Istruzione e formazione
Un
passo oltre
Come offrire un percorso integrato
salvaguardando la funzione formativa
dell’istruzione statale
di Isabella Pellicanò
In tempi in cui si propone l’abolizione dell’elevamento
dell’obbligo scolastico e vengono ricacciate indietro esperienze
formative di grande proponiamo un percorso in attesa di validazione
progettato dai docenti dell’Ipsscts Oriani-Mazzini e il Capac 2, un
centro di formazione professionale del territorio milanese.
La nuova proposta di riforma ha posto in primo piano la
questione della certificazione di competenze per quegli allievi che,
avendo scelto l’istruzione professionale, corrono il rischio di non
vedersi riconosciuti crediti spendibili a livello regionale, sia
nell’ambito della formazione, sia in quello del pubblico impiego.
Basti pensare ai gravissimi problemi nell’ambito dei servizi sociali,
in Regione Lombardia. Tralasciamo ogni considerazione su come sia
possibile che una Regione non riconosca un titolo di studi conferito da
una scuola di Stato e focalizziamo allora il vero problema che consiste
nel fatto che non vi è alcun riconoscimento di crediti formativi e che
le due istituzioni operano in maniera del tutto non coordinata, se non
contrastante. Per aggirare il problema, d’intesa con un centro di
formazione professionale e all’interno di un progetto comunque
elaborato dalla Provincia di Milano, i docenti dell’Oriani-Mazzini
stanno progettando alcuni moduli di tipo professionalizzante, da
proporre agli allievi che si iscrivono per l’anno scolastico 2002-2003
e che hanno la durata di un triennio.
Il
punto di partenza è la riflessione sulla validità del percorso di
orientamento in atto ormai da un triennio e che è stato adeguato, nel
tempo, ai bisogni via via differenti dell’utenza. I percorsi
flessibili consentono in realtà di essere proposti sia in toto, che in
moduli differenziati anche a seconda dell’utenza delle singole classi.
Se, per esempio, in una classe è piuttosto elevato a inizio d’anno il
numero di allievi che richiedono un’uscita a breve dalla scuola, si
cercherà di prolungare e di individualizzare, per quanto possibile, il
modulo di rimotivazione. Con il passar del tempo ci si è accorti che
lavorando sulla motivazione e poi sul bilancio di competenze, molti
allievi hanno acquistato un maggior grado di consapevolezza di sé e in
seguito hanno sviluppato un miglior grado di integrazione, fino a
rinunciare al loro proposito iniziale. In una classe, invece, di
recente, si è tentato un tutoring a piccolo gruppo, volto al
rafforzamento di competenze inerenti il metodo di studio e le abilità
di comunicazione, ottenendo risultati insperati. Inoltre, con il passare
degli anni, ci si è accorti che molti allievi hanno una visione
distorta dei corsi di formazione e al momento dello stage si trovavano a
rifiutare le proposte che pure erano partite da loro precise richieste.
Alla
luce di quest’esperienza e della necessità di certificare competenze
spendibili immediatamente, si è pensato di dedicare un pacchetto
annuale del progetto integrato e per la durata del triennio, alla
costruzione di moduli di orientamento alla professionalità, una sorta
di anticipazione dei percorsi integrati del biennio finale. Quali
risultati si spera di ottenere è abbastanza ovvio: un avvicinamento
alle problematiche del lavoro in un’ottica generale il primo anno e
poi più specifica a partire dal secondo, proprio per avvicinare i
ragazzi alla costruzione di un proprio, individuale percorso che
contenga anche un progetto di vita e offra prospettive concrete.
Si
tratta quindi di proporre una sorta di osmosi tra il mondo della scuola
statale, proteso alla forma-
zione
della persona e della cultura generale e il mondo della formazione che
è invece più proteso alla immediata valorizzazione delle competenze
tecniche spendibili nell’immediato nel mondo del lavoro.
Ci
sembra questa una proposta interessante che viene a superare i limiti
imposti sia dal vecchio sistema, che proponeva solo dopo la qualifica i
percorsi professionalizzanti, sia la nuova proposta del governo, che
ricaccerebbe indietro l’istruzione professionale facendone un inutile
doppione di quella regionale.
