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SAPERI E
DISCIPLINE
Recuperare competenze e conoscenze di base per iniziare bene la
prima liceo scientifico
di M. Bernadetta Bottini e
Luisa Tosi*
L’inizio della scuola
superiore costituisce da sempre un momento delicato dal punto di vista
didattico e psicologico: è importante cominciare bene, senza che lacune
sugli argomenti di base pregiudichino i primi apprendimenti. Oggi questa
esigenza si inserisce nel quadro delineato dalla legge 9/99
sull’innalzamento dell’obbligo scolastico: diventa necessario non
solo garantire la frequenza della scuola superiore, ma accrescere le
possibilità di frequentarla con successo. Per questo il progetto
culturale e formativo del Liceo scientifico “A. Tosi”, sulla scorta
delle linee di indirizzo del Consiglio di Istituto,
-
riconosce e sviluppa la ricchezza (personale e di
storia formativa) degli utenti in ingresso,
-
mira alla formazione di persone protagoniste di
un progetto di vita caratterizzato dalla competenza ad imparare
lungo tutto l’arco della biografia personale ,
-
favorisce l’approccio critico alle materie di
apprendimento,
-
garantisce che, nel corso stesso del processo di
formazione, siano salvaguardati il rispetto e la valorizzazione
delle differenti intelligenze e dei diversi stili di apprendimento.
Questa visione del compito
della scuola si scontra però con una realtà che ne rende sempre più
difficile la realizzazione: infatti, da qualche anno, molti studenti
(quasi la metà degli iscritti alla classe prima) si presentano con una
inadeguata padronanza delle nozioni e delle competenze necessarie per
iniziare il nuovo corso di studi. Tali difficoltà, presenti in più
aree, diventano drammatiche in latino e in matematica. Drammatiche perché
i primi gravi insuccessi non vengono più sopportati da studenti in
genere abituati ad esiti positivi, drammatiche perché fiaccano la
fiducia e la motivazione degli studenti, drammatiche perché le diverse
modalità di recupero attuate in classe non riescono a garantire
l’acquisizione dei prerequisiti.
L’elevato numero degli
studenti per classe (in media 30 ) rende difficile realizzare il lavoro
individualizzato necessario data l’eterogeneità dei percorsi seguiti
e delle lacune presenti; d’altronde le risorse complessive dei docenti
non sono sufficienti per gestire un numero di gruppi di livello adeguato
alle necessità; i tempi che trascorrono tra la diagnosi e
l’intervento si dilatano eccessivamente, con un aggravio dei problemi.
I docenti d’altro canto non ritengono didatticamente efficace dedicare
le prime settimane di scuola solo al recupero dei prerequisiti:
posticipare il “vero” inizio delle lezioni si rivela spesso una
scelta infelice, sia perché molti ragazzi si annoiano, sia perché
quelli che non possiedono i prerequisiti non ne sono consapevoli e
quindi non assimilano gli argomenti proposti. Così le nuove difficoltà
si sommano a quelle precedenti, allontanando le prospettive di successo.
La ricerca di una soluzione
Riflettendo su queste
esperienze, su progetti di raccordo già realizzati e contando sulla
rete di rapporti instaurata con le scuole medie, la commissione
“continuità scolastica” ha proposto e poi gestito il progetto qui
descritto. Esso consiste nella somministrazione anticipata di un test
d’ingresso, così che sia possibile realizzare prima dell’inizio
delle lezioni dei percorsi individualizzati di riequilibrio. I
dipartimenti di lettere e matematica hanno elaborato i test che hanno
riguardato contenuti essenziali di italiano e matematica: morfologia,
sintassi, lessico e comprensione; insiemi numerici, insiemistica,
geometria. La risoluzione degli esercizi non richiedeva solo il possesso
di conoscenze di base (ad es. il verbo per morfologia; il m.c.m. per
insiemi numerici,...), ma anche di competenze di analisi, di
osservazione, di comprensione (ad es. esercizi sui fondamenti
dell’analisi logica, sulle proprietà delle figure piane).
Il test è stato proposto
a fine maggio e i risultati sono stati comunicati alle famiglie al
momento dell’ iscrizione. Insieme ai risultati del test veniva
indicata anche la necessità di uno studio individuale, per sanare lievi
incertezze, oppure della frequenza di un corso di riequilibrio prima
dell’inizio delle lezioni.
