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Diritto allo studio

Alunni stranieri nelle scuole superiori di Milano

di Irene Matthaeis*

Xiang Hu, Maira, Hagira, Janeth, Fan, Hanan…sono sempre più frequenti questi nomi sui nostri registri.

Nelle scuole superiori di Milano e provincia, secondo l’ultimo censimento, sono presenti circa tremila alunni stranieri, di cui la maggior parte negli Istituti Professionali e Tecnici; sempre più spesso arrivano studenti provenienti direttamente dal Paese di origine. Mentre negli anni scorsi l’età anagrafica degli alunni neo arrivati consentiva l’iscrizione alle scuole elementari e medie con, di conseguenza, la possibilità di una prima alfabetizzazione in lingua italiana, negli ultimi tempi il giovane straniero che sceglie di proseguire gli studi non ha alle spalle un primo percorso di italiano per potersi inserire senza difficoltà nel nuovo contesto scolastico.

Secondo la normativa vigente in Italia, l’alunno straniero viene iscritto nella classe corrispondente all’età anagrafica, in relazione al titolo di studio posseduto e al corso di studi seguito, indipendentemente dal suo livello di conoscenza dell’italiano. Nella maggior parte dei casi egli giunge in Italia per ricongiungersi ai genitori, da cui è rimasto diviso per molti anni; quindi, mentre da un lato il processo di integrazione avviato da parte dei genitori rappresenta un aspetto positivo ai fini del suo inserimento, dall’altro il ragazzo deve ricostruire il suo rapporto con i genitori stessi e ricomporre i fili della propria storia affettiva.

Ma c’è anche altro: questi adolescenti nel loro paese erano considerati “grandi” e padroni dell’ambiente extrafamiliare, mentre nella nuova realtà sono ricondotti nell’ambito della famiglia, che rappresenta l’unico luogo rassicurante e l’unico spazio di protezione.

In questa situazione la scuola assume un ruolo rilevante: poiché nel contesto scolastico il ragazzo cerca di crearsi altri punti di riferimento, sia tra i compagni di classe, sia tra i professori; è importante, curare il primo momento di accoglienza per facilitare il processo di integrazione nella scuola ed evitare che la demotivazione prenda il sopravvento e lo costringa ad uscire fuori da un percorso in qualche modo tutelato.

Per una progettazione adeguata

Gli aspetti del problema di cui tener conto, per una seria progettazione, sono molti, connessi e interdipendenti tra loro:

1) il primo momento di accoglienza,

2) l’insegnamento dell’italiano L2, nella fase di alfabetizzazione e nelle fasi successive,

3) l’orientamento, inteso sia dal punto di vista geografico, sia come ricerca di attitudini per una giusta scelta nell’indirizzo di studi o nel campo del lavoro,

4) il rapporto con le famiglie e con gli enti competenti, che possono essere di supporto alla scuola,

5) l’educazione interculturale che coinvolge tutte le discipline e tutti gli alunni: italiani e stranieri.

Nell’Istituto “Cavalieri” il progetto per l’integrazione degli alunni stranieri, approvato dall’Ufficio Scolastico Provinciale di Milano, prevede l’utilizzo per nove ore settimanali di un docente con competenze specifiche (facilitatore linguistico) che svolge funzione didattica, relativamente all’insegnamento dell’italiano L2 agli alunni non italofoni, collabora con i consigli di classe in fase di programmazione e coordina gli interventi attivati nell’Istituto.

Le linee guida

All’inizio dell’anno scolastico, una commissione di docenti delegata dal collegio accoglie gli alunni stranieri neo arrivati e stabilisce con loro colloqui individuali, per rilevare una serie di elementi informativi: data di arrivo in Italia, iter scolastico, numero di ore di sostegno linguistico ricevuto (per coloro che hanno frequentato una o più classi in Italia), problemi familiari, eventuali attività lavorative svolte dal ragazzo, conoscenza di un’altra lingua oltre alla madre lingua. In seguito, con test opportunamente approntati, si cerca di stabilire il livello individuale di conoscenza della lingua italiana.