Il
progetto prevede una nuova organizzazione delle ore con la possibilità
di certificare il percorso annualmente, fino a far ottenere agli allievi
una qualifica di primo livello al termine della terza classe. Così
facendo si possono ottenere due risultati importanti:
1.
una prima professionalizzazione per quegli allievi che non
intendono proseguire il percorso di studi;
2.
un precoce avvio di costruzione di un percorso formativo
professionalizzante, che può consentire il conseguimento a pieno titolo
della qualifica di secondo livello alla fine della classe quinta.
Il
Capac 2 offre la propria disponibilità a fornire a tutte le classi
prime dell’indirizzo aziendale-turistico un congruo numero di ore per
il conseguimento della certificazione, utilizzando, a questo proposito,
i fondi provinciali previsti dalla circolare che stabilisce le modalità
di esecuzione dei progetti integrati per l’anno scolastico 2002-2003.
Viene
proposta l’apertura di un tavolo di lavoro congiunto per il confronto
dei programmi e la costruzione congiunta del percorso. Sono state
individuate nelle discipline di indirizzo e in alcune discipline di area
comune le materie coinvolte in tale progetto. Si è pensato quindi di
indire alcune riunioni a cui far partecipare gli insegnanti in oggetto
per attuare il confronto entro la fine dell’anno scolastico corrente.
Le qualifiche sono state così individuate:
| TRIENNIO
|
SECONDO
BIENNIO |
|
Addetto
alle vendite
|
Tecnico
del marketing e delle assicurazioni |
| Aiuto
amministrativo paghe e contributi |
Tecnico
gestione paghe e contributi |
| Addetto
alla reception |
Tecnico
reception d’albergo |
Il
progetto non esclude il precedente dedicato all’orientamento, che
viene così proposto:
-
I
modulo: conoscenza di sé – accoglienza;
-
II
modulo: laboratorio c/o CFP per riorientamento;
-
III
modulo: piccolo modulo di bilancio delle competenze.
In
tale maniera vengono preservate alcune attività particolarmente utili
agli allievi ai fini della conoscenza di sé e dell’orientamento.
Per
il settore sociale, come già si è rilevato in precedenza, va fatto un
discorso a parte, tenendo conto del tipo di qualifica regionale
corrispondente all’operatore dei servizi sociali. Ci è sembrato più
realistico cominciare a prendere contatto con quei CFP come ad esempio
l’ANFFAS, che per propria vocazione operano da sempre nel settore dei
servizi. Si tratta così di poter esperire una forma di collaborazione
finalizzata alla progettazione di stage in questo settore, e che tenga
conto della possibilità di far svolgere agli allievi lo stage di terza
nel proprio centro, a contatto con la realtà dei disabili e del
sostegno agli individui in difficoltà. Presumibilmente tale tipo di
esperienza può offrire la misura della prospettiva occupazionale dei
nostri allievi non in possesso di certificazioni specifiche e può
quindi consentire la progettazione di percorsi del tutto realistici e
ben configurati nella realtà territoriale.
Come
si può vedere, è solo attraverso il confronto con la realtà dei CFP,
senza inutili “gelosie” improduttive, che si può giungere
all’elaborazione di percorsi che abbiano una seria valenza formativa,
che tengano nella dovuta considerazione i bisogni della nuova utenza,
sempre più emarginata e costituita da esclusi, tanto da far ricordare
la scuola degli anni cinquanta. Per poterci opporre in modo credibile ai
progetti di restaurazione della scuola è necessario dar fondo a tutta
la nostra creatività e alla nostra elasticità, la sclerosi del sistema
va combattuta con innovazioni dall’interno, negli spazi che pur
esistono e che vanno difesi e trasformati in punti di forza del nostro
settore.
Invitiamo
tutti i colleghi che in questo periodo stanno progettando i percorsi
integrati di orientamento a volerci inviare materiali e spunti per
consentirci di darne la dovuta pubblicità, anche attraverso il nostro
sito, e fornire così occasioni di dibattito e di confronto a tutti.
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