SAPERI E DISCIPLINE
Linguaggi
Multimediali e Non Verbali
Una
sfida per i docenti
edi Maria Bernadetta
Bottini e Luisa Tosi*
Nell’anno scolastico 1999-2000 vengono proposti agli
alunni del liceo scientifico “Tosi” corsi pomeridiani di informatica
articolati in 8 moduli: la risposta è buona. Contemporaneamente
un’indagine nelle classi prime rileva che il 70 % degli iscritti ha
conoscenze più o meno approfondite di Windows e di alcuni pacchetti
Office, oltre che di software didattici come, ad esempio, Cabrì Geomètre.
La commissione multimedialità, analizzati i dati raccolti,
ritiene che non sia sufficiente insegnare agli studenti l’uso di
pacchetti applicativi, ma che compito della scuola sia sistematizzare le
conoscenze già presenti e far crescere competenze nel campo della
comunicazione multimediale e non verbale. Elabora quindi un progetto
biennale approvato, non senza riserve, dal collegio docenti.
Il
progetto
Nell’anno scolastico 2000/2001 viene introdotta in tutte
le classi prime la nuova disciplina biennale LMNV (Linguaggi
Multimediali Non Verbali), con le seguenti finalità:
-
condurre gli studenti ad un utilizzo consapevole e
finalizzato dei mezzi e dei modi del comunicare e dell’operare
attraverso le nuove tecnologie;
-
rendere gli studenti autonomi nella scelta, dei mezzi
multimediali e non, e delle forme più opportune per comunicare;
-
condurre gli studenti alla consapevolezza delle ricadute che
le nuove tecnologie hanno sia sui processi dell’apprendimento sia
nel campo umano e sociale;
L’insegnamento della nuova disciplina, che sarà oggetto
di valutazione quadrimestrale, prevede una media di 2 ore settimanali
per un totale di 66 ore annuali, 33 delle quali da svolgere in
compresenza; il monte ore annuo delle classi non viene però modificato
e le 66 ore di LMNV sono ricavate mediante una riduzione proporzionale
dell’orario di tutte le altre, come si può vedere nelle tabelle
sotto.
Secondo il progetto, l’insegnante di LMNV “deve
possedere una cultura tecnologica e competenze specifiche nell’ambito
multimediale e saper utilizzare gli strumenti propri della disciplina,
in particolare quelli informatici, nella consapevolezza delle
implicazioni che essi hanno per lo sviluppo cognitivo e per le relazioni
interpersonali. …”
Vengono articolati cinque moduli da realizzarsi parte in
prima e parte in seconda:
Modulo 0: Cenni sulla struttura degli strumenti multimediali
che si intendono utilizzare per lo sviluppo del progetto.
Modulo 1: L’informazione come risorsa, la sua
rappresentazione e la sua gestione.
Modulo 2: La comunicazione.
Modulo 3: Dal testo all’ipertesto.
Modulo 4: Organizzazione, consultazione e produzione di
banche dati.
La
realizzazione del progetto
Quando, a settembre del 2000, il progetto parte gli
insegnanti di matematica del biennio sono titolari di LMNV, mentre la
codocenza è affidata agli insegnanti di lettere o di inglese. La scelta
è obbligata, infatti non sono molti gli insegnanti che hanno sia le
competenze richieste dal progetto, sia le ore a disposizione per il
completamento cattedra .
L’équipe di progetto, composta dagli insegnanti titolari
e dai codocenti, attua questo modello organizzativo: gli insegnanti di
matematica si fanno carico di sviluppare in 33 ore l’aspetto
informatico, la parte di addestramento alle macchine ed al software; gli
insegnanti dell’area linguistica si occupano del tema della
comunicazione e della progettazione/ricerca di materiali per la
realizzazione di presentazioni.
Nel primo anno si insegna agli alunni l’uso di Windows, e
di pacchetti applicativi come Word e Power Point; nel secondo anno
vengono trattati pacchetti indirizzati alla gestione di dati come Excel
ed Access o alla creazione di ipertesti/pagine Web, come FrontPage. Le
ore di compresenza sono utilizzate per la realizzazione di prodotti
quali: presentazioni di argomenti storici, gestione di relazioni
scientifiche, carte d’identità virtuali (queste ultime realizzate in
inglese).
