Istruzione e formazione
Orientarsi dopo il diploma
di Andrea Varani*
Orientare nella scuola
media superiore? Un problema con due facce. Può orientarsi chi non sa
di “esserci” o che non si conosce? Può orientarsi chi non sa cosa
c’è oltre la siepe? Le due domande delineano i due nodi che si
intrecciano nel problema dell’orientamento che non può basarsi, oggi,
sulla semplice corrispondenza fra caratteristiche personali e offerta
scolastica e professionale, fornendo invece strumenti cognitivi e
motivazionali di auto-orientamento, che mettano in grado i soggetti di
costruirsi progetti di vita personali, in una logica di apertura al
cambiamento e alla formazione continua.
Un ragazzo di
diciotto/diciannove anni, anche se in modo spesso inconsapevole, ha idee
precise sulle sue potenzialità, magari sopravvalutate o sottostimate, e
sul percorso successivo che queste gli possono consentire. Si entra,
quindi, in un ambito di auto-orientamento, di posizionamento personale,
di definizione della propria identità; il problema di fondo è quello
della autostima e della “percezione di autoefficacia”.
Come sostiene Bandura
(1995), “fra le decisioni che influenzano i percorsi di vita, quelle
riguardanti l’orientamento e lo sviluppo professionale hanno
un’importanza speciale. Il lavoro struttura gran parte della realtà
quotidiana delle persone e costituisce una delle principali fonti
dell’identità e del senso di valore personale. Il processo di
definizione della propria carriera non è facile. Nel prendere decisioni
sulla propria carriera, le persone si trovano alle prese con dubbi circa
le proprie capacità, l’instabilità dei loro interessi, il
prospettarsi di diverse alternative occupazionali, la loro accessibilità
e il tipo di identità che ciascuno cerca di costruirsi.”
Il secondo problema è il
processo decisionale. Prendere una decisione, infatti, è
un’operazione difficile, un processo complesso dove devono combinarsi
aspettative, bisogni ma anche possibilità concrete di soddisfarli. Una
scelta dovrebbe essere una sintesi equilibrata e ponderata di cosa
voglio, cosa mi serve e cosa posso fare, dove emozioni e razionalità
dovrebbero fondersi armonicamente. Non sempre è così, spesso i ragazzi
scelgono attraverso scorciatoie cognitive che li portano a decisioni
viziate dalla pigrizia, dal conformismo, dal velleitarismo o dalla
delega ad altri. In genere si accontentano di informazioni “di seconda
mano”, raccolte dentro un limitato giro di conoscenze. Molto spesso
tendono, come facciamo tutti, a non prendere neanche in considerazione
informazioni che potrebbero modificare un giudizio precedente e a
cercare solo quelle che lo possano confermare. I dati sugli abbandoni
del percorso universitario ne sono una pesante conferma. La condizione
per uscire da un “dilemma decisionale” è, quindi, avere delle
alternative e degli elementi sufficienti per poterle valutare. Elementi
non solo oggettivi e quantitativi ma anche impressioni epidermiche e
sensazioni emotive che inevitabilmente entrano in gioco nei nostri
processi cognitivi.
È a partire da queste
premesse che, dall’a.s. 1999/2000, si è sviluppata una ricerca-azione
su sei scuole superiori nell’ambito del Progetto Flavio Gioia
dell’Ufficio Scolastico di Bergamo. Gli interventi di orientamento,
spesso, dimostrano una scarsa efficacia nel modificare idee e
prospettive in qualche modo già radicate nell’alunno. Le informazioni
trasmesse vengono inconsciamente filtrate dai punti di vista personali e
interpretate per convalidare e confermare scelte già fatte in modo
generalmente superficiale. La difficoltà maggiore consiste nel riuscire
a far riconsiderare globalmente il progetto di vita personale.
L’approccio costruttivista ci è sembrato quello più funzionale a
questo scopo.
La conoscenza, nella
concezione costruttivista, viene vista come un prodotto del contesto
sociale e culturale e la sua costruzione come un processo complesso che
passa “attraverso un’interazione fitta e continua con l’ambiente
culturale, sociale, fisico in cui il soggetto si trova” (Bloom, 1993).
L’acquisizione di nuove conoscenze dipende da quelle già
precedentemente possedute dal soggetto ma anche dalla negoziazione e
dalla condivisione con altri. L’apprendimento, per Bruner (1997) “è,
tra l’altro, un processo interattivo in cui le persone imparano
l’una dall’altra, e non solo attraverso il narrare e il mostrare; è
nella natura delle culture umane formare comunità in cui
l’apprendimento è frutto di uno scambio reciproco”.
La didattica
costruttivista tende a mettere in luce le “teorie spontanee” e le
misconoscenze che costituiscono le concezione del mondo e del sé
dell’alunno. Individuate queste, occorre creare “conflitti
cognitivi” e “spiazzamenti sostenibili” che rendano lo studente
disponibile a prendere in considerazione, rielaborare ed eventualmente
accogliere, un’ipotesi alternativa. Si tratta quindi di rompere degli
equilibri consolidati per ricostituirli ad un livello più elevato.
L’impostazione del
progetto si fonda sul tentativo di armonizzare una forte componente
formativa con quella, più contenuta, di carattere informativo, puntando
allo sviluppo di capacità di posizionamento, di analisi e di
auto-orientamento, pur prevedendo momenti di supporto alla scelta e
indicazioni operative.