L’informazione agli utenti
Particolare attenzione è
stata prestata alle modalità di presentazione del progetto, ben sapendo
come sia delicata e vitale la fase della condivisione e del
coinvolgimento all’utenza. I dirigenti delle scuole medie sono stati
contattati per spiegare lo scopo del test, escludendo esplicitamente
qualsiasi fine selettivo e sottolineando la logica di servizio offerto
alle famiglie nello spirito della legge 9/99. Non sempre però
l’informazione è arrivata in modo corretto e completo agli insegnanti
e ai genitori: così, se con i colleghi delle scuole medie è stato
possibile, grazie a una serie di contatti personali, chiarire la finalità
dell’intervento, con i genitori l’operazione si è dimostrata più
complessa e la comunicazione non é sempre stata efficace perché molti
elementi ne hanno disturbato la chiarezza: dal timore di selezioni e/o
pregiudizi, allo spaesamento per l’esito infelice dei test rispetto a
buoni giudizi d’esame.
Anche il Collegio docenti,
pur avendo approvato il progetto, ha espresso condivisibili
preoccupazioni circa le conseguenze, a livello psicologico, di eventuali
risultati negativi. Se a questa situazione aggiungiamo il peso dei
problemi economici e di gestione, si comprende come l’intera
operazione sia stata nell’insieme difficile e faticosa. I risultati
però hanno finora premiato la nostra scommessa.
L’attuazione del progetto
I dati del test di maggio
(fig.1) hanno delineato una situazione non inaspettata, ma certo
abbastanza pesante.
Gli studenti, che non
possedevano i prerequisiti e per i quali non si riteneva sufficiente un
ripasso individuale, sono stati divisi a seconda delle difficoltà in
gruppi di circa 12 unità.
I corsi, consistenti in
moduli di 12 ore con un compito estremamente definito e limitato, sono
stati tenuti all’inizio di settembre da docenti del biennio e del
triennio. La partecipazione degli studenti è stata seria, attenta,
disponibile anche al lavoro domestico: probabilmente di fronte ad una
esigenza esplicitata e presentata come propedeutica al successo
nell’immediato futuro, la motivazione degli studenti si è rafforzata.
Durante le lezioni, pur
insistendo sui contenuti minimi, indispensabili per un positivo primo
approccio ai nuovi programmi, i docenti hanno lavorato sulle competenze
mirando alla metacognizione. Infatti solo stimolando una consapevole
comprensione delle logiche interne che presiedono all’organizzazione
dei contenuti - dimenticati ed ora richiamati alla memoria - è
possibile sperare in un duratura acquisizione degli stessi.
Alla fine dei corsi è
stato proposto un test conclusivo confrontabile con quello iniziale. I
risultati sono stati decisamente soddisfacenti: la soglia della
sufficienza è stata raggiunta da un numero elevatissimo di studenti e
hanno migliorato notevolmente le loro performances anche studenti i cui
risultati sono rimasti insufficienti. Solo pochissimi ragazzi non hanno
ottenuto miglioramenti significativi. (fig.2)
Insieme ai corsi di
italiano e di matematica è stato attivato anche un corso di inglese per
principianti. È durato 20 ore ed è proseguito poi, nel primo mese di
scuola, con l’inserimento di studenti che, pur avendo già studiato la
lingua inglese, non avevano superato il test d’ingresso. In tale test
alcuni dei principianti hanno potuto dimostrare l’acquisizione di
buona parte delle conoscenze di base (fig. 3).
Il successo del progetto
A nostro parere il motivo
del successo di questi corsi di riequilibrio va individuato, oltre che
nella spinta motivazionale sopra indicata, in altri tre elementi:
-
il limitato numero di studenti, con i quali era
facile stabilire un rapporto che permetteva di scoprire e risolvere
difficoltà individuali;
-
la delimitazione del compito e l’insistenza su
pochi concetti forti;
-
il fatto che gli studenti dovessero tenere sotto
controllo solo due materie al massimo.
Se sarà confermata dai
dati successivi, tale conclusione potrà costituire un significativo
suggerimento da trasferire nella didattica quotidiana, nella forma di
accorpamenti disciplinari, o di insegnamento differenziato per gruppi .
Agli insegnanti di classe
è stato infine affidato il compito di monitorare l’evoluzione
dell’apprendimento degli studenti, dei quali sono finalmente
disponibili numerose informazioni, sia di tipo scolastico sia di
interessi personali. È stato infatti creato, per ogni studente, un
dossier che mette in luce punti di forza e di debolezza, permettendo di
seguire il suo percorso. I dati raccolti costituiscono un archivio utile
per l’analisi e la valutazione dei diversi progetti di
recupero-riequilibrio.