I
problemi e le difficoltà
Uno dei problemi più gravi provocati è stato il continuo
cambiamento dell’orario. Il progetto prevedeva: “I consigli di
classe…, all’inizio del mese di settembre 2000, deliberano in merito
alla distribuzione oraria del monte ore annuo; si suggerisce una
concentrazione delle 33 ore dell’insegnante di LMNV nel primo periodo
dell’anno…”.
In realtà i suggerimenti sono stati accolti parzialmente e
ognuno dei nove consigli di classe ha deciso la distribuzione del monte
ore, delle relative compresenze ed anche dei decrementi, a propria
discrezione. L’orario cambiava settimanalmente!
Per poterlo meglio gestire, si è pensato, nel secondo anno,
di ridurre drasticamente le ore di compresenza, che l’esperienza aveva
dimostrato essere spesso poco utili e didatticamente poco produttive, ma
il disagio è stato solo parzialmente attenuato. Ciò ha creato non poco
scontento tra i colleghi, soprattutto tra quelli che, non partecipando
direttamente al progetto, ne vedevano solo l’aspetto negativo.
Un altro disagio, soprattutto per i colleghi che hanno
realizzato il progetto, è stato quello di dover investire molte risorse
per l’aggiornamento, con scarsi vantaggi economici; soprattutto gli
insegnanti di matematica hanno dovuto studiare pacchetti applicativi,
hanno dovuto “inventare” nuovi metodi per la valutazione
individuale, di gruppo, su aspetti pratici, teorici….. e hanno dovuto
creare strumenti, come tabelle per la valutazione di presentazioni e
ipertesti da un punto di vista tecnico.
La cosa più difficile però è stata coordinare il lavoro
di insegnanti di discipline diverse. Il carattere trasversale e
interdisciplinare di LMNV richiede proprio che gli insegnanti si
coordinino per lavorare insieme a proposte realizzabili. Proprio per
questo sono stati importanti gli interventi di codocenza e di
compresenza degli insegnanti dell’area linguistica e scientifica.
Il dipartimento di lettere ha vissuto con una certa
difficoltà l’inserimento di LMNV nel curricolo, per diversi motivi:
la legittima diffidenza ad affrontare un insegnamento per il quale non
ci si sente adeguatamente preparati, la realizzazione di compresenze
delle quali scarsa è l’esperienza, il diffuso timore per la
“macchina” e per la gestione del laboratorio. Soprattutto però
c’erano (e ci sono) forti dubbi sul fatto che i Linguaggi siano
effettivamente una disciplina e non piuttosto una “tecnica” da
apprendere e trasferire, anche per la valutazione, all’interno di
altre discipline.
Se le prime incertezze sono state in gran parte superate, il
problema dello statuto epistemologico della disciplina LMNV si è
probabilmente aggravato.
Qualche
esperienza didattica
Come già detto, spesso i ragazzi sanno già usare programmi
come Word e Power Point, ma in maniera “ingenua”. Non si tratta
quindi solo di fornire una strumentazione più raffinata, ma di
insegnare ad usare “consapevolmente” e secondo standard definiti le
grandi potenzialità del programma. È necessario far riflettere gli
studenti sulle forme di comunicazione, in relazione al medium e al
destinatario, e far emergere gli elementi centrali nella codificazione e
decodificazione di un messaggio.
Gli strumenti di Word permettono di insegnare a correggere
un testo, (cosa che nessuno studente fa mai nello scritto!), a
strutturare l’argomentazione con paragrafi, a rappresentare
graficamente mappe e schemi, a impaginare secondo i criteri di stampa e,
soprattutto a scegliere opportunamente il significante in modo
funzionale al significato e coerente con il contesto comunicativo .
Power Point ha l’enorme vantaggio di costringere a
sintetizzare, isolare parole chiave e frasi significative, ordinare
logicamente l’esposizione; serve per far cogliere la differenza tra
materiali di supporto all’esposizione e esposizione vera e propria.