Il progetto
Sulla base di questi
elementi teorici e dell’analisi dei punti di debolezza di precedenti
interventi, si sono individuati alcuni elementi caratterizzanti questa
sperimentazione:
-
fruibilità del materiale da parte di un c.d.c.
“medio”, non specializzato o specificatamente formato sul tema
dell’orientamento;
-
struttura flessibile a moduli intersecanti per
rendere l’intervento adattabile alle diverse situazioni;
-
co-costruzione di un atteggiamento orientativo
attraverso l’uso della classe come “specchio” della propria
autopercezione;
-
valorizzazione delle potenzialità delle nuove
tecnologie, non solo come strumento di ricerca e informazione, ma
anche come ambiente di auto-orientamento;
-
coinvolgimento del c.d.c. per evitare episodicità
e occasionalità dell’attenzione orientativa, cercando di
inserirla organicamente nel curricolo;
-
protagonismo degli studenti, attraverso la
realizzazione di “prodotti”, per evitare una fruizione passiva e
quindi sostanzialmente ininfluente del percorso.
Per queste sue
caratteristiche, che richiedono percorsi formativi e didattici non
brevi, il progetto prevede uno sviluppo biennale, partendo dalle classi
4e e sviluppandosi almeno nella prima parte dell’anno successivo,
entro la scadenza delle preiscrizioni universitarie.
I materiali
Gli obiettivi che gli
alunni devono raggiungere derivano da una complessa compenetrazione di
capacità, competenze e atteggiamenti mentali; per comodità espositiva
le attività proposte sono state divise in cinque moduli separati che,
nel dipanarsi del percorso, sono in realtà intrecciati.
Tutti i moduli sono
impostati con la medesima struttura:
-
una Scheda introduttiva per il docente, nella
quale sono sintetizzati gli obiettivi, le modalità generali e i
materiali dei singoli moduli;
-
delle Schede di istruzioni per il docente, che
presentano nel dettaglio le attività da sviluppare con gli studenti
e, dove necessario, alcuni approfondimenti teorici di supporto,
indicazioni bibliografiche e indirizzi Internet per sviluppare la
ricerca;
-
delle Proposte di lavoro per gli alunni, che
rappresentano il materiale didattico da consegnare agli alunni. Il
tutto non deve essere necessariamente considerato come esaustivo e
definitivo; può essere invece inteso come materiale
semi-strutturato e diventare una base di partenza e un incentivo per
sviluppare un percorso personalizzato. In questa logica il materiale
viene fornito anche in forma digitale per poter essere modificato o
migliorato in modo da adattarlo alle specifiche esigenze di ogni
classe.
I MODULI DI LAVORO
A. Introduzione al tema
(il contratto formativo)
1. Questionario su
concezioni e aspettative rispetto all’orientamento
2. Raccolta delle esigenze
e definizione del percorso
B. Orientamento formativo
1. Le abitudini di studio
2. Lo stile cognitivo
3. Punti forti e punti
deboli
4. Interessi culturali e
professionali
5. Costruzione del
curriculum: da spontaneo a strutturato
6. Cenni sul processo
decisionale
C. Orientamento
informativo
1. Raccolta e analisi di
dati sul mercato del lavoro.
2. Individuazione delle
caratteristiche dei corsi di laurea e post-diploma
3. Incontri con esperti
(ex studenti, docenti universitari, esponenti del mondo del lavoro)
4. Visite o stage di
“osservazione partecipante” in aziende.
D. Sintesi del lavoro e
profilo individuale
1. Griglie riassuntive del
percorso
E. Verifica
1. Questionario di
gradimento
Le azioni previste dai Moduli B e C non sono necessariamente
sequenziali, anzi va sottolineata una loro organica sinergia. Il
percorso formativo deve essere strumentale a quello informativo e,
viceversa, il secondo deve rafforzare il primo.
Importante, per una
maggiore efficacia del percorso, è la dimensione operativa attraverso
la realizzazione di un “prodotto” visibile, concreto ed esportabile
nel quale gli alunni possano far convergere sia le competenze acquisite
che le informazioni trovate.
Sarà compito di ogni
c.d.c. individuare, insieme agli alunni, le tematiche più funzionali e
coerenti al proprio corso di studi. In questo modo l’intervento
orientativo può inserirsi organicamente all’interno di una o più
discipline, perdendo le caratteristiche episodiche ed estemporanee che
spesso lo caratterizzano, e incidendo in modo più significativo nel
percorso formativo degli allievi.
*docente presso l’Ipsscts
“P. Frisi”di Milano Supervisore SILSIS - Formatore OPPI-IAD
Bibliografia
G. Scalpellini, E.
Strologo, L’orientamento, problemi teorici e metodi operativi, La
Scuola, Brescia, 1976
M. L. Pombeni,
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C. Castelli, L.Venini (a
cura di), Psicologia dell’orientamento scolastico e
professionale, Angeli,
Milano, 1996
A.M. Di Fabio, Psicologia
dell’orientamento. Problemi, metodi e strumenti, Giunti, Firenze 1998
L. Arcuri (a cura di), Che
cosa farò da grande, il Mulino, Bologna 1999
M. R. Mancinelli,
L’orientamento in pratica, Alpha Test Hoepli, Milano 1999
AA. VV., Progetto
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A. Varani (a cura di),
Cercarsi e cercare, Ufficio Scolastico di Bergamo, 2001
A. Varani, Il Progetto
Flavio Gioia a Bergamo, in Magellano (in pubblicazione) |