Autonomia
scolastica
Un’esperienza di modularità: profili e problematiche
di Lidia Colombo e Diana
Collu
I progetti di riforma, le
linee di sviluppo del biennio, con particolare riguardo all’obbligo
scolastico, suggeriscono in modo chiaro un approccio didattico modiulare;
nello scritto si intendono descrivere le linee guida seguite all’ ITC
“E. Tosi.
Modularità per tutte le discipline
Il lavoro sulla modularità
ha coinvolto tutte le discipline, sia in classi del biennio
dell’orientamento, sia in classi del triennio dell’autonomia, nei
tre indirizzi attivati.
Tale impostazione non è
scontata, se vogliamo guardare all’esperienza internazionale: ad
esempio, in Francia la modularità non copre tutte le discipline, e non
tutto il tempo scuola, ma solo alcuni periodi dell’anno.
Peraltro, il nascere della
sperimentazione dei licei tecnici, cinque anni fa, vedeva proprio
l’adozione generalizzata della modularità, come elemento qualificante
della sperimentazione.
Il lavoro dell’analisi disciplinare
Di certo, la scelta
modulare ha portato con sé la necessità di una forte analisi
disciplinare, per individuare i fondamentali snodi concettuali. Ogni
blocco tematico può rappresentare un modulo disciplinare di cui occorre
individuare le competenze terminali.
Per raggiungere tali
competenze occorre procedere ad una esplicitazione delle conoscenze da
acquisire e delle abilità da dimostrare al termine del percorso.
La misurazione delle
abilità e delle competenze deve avvenire attraverso la declinazione di
descrittori verificabili e il più possibile analitici.
La didattica per livelli
La flessibilità della
didattica modulare ci ha permesso di applicare l’attività
differenziata per livelli su gruppi di studenti le cui prestazioni,
riferite ai singoli moduli, e/o i cui stili di apprendimento sono
simili.
Obiettivo essenziale è
stato quello di intervenire tempestivamente, con una diversa e più
mirata attività didattica, sui casi di difficoltà; ciò, in genere, ha
consentito agli studenti di recuperare e di conseguire almeno gli
standard minimi definiti in sede di programmazione. Questo si è spesso
tradotto anche in un significativo rinforzo della motivazione allo
studio che ha, a sua volta, reso più spedito e sicuro il processo di
apprendimento nelle fasi successive.
Tale didattica è servita
a dare ulteriore spessore alle competenze del gruppo di studenti le cui
prestazioni evidenziano l’acquisizione degli standard minimi. È noto
che molte volte tale acquisizione rischia di non tradursi in
trasformazione stabile e di andare perduta entro un tempo relativamente
breve. Tramite l’attività differenziata per essi predisposta si
ottiene un ulteriore consolidamento delle competenze e quindi
un’acquisizione stabile degli standard minimi.
Infine, per il gruppo di
studenti che hanno ottenuto le prestazioni migliori nel modulo, viene
programmata e realizzata un’attività didattica che stimoli la
soluzione di casi più complessi, per cui sono richieste competenze più
alte.
Va peraltro indicato che
lo sforzo organizzativo richiesto è di rilievo. Infatti, per un
proficuo utilizzo di questa didattica, occorre avere a disposizione
docenti in numero superiore alle classi. Ad esempio, per due classi sono
necessari tre docenti di una stessa disciplina in modo da dividere gli
alunni in tre gruppi di livello: basso, medio, alto. I docenti che
operano in queste classi si devono, inoltre, raccordare continuamente
nella prosecuzione dell’attività. Infine, a livello di orario, si
riciede che tutte le classi parallele abbiano sostanzialmente il
medesimo assetto.
Il percorso di uscita
L’altro punto
fondamentale che la didattica modulare ci ha consentito di strutturare
è il criterio con cui ogni disciplina determina il raggiungimento o
meno dei minimi disciplinari.