In rispetto al dettato normativo, in relazione ai dati raccolti e alle competenze dell’alunno, si procede all’assegnazione della classe.

Dopo la prima fase di alfabetizzazione di base, per i ragazzi stranieri inizia il periodo più difficile, anche se per molti versi più affascinante.

In questa delicata fase il ragazzo comincia ad usare gli elementi linguistici acquisiti, ma non è ancora in grado di cogliere il senso di un discorso, oppure può interpretarlo in modo errato; inoltre, se riesce a comprenderne il senso, non può esprimerne i contenuti, poiché non possiede gli strumenti adatti; non può esprimere i propri stati d’animo, non riesce ad esporre ad alta voce i propri pensieri e le proprie opinioni, poiché ha ancora pochi elementi linguistici a disposizione. Tutto ciò rende ovviamente difficile la partecipazione al lavoro svolto in classe, per cui si possono creare situazioni che determinano nell’alunno uno stato di ansia e, in caso di insuccesso nella prestazione richiesta, la diminuzione del senso di sicurezza di sé e dell’autostima, con conseguente isolamento dal resto della classe. Gli elementi raccolti, l’indicazione degli interventi programmati e degli obiettivi educativi trasversali sono riportati in una scheda che viene consegnata ai coordinatori delle classi. Sulla stessa scheda i docenti della classe aggiungono gli obiettivi personalizzati per ogni disciplina.

 

Procedere per obiettivi personalizzati

Occorre, quindi, strutturare per gli alunni stranieri unità didattiche con obiettivi cognitivi ridotti, nonché cercare strategie didattiche alternative e flessibili, che li coinvolgano in modo progressivo e che consentano loro un minimo di partecipazione al lavoro comune; laddove la presenza di un laboratorio linguistico lo consenta, è opportuno costruire dei percorsi personalizzati, il più possibile adatti alle singole situazioni e che favoriscano lo sviluppo delle abilità fondamentali.

È importante che ci sia una progettazione specifica che preveda un lavoro svolto in sinergia tra i vari componenti della scuola.

Italiano 2

Per quanto concerne l’insegnamento dell’italiano L2, gli alunni sono divisi in tre fasce, in relazione al livello individuale di conoscenza della lingua italiana.

Il maggior numero di ore viene dedicato alla prima fascia. Il procedimento didattico parte dall’uso concreto della lingua, vista come strumento di comunicazione. L’intervento, infatti, nella prima fase, ha come fine l’acquisizione della lingua per comunicare e, nelle fasi successive, l’uso corretto delle strutture della lingua e infine una padronanza metalinguistica che permetta all’alunno di seguire il lavoro scolastico. Gli interventi sono attivati in orario extracurriculare o, se possibile e utile, in compresenza nelle ore di approfondimento.

 

Il coinvolgimento della comunità scolastica

Allo scopo di fornire un servizio quanto più possibile mirato e utile al superamento delle difficoltà incontrate dagli studenti stranieri, sono previsti interventi degli operatori del Settore Educazione e Formazione - Area disagio - del Comune di Milano, finalizzati all’alfabetizzazione e all’educazione interculturale, nonché di associazioni private di volontariato, sia religiose che laiche, operanti nel territorio, e di organizzazioni non governative.

Particolare cura viene rivolta alla promozione di un serio e proficuo dialogo interculturale, che coinvolge tutti gli alunni, stranieri e italiani, perché possano trovare nel confronto interculturale una ricchezza e un momento di crescita personale, così come previsto dalla C. M. 73/94.

Tutto ciò, tuttavia, non basta: il fenomeno è in continua ascesa e non è più sufficiente l’impegno dei docenti, dei dirigenti scolastici e degli uffici periferici.

Il Ministero, negli ultimi anni, ha emanato una serie di disposizioni e nuove normative, ma occorrerebbe elaborare, a livello nazionale, un protocollo di intervento, calibrato sulle caratteristiche del nostro sistema scolastico, così come già accade negli altri Paesi europei.

 

*docente all’Ipsscts “B. Cavalieri” di Milano