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di Dino Pellizzaro
Ogni tanto ci lasciamo prendere dai ricordi e, specie quando ci si ritrova con vecchi colleghi, si tende, dopo alcuni minuti dedicati a descrivere quale sia più o meno la propria situazione attuale, a ipotizzare quale possa essere lattuale situazione dei nostri vecchi (anche loro) allievi.
Gli insegnanti, come diceva don Milani, sono come i preti e unaltra categoria (che ora non ricordo): tendono a promuovere o a bocciare (non si dice così, ma è lo stesso), e poi a dimenticare le facce di coloro cui sono state dedicate queste attenzioni. Don Milani diceva anche che la scuola è di classe: forse qualcuno se lo ricorda, così come ci ricordiamo che per anni abbiamo detto che troppo spesso la selezione dipende anche da una scelta prematura, assolutamente non motivata. Qualcuno dirà che questa è unaltra storia, rispetto a ciò che intendo dire ora, ma credo che non sia così.
Partiamo proprio dalle ragioni per cui uno studente si iscriveva e si iscrive al Professionale. Penso che non ci siano dubbi sul fatto che è una cattiva selezione effettuata in terza media (è bravo: liceo; è così così: ITIS o ragioneria; non studia o non è capace: formazione professionale). Quindi non in base a caratteristiche di altro genere, più interessanti e utili, ma in base, spesso, a quanto fastidio ha dato alla scuola e ha avuto da essa, incapace di motivarlo in qualche modo.
Facile verificare la verità dellaffermazione: se ce ne fosse bisogno basterebbe leggere i giudizi orientativi che accompagnano le iscrizioni a qualunque istituto professionale, e io lho fatto.
Da ciò deriva lassoluta aleatorietà della scelta, peraltro prematura. Chi decide di fare lelettricista (a 14 anni!) si iscrive allIpsia senza sapere nulla dei corsi e poi, sempre senza sapere nulla, termina il corso nella sezione elettronici. Casi della vita. Ma poi questi casi hanno una effettiva ricaduta nella possibilità di scelta della professione?
Veniamo allora, in attesa di avere dei dati più significativi e scientificamente analizzabili, ai ricordi di cui abbiamo detto allinizio, precisando che si riferiscono a studenti che hanno frequentato cinque anni di Ipsia conseguendo la qualifica di tecnico dellindustria elettrica ed elettronica.
Luca
Ha iniziato male, con una bocciatura; ma ha raggiunto una buona preparazione complessiva nelle materie non professionali. Nelle materie tecniche è giunto solo alla sufficienza. Ora lavora in una agenzia ippica e si è iscritto a sociologia. Sembra abbastanza felice.
Mauro
Buone capacità tecniche. Dopo qualche lavoretto in nero come elettricista nei cantieri, è stato costretto ad accettare un lavoro come barista. Non è contento ma non lo dà a vedere.
Massimo
Ottime capacità tecniche e relazionali. Assunto come commesso in un grande supermercato, non è contento perché gli sembra di aver studiato per niente. Il suo obiettivo era (ma non lo è più) fare lelettricista e in qualche anno mettersi in proprio. Eppure la scuola gli ha dato capacità che ora, nel lavoro che esplica, utilizza.
Andrea
Timido e con difficoltà espressive. Non ha trovato lavoro. Ha fatto qualche domanda di tipo generico, ma senza avere alcuna risposta. Torna spesso a scuola e non mostra alcuna speranza di trovare alcunché.
Massimo
Buone capacità tecniche ma pessime capacità relazionali. Euscito con il minimo dei voti, grazie alle sue incerte capacità e a causa del suo poco impegno. Il padre non lha voluto nella ditta di cui è proprietario, e del resto questo non era negli obiettivi di Massimo. Ha trovato lavoro in regola in unofficina meccanica e si trova bene.
Luca
Dopo il corso surrogatorio, una grande azienda di informatica avrebbe desiderato verificare la possibilità della sua assunzione. Lipotesi non ha interessato Luca che ha preferito prima fare loperaio presso un artigiano (nulla a che fare con lelettrotecnica). Ora ha cambiato lavoro (la flessibilità!): è addetto alle vendite di computer in una catena di negozi.
Franco
Pessima preparazione tecnica. Media preparazione per il resto. Ammesso a maggioranza alla maturità è stato promosso per il rotto della cuffia. Ora fa lelettricista in un supermercato, seguendo le orme del padre.
Cristian
Furbo e capace di trattare alla pari con i docenti (grazie anche al fatto che questa è una caratteristica che gli è stata insegnata), ha studiato le materie quanto basta per uscire indenne dalla scuola. Ha lavorato per qualche tempo come promoter e ora ha aperto, con altri, un locale dove spesso vanno anche altri studenti.
Matteo
Sei mesi a vendere hamburger, con occhio attento a ciò che era necessario per lazienda. È spuntato il posto come elettricista. Ma ha capacità e grinta. Si metterà in proprio appena possibile.
Walter
Finita la maturità, è andato in Canada, per qualche mese, è tornato, ha fatto un corso per bagnino e ora lavora in una piscina. Gli va bene così e si chiede perché ha studiato le materie tecniche, anzi perché ha frequentato il Professionale.
Simone
Dopo due anni buttati via al liceo classico, si iscrive al Professionale e lo frequenta con ottimo successo. Ora lavora come installatore in una azienda artigiana. È contento del suo lavoro e continua a frequentare corsi di approfondimento in questo campo.
Insomma, ne esce un quadro che dovrebbe lasciar pensare.
Tanto per cominciare, che senso ha una preparazione tecnica a spettro ristretto quando i percorsi della vita conducono gli studenti ad accettare qualunque cosa?
Inoltre non è più importante considerare significativa la capacità di effettuare collegamenti piuttosto che puntare sui contenuti?
E, da ultimo, che senso hanno queste brevi note, se non sono seguite da una ricerca più scientifica su dove finiscono gli studenti una volta usciti dal professionale?
Forse è necessario un questionario.
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