Riflessioni sull’esperienza
Certo non è ancora
possibile valutare la portata del recupero sulla lunga distanza, ma
l’esperienza fatta mirava soprattutto a risvegliare delle conoscenze
assopite, e non certo a far acquisire competenze nuove. Mirava a dare a
tutti gli studenti una chance in più per non partire con il piede
sbagliato, con il carico di frustrazione che ciò provoca rispetto
all’entusiasmo e alla passione con cui solitamente si inizia la scuola
superiore. La riflessione sull’esperienza è ancora in corso: non sono
ancora disponibili, infatti, le rilevazioni sulla condivisione
dell’operazione da parte dei colleghi delle medie e degli utenti. Però
la positività del risultato, nonostante il costo elevato, ci ha spinto
a riproporre, con le necessarie variazioni, il progetto per l’anno
prossimo. Contemporaneamente è stato avviato un lavoro di raccordo con
le scuole medie, i cui insegnanti, a conoscenza dei risultati degli
allievi, hanno deciso di collaborare alla produzione di moduli di
raccordo su alcune aree disciplinari, così da fornire agli studenti
percorsi didattici indirizzati verso le scuole scelte. In tal modo, con
minori fatiche, gli studenti potranno riprendere con i propri insegnanti
gli elementi che costituiscono i prerequisiti fondamentali, potranno
incontrare nel corso della terza media alcuni degli insegnanti del
liceo, seguire qualche lezione sperimentando metodologie di lavoro
diverse e arrivando così ad una scelta più consapevole.
* docenti al Liceo
Scientifico “A. Tosi” di Busto Arsizio (VA)
L’attuale programma
impedisce di svolgere in modo adeguato il tema di storia dell’esame di
stato.
Il problema in questo caso
è reale e deriva da un atteggiamento (almeno finora) profondamente
contraddittorio del Ministero, che da una parte nei corsi postqualifica
richiede per decreto di svolgere un programma di storia settoriale,
dall’altra per la prima prova scritta dell’esame di stato insiste
nel proporre una traccia storica di tipo tradizionale, che gli studenti
del professionale avrebbero tutto il diritto di non svolgere. Per
sdrammatizzare, tuttavia, possiamo ricordare che prima del 1997 e
all’esame di maturità di vecchio tipo (quindi con 4 opzioni soltanto,
in luogo delle attuali 8) la percentuale degli studenti che svolgeva la
traccia di storia si aggirava intorno al 7,5% del totale, la metà circa
nei professionali.
Una ultima nota, di ordine
diverso, riguardo la presunta irrilevanza del problema del monoennio,
ossia dell’autonomia del triennio di qualifica con diploma finale, in
quanto (a) “nel futuro sistema scolastico l’esame di qualifica
scomparirà” e (b) “statisticamente, la quasi totalità degli
studenti prosegue gli studi fino all’esame di stato”.
Per quanto riguarda la
motivazione (a), le uniche fonti a cui rifarsi sono la legge Berlinguer
sul riordino dei cicli, attualmente sospesa, nonché il recente
documento della commissione Bertagna. In nessuno dei due casi si
prospetta un’abolizione del corso breve di qualifica, che anzi nella
bozza Bertagna appare rafforzato. L’enunciato (b) può avere un
qualche fondamento in alcuni indirizzi del professionale
(economico-aziendale, servizi sociali), molto meno in altri (meccanico,
alberghiero), e di conseguenza non può essere generalizzata. E anche
nel primo caso, si applica solo a coloro che hanno superato la
perdurante e fortissima selezione dei primi tre anni, alla quale non
pare che l’insegnamento della storia abbia mai cercato di porre
costruttivamente rimedio. Una ulteriore dimostrazione del fatto che le
osservazioni riguardanti la presunta nocività della nuova impostazione
non sono suffragate da alcun dato fattuale, tranne quello
dell’evidente disagio degli insegnanti di fronte a una proposta della
quale non riescono a cogliere il senso.
*Irre Toscana
N.B. L’articolo compare
anche sull’ultimo numero del Bollettino di Clio ’92, indirizzo
e-mail:
cliomail@tin.it.
Sito
Web: http://www.cadnet.marche.it/clio92/
Indirizzo
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