Scopo di questa attività
non è quantificare il voto, quanto rendere esplicito agli studenti il
criterio utilizzato per attribuire un voto pari o superiore a 6 (e
quindi riconoscere loro il superamento della disciplina) oppure un voto
non positivo, che comporta il mancato raggiungimento dei minimi
disciplinari.
In quest’ultimo caso sarà
compito del consiglio di classe decidere sull’attribuzione o meno del
debito formativo.
Per poter attivare questa
procedura occorre seguire le seguenti fasi:
1. ogni disciplina
attribuisce un punteggio ai singoli moduli; tale punteggio è diverso a
seconda del peso che ogni modulo ha all’interno della programmazione
disciplinare;
2. il totale dei punteggi
deve essere pari a 100 punti per disciplina allo scopo di creare uno
scenario uniforme;
3. al modulo superato
viene attribuito l’intero punteggio; mentre il modulo non superato non
ottiene alcun punteggio;
4. il punteggio minimo per
poter dichiarare superata la disciplina è pari a 65 punti.
L’elenco dei moduli e i
relativi punteggi vengono comunicati agli studenti e alle loro famiglie.
Va comunque, riconosciuto
che si sono osservati problemi nell’utilizzo di questa struttura. A
volte gli studenti, soprattutto coloro che meno vogliono impegnarsi
nell’attività scolastica, verso la fine dell’anno effettuano
calcoli sul punteggio raggiunto in ogni disciplina e diminuiscono il
proprio impegno in quelle discipline che risultano già superate, pur
senza aver completato l’intero percorso scolastico. Questo
atteggiamento porta a falsare il rapporto educativo con gli studenti
stessi.
Per superare tale elemento
negativo quest’anno si sta studiando una variazione nella struttura
dei punteggi: ad ogni modulo viene attribuito un punteggio proporzionale
al voto raggiunto, anche se il modulo non è stato superato. In questo
modo, il superamento della disciplina avviene considerando tutti i
moduli svolti e applicando un calcolo di media ponderata (in base ai
punteggi attribuiti).
Tutta la struttura è
comunque ancora in fase di studio e di perfezionamento, anche tramite
simulazioni delle possibili soluzioni.
Le problematiche
Nonostante i quattro anni
di utilizzo della didattica modulare e per livelli, restano aperte
alcune questioni.
Uno dei problemi più
rilevanti è relativo alle ripetenze. Attualmente gli alunni che
ripetono l’anno sono considerati alla stessa stregua di quegli
studenti che hanno seguito una didattica tradizionale, ripetendo quindi
tutte le discipline. Ma se fosse possibile applicare correttamente la
didattica modulare si potrebbe pensare di non far ripetere allo studente
quelle discipline nelle quali avesse evidenziato al termine dell’anno
un esito positivo, ovviamente certificato.
Lo studente che, per
esempio, ripete la classe seconda potrebbe rimanere in tale classe per
seguire le discipline non superate e affrontare la classe terza per
quelle superate.
Al momento non si vede una
soluzione giuridica per questo problema, ma anche organizzativamente si
presentano difficoltà notevoli e complesse da gestire.
Un altro problema
osservato è quello delle verifiche: se si segue scrupolosamente la
teoria della didattica modulare, non si devono effettuare prove
intermedie sommative, la verifica deve essere somministrata al termine
del modulo. Questo ingenera negli studenti la pratica di studiare solo
verso la fine del modulo pregiudicando spesso i risultati, a causa di
una preparazione affrettata e superficiale.
Anche in questo caso i
docenti hanno adottato diverse strategie (verifiche sommative in momenti
diversi, prove solo su alcuni descrittori, ecc.) più o meno efficaci,
ma tutte con l’intento di spingere i ragazzi ad uno studio più
costante e continuativo.
In conclusione possiamo
affermare che la modularità e la didattica per livelli hanno creato, in
tutti i docenti dell’Istituto impegnati nella sperimentazione, stimoli
nuovi e voglia di cambiare, ma anche numerose difficoltà, solo in parte
superate grazie al continuo lavoro in équipe.
*docenti all’ITC “E.
Tosi” di Busto Arsizio (VA) |