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Autonomia scolastica
Identità
operativa della Funzione Obiettivo
di Vittoria Bellini e Marco
Lorenzini
Alla fine di quest’anno
scolastico terminerà la fase di sperimentazione operativa delle
Funzioni Obiettivo, e sindacati e governo dovranno decidere il futuro di
questa figura professionale. Crediamo che vada avviata una riflessione
tra gli operatori scolastici affinché tutte le problematiche emerse in
questo triennio possano essere condivise e affrontate: partiremo in
questo numero da un’analisi sull’identità delle F.O.
L’ultimo contratto di
lavoro del comparto della scuola ha introdotto funzioni strumentali al
piano di offerta formativa, con gli obiettivi di contribuire alla
realizzazione delle finalità della scuola dell’autonomia e di
valorizzare la professionalità docente. Le funzioni dei docenti che
hanno ricevuto tali incarichi si inseriscono in un quadro normativo
fragile (art. 28 CCNL del 26-5-99 e art. 37 del CCNL del 31-8-99 CM 214
del 8-9-99), ma sono connotate da una robusta identità operativa perché
si esplicano come snodo e tessuto connettivo dei processi scolastici, in
una più generale cornice istituzionale profondamente mutata.
Innanzitutto vi è stato
un cambiamento del contesto strutturale di riferimento in cui si sono
trovate ad operare le F.O.; la riforma dell’amministrazione ha
introdotto un nuovo modello di governo e di indirizzo, provocando la
moltiplicazione dei soggetti e la loro responsabilizzazione: il MIUR con
il nuovo assetto, la Direzione regionale, i Centri servizio a livello
territoriale, le scuole autonome. A ciò si aggiunge una profonda
trasformazione dell’assetto scolastico territoriale dovuta al
dimensionamento.
Il
cambiamento intrinseco di ogni istituzione scolastica ha spaziato dal
decentramento al POF e i significati dell’innovazione hanno trovato
cittadinanza nell’ampliamento dell’offerta formativa, in un diverso
modello progettuale delle scuole attraverso la costituzione di reti,
l’adozione di strumenti di lavoro diversificati e l’integrazione
interistituzionale (convenzioni, accordi, intese, altro). Tutto ciò ha
investito il docente F.O. di molteplici compiti: di volta in volta , è
stato mediatore, facilitatore, organizzatore, coordinatore, con una
centratura sull’obiettivo, sull’organizzazione e sul processo,
evidenziando la necessità di competenze organizzative, di
coordinamento, comunicativo – relazionali , progettuali e di gestione.
Chi è il docente Funzione Obiettivo?
Il docente che ha
accettato le funzioni delegate ha un’età lavorativa medio-alta, ha
un’esperienza di gestione di attività progettuale, ha ricevuto una
legittimazione di contesto per impegno e autorevolezza, ha interpretato
il proprio ruolo come figura intermedia tra dirigenza e docenti e si è
collocato come figura di snodo tra processi scolastici.
Il sapere pratico che la
FO ha usato non è derivato dai corsi di formazione, ma è il risultato
di un intreccio proficuo tra esperienze di relazione con gli studenti,
lavoro con i colleghi, studio individuale, sperimentazione. È per
questo motivo che i bisogni formativi non si sono orientati verso i temi
consueti dell’aggiornamento scolastico (la pedagogia) e neppure verso
metodologie, come quella della relazione frontale, che nell’idea di
molti docenti poteva svilire le conoscenze e le esperienze di cui si
ritengono portatori.
Spesso i docenti hanno
richiesto e privilegiato interventi che fornissero una direzione di
lavoro già definita, piuttosto che contributi teorici, forse per sedare
l’ansia della nuova prestazione. Questa mentalità pragmatica si è
sempre coniugata con una grande attenzione alla relazione e con la
percezione di svolgere un lavoro significativo, anche se spesso
appesantito da un forte carico di deleghe da parte degli organi
collegiali, dei dirigenti e dei colleghi.
Come ha lavorato?
Il lavoro svolto da ogni
F.O. ha messo in evidenza elementi di trasversalità e di specificità
nelle diverse aree; per esempio:
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nell’Area 1, Gestione del POF, sono emerse
specificità connesse all’organizzazione: saper partire dai
compiti che già si svolgono e saper lavorare per simulazione; in
tale area il docente F.O. ha svolto un ruolo strategico in quanto
gli è stata consegnata la memoria storica della scuola, la
valorizzazione del lavoro altrui, il controllo e la coerenza
progettuale tra gli obiettivi previsti e la gestione ottimale delle
risorse. Gli elementi di trasversalità sono stati la capacità di
coordinare e di mediare;
-
nell’Area 2, Sostegno ai docenti,
sono emerse specificità complesse: valorizzare ciò che si
è per far emergere ciò che si può essere, riscoprire la
dimensione del lavorare insieme sulle procedure. Gli elementi di
trasversalità sono stati la capacità di sapersi relazionare, di
attivare procedure di consenso e di saper leggere la realtà
complessa;
-
nell’Area 3, Sostegno agli studenti, sono
emerse quali specificità: porsi in relazione con gli adulti, con
gli studenti e con i gruppi dei diversi ordini di scuola, interagire
attraverso azioni positive con le necessità degli alunni/studenti.
Gli elementi di trasversalità sono invece la capacità di
comunicare e di organizzazione;
-
nell’Area 4, Rapporti con il territorio, è
risultata evidente una certa difficoltà a definire funzioni e
mandato, ma le scuole che hanno nominato questa FO si sono orientate
ad affidare funzioni di coordinamento di rete e di organizzazione di
stages.
Quali sono state le difficoltà più ricorrenti?
I docenti con incarico
F.O. hanno lamentato che la delega di funzione a loro attribuita ha
spesso inciso in senso negativo sul senso di responsabilità collegiale,
tanto da parte dei dirigenti scolastici quanto da parte dei colleghi di
lavoro.
L’aspetto che ha
suscitato maggiori perplessità è stato quello della formazione (il
primo anno considerato molto negativo; il secondo un po’ meno), perché
il divario tra la richiesta e l’offerta di corsi da parte
dell’istituzione scolastica e delle agenzie private è stato alto.
In molti casi non sono
state apprezzate le pratiche della frontalità teorica adottate in
parecchi corsi, mentre in altri le proposte di lavoro di gruppo sono
apparse poco incisive o non adeguatamente condotte.
Un ultimo elemento di
sofferenza è stata sicuramente la precarietà delle condizioni di
lavoro: spesso le deleghe non sono state definite con precisione; non
sempre le F.O. hanno lavorato in staff; i processi decisionali sono
risultati poco strutturati da procedure condivise; la temporaneità
della delega ha spostato l’attenzione dai processi lunghi a quelli più
direttamente controllabili.
Si può affermare pertanto
che, in base al monitoraggio effettuato, il docente F.O. ha svolto
sicuramente un ruolo di stimolo e di supporto al microsistema scuola in
una situazione difficile, di transizione sul piano normativo e
istituzionale.
Tale funzione invece
potrebbe diventare l’elemento di raccordo con il Centro Servizi
Territoriale, quale promotore e sostenitore dei rapporti tra la propria
scuola e le altre scuole del territorio, pur mantenendo la sua
collocazione all’interno dell’istituzione scolastica e i suoi
compiti nell’organizzazione didattica. |
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