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di Daniela Merlo
La nuova maturità sembra assumere alcuni elementi positivi dellesame dei Professionali, ma dovrebbe tenere maggiormente conto delle innovazioni di alto valore educativo e didattico che lo caratterizzano.
Possiamo rispondere così alle critiche di chi ritiene che il nuovo esame di Stato sia unimposizione dallalto, una riforma avulsa da un contesto di riorganizzazione didattica del curricolo, una risposta scoordinata e macchinosa, un rifiuto illogico di tener conto delle esperienze positive o negative di sperimentazione o di innovazione della scuola, già attuate in anni recenti.
Soprattutto, la legge di recente approvazione sembra esprimere la ricerca di un più significativo nesso tra metodologia didattica e valore pedagogico, tra processo formativo e strumenti di verifica e valutazione.
Ci chiediamo quale sia la prova in grado di accertare la serietà della preparazione raggiunta dallo studente. Ma siamo certi che la nuova scuola abbia bisogno solo di affermare con una prova orale su tutte le discipline la propria severità e la serietà della preparazione raggiunta dallo studente? Sarà il colloquio su tutte le discipline che farà studiare di più dei ragazzi che non hanno più bisogno della scuola per conoscere e per capire?
Noi insegnanti del Professionale non crediamo più ad una scuola che abbia bisogno di arrivare allesame conclusivo per valutare il percorso formativo dello studente.
Crediamo che il consiglio di classe, nella sua interezza, sia in possesso di tutti gli elementi per valutare gli studenti che ha seguito spesso per lintero post-qualifica e che possa far questo anche meglio di una commissione esterna/interna.
Da quando la sperimentazione nel Professionale è diventata nuovo ordinamento ci siamo orientati, talvolta faticosamente e poco supportati da aggiornamento, a realizzare un tipo di scuola diversa, in cui le competenze integrate alle conoscenze siano lobiettivo prioritario. Abbiamo rinnovato la metodologia didattica fondandola sulla modularità e sappiamo che la verifica e la valutazione sono aspetti essenziali del processo formativo; abbiamo imparato a dare equo valore alla prova strutturata e semi-strutturata, senza trascurare di ampliare gli obiettivi del saper esporre e rielaborare le conoscenze. Alla luce di tutto ciò rivendichiamo al consiglio di classe la valutazione dei propri studenti; riteniamo che i docenti siano già in possesso tanto degli strumenti quanto delle disposizioni normative per farlo.
Inoltre con lesame di qualifica del nuovo ordinamento abbiamo ormai imparato a dare peso al curriculum scolastico, trasformandolo in punteggio da sommare al profitto del terzo anno, alla attività di stage in azienda, allesito delle prove strutturate finali di ogni disciplina.
Non è stato semplice adeguarci, ma siamo convinti che questa sia una buona forma di esame, con prove integrate, in cui lo studente possa dimostrare di aver acquisito competenze di base, conoscenze specifiche, metodo di lavoro, abilità professionali, flessibilità ed adattabilità a situazioni nuove.
LIstruzione professionale utilizza prove strutturate finali per la verifica e la valutazione oggettiva del candidato alla maturità, che sono elemento vincolante per la stesura del giudizio analitico di ogni disciplina e rappresentano il solo valido strumento per attestare il raggiungimento degli obiettivi minimi; prove tarate sulla realistica situazione della classe, costruite e valutate dal docente che ha svolto il programma disciplinare, che concludono un processo formativo fondato su tipologie di verifica ripetutamente applicate nellarco del biennio, che consentono al consiglio di classe di formulare un giudizio sintetico di ammissione che attesti la preparazione e il profitto raggiunto da ogni studente.
Possiamo intendere così la terza prova scritta che risulterà, quindi, oggettiva, quantificabile e didatticamente valida.
Ancora due riflessioni sulle prove finali e un rimando alla nostra esperienza: gli studenti del Professionale portano allesame un lavoro di ricerca e di analisi sviluppato in modo individuale, la "tesina", che progettano e realizzano da soli, almeno i più capaci, con la guida degli insegnanti tutti gli altri; è un lavoro impegnativo, che sconvolge gli abituali stili di apprendimento, che stimola a problematizzare, a fare raffronti, a sintetizzare informazioni e a ricavare tabelle di dati, ad argomentare le proprie ipotesi di spiegazione di fenomeni sociali, di casi aziendali, di specificità professionali. Ed è il consiglio di classe che ne valuta contenuto e forma, originalità e pertinenza, ampiezza di ricerca e capacità di analisi, perché solo chi ha seguito il lavoro in tutte le sue fasi può valutare quanto impegno, quanti progressi, quanta personalità e quale livello di integrazione culturale e professionale lo studente abbia riversato nel suo difficile compito. Maturità e competenze di ciascuno sono accertate ed anche esaltate da questa prova impegnativa e dalla capacità di presentare il risultato raggiunto.
In merito alla seconda prova, di taglio multidisciplinare, la nostra pratica didattica ci fa dire che può diventare un validissimo strumento di valutazione, ma non è utilizzabile se non preceduto da un opportuno addestramento ad affrontare la prova, e dal consolidamento delle diverse capacità attraverso labitudine ad affrontare casi sempre diversi. Soprattutto, non è applicabile se non è preceduto da un serio lavoro di programmazione da parte del consiglio di classe, che stabilisca obiettivi e metodologie di intervento, collegamenti interdisciplinari, peso specifico di ogni obiettivo allinterno della valutazione complessiva.
Allora, il nuovo esame di Stato potrà diventare più "maturo" se sarà la conclusione di un processo convergente, fatto di rinnovamento metodologico e di ridefinizione di contenuti, incentrato sulla valorizzazione delle competenze integrate raggiunte dallo studente, testato sulla professionalità degli insegnanti.
Non bisogna disperdere il patrimonio di grande rinnovamento, di aggiornamento e di formazione ormai consolidato fra gli insegnanti del Professionale.
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