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Messaggi in bottiglia

Un Robinson dei nostri tempi e la scuola

di Antonio Corò

Le giornate sono lunghe, qui, e le notti pure. Da quando sono naufragato in quest’isola deserta, poco lontana dalle coste italiane, nemmeno un Venerdì è venuto a trovarmi. L’unico collegamento con voi e con altre terre geograficamente vicine deriva dall’immensa mole di spazzatura che, trascinata dalla corrente, arriva fin qui e mi fa sembrare a casa. Arrivano anche brandelli di giornale e con quelli mi tengo ancorato al mondo. So, ad esempio che c’è la guerra in Afghanistan, anche se le notizie mi arrivano frammentarie: la carta impregnata d’acqua si macera e non consente una buona lettura.

Mi interessano gli argomenti relativi alla scuola, infatti, se arrivasse a farmi compagnia un Venerdì vorrei insegnargli a fare emergere tutte le possibilità che la sua intelligenza offre e che spesso sono solo nascoste.

Ricordo a questo proposito che, quand’ero in Italia, qualcuno diceva che la scuola era di classe (chissà se si usa ancora questo termine, altrimenti non mi capite) perché garantiva la miglior preparazione ai figli dei ricchi. Agli altri toccava la scuola di serie B, lo affermava anche un prete, di cui mi sfugge il nome. Ricordo anche gli sforzi di docenti della sinistra (a proposito, c’è ancora? le notizie che mi giungono sono contraddittorie): alcuni di essi, insieme ad altri idealisti, hanno dato anima e tempo per realizzare un progetto che, nonostante alcune contraddizioni (ma il meglio è nemico del bene), consentiva agli studenti del professionale di non fossilizzarsi in una sterile ripetizione di gesti utili solo a chi li avrebbe sfruttati nel mondo del lavoro, ma di volare più alto, acquisendo capacità di comprensione del mondo e di critica personale. Ricordo ancora che molti reputavano necessario innalzare l’obbligo scolastico ai sedici anni, elevando la preparazione di base e differendo la scelta solo al momento della presenza di una seppur minima capacità di stabilire cosa si sarebbe fatto da grandi, capacità che doveva essere data dalla scuola stessa.

Dicevo prima dei frammenti di giornale che ricevo intrisi d’acqua. Scopro che in uno di essi si scrive: “La principale ragione per cui in Italia quel secondo canale (il canale professionale, n. d. r.) non esiste è da attribuire all’odio ideologico dei sindacati della scuola e della sinistra politica per l’istruzione professionale: (dicono) che si vuole fare la scuola dei poveri, di serie B, contrapposta alla scuola dei ricchi, di serie A”. A me sembrava che la questione non fosse in questi termini. A me sembrava che la sinistra si battesse non per eliminare l’istruzione professionale, ma per darle dignità. Credo che potrei scrivere molto a questo proposito, soprattutto ora che conosco parecchio il mondo delle professioni. Forse però il frammento di giornale, date le sue condizioni, si riferisce a qualcos’altro o a qualche altra situazione.

Ancora, si discuteva poco della scuola privata. Ad essa si dava un ruolo marginale, visto che si privilegiava una preparazione per tutti (per la verità con molte contraddizioni, ma la Costituzione parlava chiaro: oggi lo dice ancora o qualcuno l’ha resa come la carta che giunge da me?). Sempre dai frammenti sembra che, al contrario, adesso si voglia privilegiare, con forti finanziamenti, le scuole private, che spesso sono confessionali, non so se cattoliche o musulmane. Ma così non si impoveriscono quelle pubbliche? Leggo, e stento a crederlo, che i docenti delle private passano di ruolo nelle pubbliche scavalcando docenti della scuola di stato che, mi sembra, ne avrebbero più diritto. E che, infine, si parla di libertà per le regioni di fare la scuola a propria misura.

Leggo ancora che un Ministro della Pubblica Istruzione intende realizzare una riforma-controriforma per cui la scelta della scuola superiore da frequentare avviene subito, a 14 anni (è vero a 17 si ammazzano i genitori, quindi forse a 14 si sa decidere del proprio futuro). E scopro che lo stesso ministro ripropone in sostanza la scuola di avviamento professionale.

Francamente mi sembra improbabile che tutto ciò avvenga. Forse ciò che ho letto è tratto da un’opera comica della Gialappa’s (ma chi è?) che mi pare abbia anche asserito che questo ministro, poiché era stato in grado di sfasciare la RAI, sarebbe stato capace di sfasciare la scuola. Del resto di segnali comici che mi giungono ce ne sono molti. Mi pervengono notizie di personaggi quanto meno discutibili che ricoprono alte cariche dello Stato.

Ne potrei dedurre che, se mi arriva tanta spazzatura, chissà quanta ne avete voi. Ne potrei dedurre anche che, se queste notizie sono vere, i talebani (di tipo occidentale) hanno preso il potere e non lo molleranno per un pezzo.

Non so se la bottiglia in cui metto questo messaggio e che affido alle onde arriverà nelle coste che ho di fronte e che, dopo queste riflessioni, sfortunatamente non sono sufficientemente lontane. Ma, se giunge a qualcuno, vorrei che fosse recapitata ai redattori e ai lettori di Pragma – come vedete, qui non arriva solo spazzatura -, una rivista che le correnti mi recapitano solo due o tre volte l’anno. Si tratta, a quanto capisco, di docenti che hanno buona parte delle mie sensazioni e che continuano a esercitare una benefica azione, per quanto possibile, sui loro studenti. Sono certo che mi capiranno.