Tutti siamo consapevoli dell’utilità didattica della
produzione di un ipertesto, in particolare nella fase di progettazione.
Essa infatti costringe i ragazzi a pensare un percorso concettuale e
contemporaneamente operativo, realizzabile con vincoli di programma, di
tempo, di soldi. La progettazione di un ipertesto, in particolare se si
tratta di un lavoro condiviso con la classe, richiede tempo e impegno
notevolissimi, ma in compenso permette di sviluppare capacità di
selezione, collegamento, integrazione, costruzione e dimensionamento di
una rete di rimandi; obbliga a collaborare con altri soggetti (compagni,
insegnanti), a fare i conti con vincoli esterni, a rispettare un
progetto.
Due
esempi di compresenza
La compresenza ha funzionato quando i docenti appartenevano
ad aree disciplinari molto diverse (umanistica e scientifica) e quando
il consiglio di classe aveva ben integrato l’attività all’interno
di un percorso didattico.
Il primo esempio riguarda la realizzazione della relazione
di laboratorio di biologia in prima. Gli insegnanti di italiano e
scienze hanno dapprima fatto scegliere agli studenti gli strumenti di
Word più utili per tale specifica forma testuale, individuando ambiti
di uso e motivazione delle scelte di formattazione (tipo di carattere,
uso dei vari tipi di elenco, uso delle note, delle tabelle, dei grafici,
inserimento di disegni...) così da definire, insieme e consapevolmente,
un “modello“ per la scrittura della relazione. Successivamente tutti
i lavori su un argomento sono stati collegati in una forma ipertestuale
a partire dalla mappa dei concetti: il prodotto, che doveva rispettare i
vincoli dati ed insieme dimostrare abilità e personalità nell’uso di
essi, è quindi stato valutato sia in italiano, sia in scienze, sia in
LMNV.
Il secondo esempio riguarda una compresenza di storia e
matematica.
Gli studenti hanno ricercato in Internet una serie di dati
sulla variazione dei prezzi di generi di consumo negli ultimi decenni:
usando Excel hanno rielaborato questi dati creando grafici di vario tipo
per una serie diversa di osservazioni. Si è poi passati a ragionare sul
concetto di inflazione: si sono costruiti grafici, mentre con Internet
si sono ricercate le possibili cause de fenomeno. Il lavoro si è
concluso con una discussione che ha permesso di chiarire i concetti, a
partire dalle elaborazioni dei dati fatte dagli studenti e dalle loro
osservazioni sugli elementi storico-politici individuati. Le competenze
acquisite sono poi state positivamente trasferite in un lavoro di storia
antica (l’inflazione ai tempi di Diocleziano).
Aspetti
positivi
Il progetto, ormai in dirittura d’ arrivo, presenta
diversi aspetti positivi.
I lavori che gli alunni devono realizzare vengono sempre
sviluppati e svolti in gruppi di 3, 4 ragazzi che devono gestire
correttamente tutto il percorso, tenendo conto delle risorse dei
compagni, dei loro ritmi, delle loro esigenze.
La scarsità di tempo per la spiegazione e l’apprendimento
dei pacchetti software in classe, ha stimolato gli alunni a ricercare e
approfondire le conoscenze su hardware e software: in alcuni casi, si è
visto l’utilizzo di strumenti che sono stati frutto di approfondimenti
personali.
In diversi consigli di classe, le competenze acquisite in
LMNV sono state utilizzate trasversalmente coinvolgendo anche insegnanti
che non avrebbero mai pensato di utilizzare nell’insegnamento della
propria disciplina la multimedialità.
Decisamente cambia, in laboratorio, il rapporto tra
insegnante e alunno; l’insegnante non solo scende fisicamente dalla
cattedra, ma letteralmente si siede a fianco degli alunni per cercare
insieme soluzioni a problemi, consultando da pari manuali, help…..,
condividendo le proprie conoscenze e competenze.
E questo è forse un modello di insegnamento più adatto
alle nuove generazioni.
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docenti al liceo scientifico “A.Tosi” Busto Arsizio (VA)
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