HOME.GIF (399 byte)
 

L’intervista

Scuola e disagio:  a chi rivolgersi per le situazioni più difficili?

Intervista alle responsabili dell’Ufficio Scuole del Centro Ausiliario per i problemi Minorili di Milano

a cura di Giuliana Cavallo-Guzzo

 

Il CAM, Centro Ausiliario per i problemi Minorili, è un’associazione di volontariato nata nel 1972 per aiutare i minori in difficoltà segnalati al Tribunale dei Minori di Milano: la sua sede è in Via Leopardi 19 e 21, proprio di fronte al Tribunale, ed ha un Ufficio Legale che offre patrocinio gratuito, un Ufficio Affidi che si preoccupa di trovare una sistemazione per i minori che non possono restare nella propria famiglia, e un Ufficio Borse Lavoro, che offre la possibilità di un inserimento lavorativo a minorenni in difficoltà. Nel 1993 è nato anche l’Ufficio Scuole, fortemente voluto dalla Procura per dare un sostegno alle scuole nella prevenzione, nell’individuazione e nella segnalazione delle situazioni di disagio. Come tutor delle classi prime all’IPSAR “Carlo Porta” mi sono rivolta alle responsabili del CAM, la dottoressa Virno e la professoressa Vicinanza, per avere indicazioni pratiche sul mio lavoro: ne è scaturito un colloquio molto interessante e ricco di consigli utili ai lettori di pragma, da sempre attenti non solo al sapere ma anche al saper essere degli studenti e spesso impegnati, come docenti, in scuole dove il disagio è abbastanza diffuso.

In quali direzioni si sviluppa il lavoro del CAM?

In primo luogo nella prevenzione, con interventi nelle scuole rivolti sia agli insegnanti sia ai Dirigenti Scolastici: negli anni, abbiamo notato che il disagio tende a manifestarsi sempre più precocemente, tanto che ci troviamo oggi a collaborare anche con le Scuole materne. Un altro ambito molto importante è quello della consulenza alle scuole su come interpretare i sintomi di disagio e come gestire casi specifici. A tale scopo da tre anni l’Ufficio organizza corsi nelle scuole di Milano, e, da quest’anno, anche nell’hinterland.

In genere, nei confronti del Tribunale dei Minori si registra la convinzione che si debba occupare solo di situazioni molto gravi, e quasi sempre con una funzione repressiva; si tende a pensarlo pertanto come un’istituzione con cui la scuola deve aver poco a che fare. In che misura invece è possibile una collaborazione?

Purtroppo molte persone, anche nel mondo della scuola, ignorano gran parte del lavoro svolto dal Tribunale dei Minori e ne conoscono solo gli aspetti più eclatanti, quelli che apprendono dai giornali. In realtà, invece, per la maggior parte delle segnalazioni, il Tribunale interviene semplicemente sensibilizzando le famiglie sulle problematiche del minore, aiutandole ed affiancandole nel loro compito educativo. Gli insegnanti che notano segnali di disagio persistenti in un alunno e che, dopo aver coinvolto la famiglia, non riescono a sbloccare la situazione, hanno il dovere, in quanto pubblici ufficiali, in base alla legge 184 del 1983, di segnalare il caso al proprio Dirigente Scolastico e di valutare insieme a lui l’opportunità di una segnalazione alla Procura.

Concretamente, attraverso quali canali avviene il contatto e quali sono i tempi per avere una risposta?

Le scuole possono telefonare al CAM Ufficio Scuole dal Lunedì al Venerdì dalle 9.30 alle 12.30 (Tel. 02 4816934) per esporre i loro casi: dopo questo primo contatto, l’Ufficio scuole si preoccupa di controllare in Tribunale se vi sono fascicoli aperti presso la Procura o decreti del Tribunale relativi ai minori segnalati; se ci sono, comunica le notizie alle scuole e consiglia, se è il caso, di integrare le notizie già in possesso della Procura o del Tribunale con una relazione della scuola. Se non c’è niente, l’Ufficio consiglia le scuole su come effettuare la segnalazione alla Procura, che può essere inviata via fax accelerando i tempi. Una copia della segnalazione deve essere sempre inviata anche al CAM, che potrà così anche in seguito fungere da tramite con le scuole informandole sui successivi sviluppi.

Come procede poi la Procura?

La Procura vaglia il caso e lo passa al giudice delegato del Tribunale dei Minori. Questi incarica i servizi sociali di svolgere degli accertamenti e di relazionare su quanto hanno raccolto. Se emergono difficoltà da parte della famiglia a seguire in modo efficace la crescita del ragazzo, vengono disposte iniziative di sostegno economico o psicologico o educativo di breve, media o lunga durata, secondo le necessità. Quando la situazione è particolarmente seria si può disporre l’affidamento ai servizi sociali o addirittura l’allontanamento dal nucleo familiare per un periodo più o meno lungo.

Chi vigila poi sull’operato dei vari servizi e ne coordina l’azione a favore del minore e del suo nucleo familiare?

In genere i decreti del Tribunale contengono anche indicazioni in merito alle modalità con cui i servizi devono riferire al Tribunale sulla situazione del minore loro affidato.

Questo aspetto rappresenta, però, il punctum dolens di tutta la questione: credo si possa affermare che i servizi per la famiglia, a Milano e provincia, sono oberati di lavoro, con un organico spesso inferiore alle esigenze, al punto che anche casi per cui ormai da mesi c’è un decreto definitivo di affidamento ai servizi sociali non sono stati ancora presi in carico. Cosa possono fare in questo caso le scuole, che si trovano ad affrontare la pesante quotidianità di gestire questi minori senza aiuti dall’esterno, e anzi spesso non vengono neppure informate delle situazioni in tutta la loro gravità in nome di una presunta e, diciamolo pure, discutibile tutela della privacy?

Effettivamente la situazione non è rosea: è importante perciò che si operi il più possibile uniti per non disperdere energie e risorse, nel rispetto dei compiti di ciascuno: le scuole non sono i servizi, e non possono sostituirsi ad essi, ma possono sollecitarne l’intervento proprio perché hanno quotidianamente sotto gli occhi il minore e i suoi problemi; se la situazione non si sblocca, possono segnalare la questione al Tribunale e al CAM che a loro volta si attiveranno in tal senso. Per quanto riguarda il diritto alla riservatezza, esso va certamente tutelato, ma rispettando al contempo l’esigenza degli educatori di avere le notizie necessarie per impostare un intervento educativo corretto. Non possiamo pensare che siano le famiglie in difficoltà a segnalare la loro situazione agli insegnanti. Nel passaggio alla scuola superiore, ad esempio, spetta alle scuole medie il compito di trasmettere, con la dovuta riservatezza, alle scuole superiori le notizie sui minori seguiti dal Tribunale e dai servizi. Parimenti, i servizi dovrebbero aggiornare periodicamente le scuole sui minori loro affidati: anche in questo caso, non è importante che la scuola conosca tutta la storia - spesso dolorosa e complessa - di un nucleo familiare; è sufficiente che abbia le notizie indispensabili per operare efficacemente nell’ambito che le compete e promuovere il successo formativo anche degli allievi più svantaggiati.

Vi risulta che esistano centri analoghi al vostro presso altri Tribunali per i Minori? A chi ci si può rivolgere per contattarli?

A Genova esiste l’ALPIM (Viale IV Novembre 4, tel 010 583476), che svolge un compito analogo a quello del CAM. In altre città esistono organizzazioni di volontariato, mentre su tutto il territorio nazionale esistono i Tribunali per i Minori, ai quali le scuole possono rivolgersi per segnalazioni riguardanti situazioni di disagio.