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Quale autonomia ?

di Filiberto Anfuso

La legge delega n° 59 del 15. 03. 1997 pone, per il futuro assetto del sistema scolastico italiano dei precisi tempi di attuazione della riforma nel senso che il tempo limite definito per la riforma è rigido e se in tale tempo non verranno emanati i decreti legislativi delegati la riforma decadrà.

I regolamenti che definiscano i caratteri dell’autonomia delle istituzioni scolastiche si aspettano entro dicembre 1997. Ma verso quale autonomia si va?

I regolamenti sull’autonomia organizzativa e didattica saranno formulati prima del decreto legislativo di riforma degli organi collegiali a livello nazionale e periferico e prima che siano definiti i contenuti e le specificità della qualifica dirigenziale per i capi d’istituto e prima dei decreti legislativi che completeranno la struttura complessiva dell’autonomia. In sostanza i regolamenti saranno definiti prima che la struttura generale dell’autonomia venga stabilita definitivamente dalla legge.

Tutto ciò significa che i regolamenti dovranno possedere in embrione quello che poi la legge sancirà come definitivo. Il C.N.P.I. a tal proposito nel documento del 23.07.1997 si esprime in questi termini: "Spiace dovere annunciare la difficile situazione nella quale è stato posto il Consiglio che, pur sollecitato dal suo Presidente, e cioè dal Ministro, a dare il suo contributo alla configurazione dei criteri cui dovranno ispirarsi i regolamenti attuativi della Legge 59/97, non è stato ancora messo in grado di procedere all’esame diretto delle proposte, pur esistenti, circolanti all’interno del Ministero allo stato di bozze più o meno riservate, non trasmesse ufficialmente al Consiglio". È, quindi, legittima l’ansia che attualmente accompagna l’attesa per la scadenza di dicembre in quanto dalla formulazione dei regolamenti si avrà la visione di tutto il contesto generale all’interno del quale si porrà l’autonomia delle scuole.

Sull’autonomia organizzativa il C.N.P.I. esprime questi pareri: "Il regolamento sull’autonomia organizzativa e didattica, che si configura come lo "Statuto della scuola dell’autonomia", dovrebbe, in primo luogo, garantire una certezza delle norme e una trasparenza delle regole, se effettivamente si vuole che l’autonomia riesca a produrre una cultura del risultato piuttosto che una cultura dell’adempimento. E perciò, se, come prevede la legge, si andrà nella direzione di introdurre elementi di flessibilità, il regolamento dovrà al tempo stesso definire alcuni vincoli uguali per tutti".

Sull’autonomia didattica il C.N.P.I. sostiene: "D’altra parte queste indicazioni sono già ampiamente contenute nei vari commi dell’art. 21.

Per quanto riguarda l’autonomia didattica si condivide lo spirito della legge secondo la quale essa deve essere espressione della progettualità forte e della responsabilità, in primo luogo, dei docenti, in ordine alle scelte formative.

Si condivide altresì la necessità di armonizzare la libertà di scelta dei docenti con il diritto ad apprendere degli studenti. Si tratta, allora, di non fornire prescrizioni, anche se è evidente l’esigenza di suggerire una certa omogeneità di comportamenti, per evitare che l’autonomia didattica possa essere intesa come una sorta di fai da te, in ordine a scelte culturali e didattiche".

È chiaro che se l’orientamento sull’autonomia didattica organizzativa sarà quello di fornire regolamenti che portano verso la produzione di qualche documento programmatico da presentare all’esterno dove magari si annunciano criteri di efficienza ed efficacia, ma non si individuano i reali strumenti operativi per la verifica del "risultato" se non verrà messo a punto un sistema valutativo che verifichi il raggiungimento di obiettivi nazionali misurabili in riferimento ad uno standard nazionale se l’autonomia non sarà supportata da un reale cambiamento del sistema di reclutamento e da una reale flessibilità degli insegnamenti si correrà il rischio di perdere un grosso appuntamento con la storia.

La trasformazione da attuare è sicuramente difficile e profonda ma i regolamenti e il contesto giuridico a supporto dell’autonomia dovranno creare le condizioni per far sì che il processo vada avanti ponendo in essere un sistema elastico autoregolato tale da potersi conservare valido anche in un ambiente che varia e modifica le sue condizioni al contorno.

La definizione del modello di autonomia non potrà non tener conto della complessità del sistema scolastico per cui dovrà esprimersi anche sulle nuove figure di staff quale supporto funzionale alle decisioni del dirigente scolastico. Un altro grosso nodo da sciogliere per capire verso quale autonomia andiamo è quello della definizione del modello dirigenziale e l’individuazione delle attribuzioni con le relative responsabilità.

Su questo punto il C.N.P.I. si esprime così: "La definizione del modello dirigenziale e l’individuazione dei relativi contenuti in termini di attribuzioni, competenze e responsabilità non potranno infatti prescindere dalla circostanza che - a differenza degli altri servizi pubblici direttamente gestiti dallo Stato-Amministrazione - nella scuola l’attività di insegnamento è garantita dal riconoscimento dell’autonomia professionale quale espressione del principio costituzionale della libertà di insegnamento e dal fatto che, in essa, agiscono organi collegiali, di natura partecipativa, dotati di competenze propositive, consultive e deliberanti che concorrono alla formazione delle decisioni e sono soggetti attivi nelle dinamiche e nelle procedure del governo delle istituzioni"

È importante chiarire se il dirigente scolastico sarà promotore, coordinatore ed esecutore di delibere a titolarità giuridica collegiale oppure se eserciterà funzioni di effettiva direzione e coordinamento di risorse con responsabilità di risultati. La prima ipotesi porta verso una autonomia ridotta, la seconda verso una autonomia reale.

Ma l’autonomia passa anche attraverso le capacità che ha il paese di finanziare la riforma.

È ovvio che una riforma così complessa e radicale non si possa realizzare senza un consistente intervento finanziario che permetta a ciascuna scuola di realizzare e sostenere la propria autonomia.

 

* preside dell’Ipsia "E. Majorana" di Cernusco sul Naviglio (MI)

 

 

 


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