anche istituzionale dei sistemi di istruzione e formazione. Essi devono essere in grado di assicurare il coordinamento e il decentramento nel governo del sistema, la programmazione degli interventi e delle risorse, larticolazione e la personalizzazione degli interventi formativi in relazione alla domanda di cultura e di professionalità che nasce nel territorio. In questo contesto lautonomia consentirà alle istituzioni scolastiche di dialogare efficacemente con tutti i soggetti interessati, sociali ed istituzionali, e di rendere flessibile e personalizzato il percorso formativo.
Con riferimento ai percorsi formativi post-obbligatori, laccordo per il lavoro prevede, tra laltro, una finalizzazione specifica al lavoro attraverso un forte legame con la realtà produttiva, economica e professionale. Ciò implica un ripensamento della collocazione e delle finalità dellistruzione professionale in un contesto di valorizzazione della dimensione regionale, nonché dellapprendistato e dei contratti di formazione-lavoro. Ciò comporta percorsi o la definizione di moduli formativi specifici rivolti alla creazione di imprenditoria.
Sempre in questo ambito mi sembra opportuno ricordare il protocollo dIntesa realizzato tra il Ministero della Pubblica Istruzione, il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, la Regione Emilia-Romagna, le Province e la Confederazione delle Autonomie Locali dellEmilia-Romagna, firmato il 13/6/97. Prenderà avvio così la sperimentazione di un sistema di governo a livello regionale e locale per il coordinamento delle politiche per listruzione e la formazione, nonché di un nuovo sistema integrato di istruzione scolastica, post secondaria, di formazione professionale al lavoro e sul lavoro, fondato sullautonomia degli istituti scolastici e su uno stretto rapporto con il territorio e il lavoro.
* ispettrice tecnica
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